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Como, dalle parole di Roberts al lavoro sul campo: il futuro è sempre più luminoso… e italiano

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Osian Roberts Como

Como, le parole di Osian Roberts aprono ad un futuro… italiano

Il modello Como è destinato a fare scuola nel panorama calcistico italiano: non solo per l’ascesa verticale e a ritmi spaventosi dalla Serie C alla Champions League. I lariani infatti stanno implementando un modello di crescita e valorizzazione che porterà inevitabilmente ad un vivaio sempre più italiano e incisivo nel futuro della prima squadra. A confermarlo è stato Osian Roberts, responsabile del settore giovanile, in un’intervista al Corriere della Sera.

Un indizio all’Italia

Le parole di Osian roberts non sono mai banali, e riecheggiano come un monito che qualcun’altro dovrebbe raccogliere. “Noi pensiamo al Como. Poi se così facendo aiutiamo il calcio italiano, tanto meglio. Vogliamo fare un calcio creativo, propositivo, senza pensare solo al risultato: perché un allenatore dell’U15 dovrebbe perdere il posto per una sconfitta? Noi valutiamo la prestazione, Fabregas non chiede mai i risultati ma guarda tante partite dei ragazzi“.

In più, il responsabile del settore giovanile ha sottolineato l’impegno preso dal Como nel costruire uno scheletro di italiani futuribili in ottica prima squadra: “La nostra sfida è creare un nucleo di italiani che possa giocare un giorno in prima squadra”. E gli investimenti fatti negli ultimi due anni vanno in questa direzione: dal mercato sono arrivati Alessio Baralla (2008), Lorenzo Bonsignori (2007), Davide Zamagni (2007), Kevin Fustini (2009) e Leonardo Casati (2009), oltre a Mattia Liberali che è già stato integrato nel gruppo di Fabregas. Infine, questa stagione servirà a certificare anche la crescita di talenti costruiti all’interno del vivaio lariano, come Samuele Pisati (2009), Cristiano De Paoli (2008), Matteo Albini (2009) e Riccardo Cassano (2009).

Paura di responsabilizzare i giovani? No, grazie

Un altro tema che acquista centralità nella discussione è la responsabilizzazione dei giovani. Un procedimento graduale, che solo attraverso l’esperienza diretta sul campo può trovare attuazione. Roberts utilizza l’esempio di una partita recente dell’Under 17 del Como: “Uno dei nostri attaccanti più forti non riusciva a trovare lo spazio giusto per ricevere il pallone. . Nell’intervallo l’allenatore non gli ha dato la soluzione del problema, ma gli ha chiesto come si poterva risolverlo. E il ragazzo ha dovuto sforzarsi di pensare alla via d’uscita e a metterla in pratica, accentrandosi molto di più. Questa è solo una delle tante situazioni che aiuta a diventare un calciatore pensante.” 

Una definizione non casuale, visto che l’uomo che si siede sulla panchina dei lariani è probabilmente uno dei più grandi pensatori del calcio moderno, sia come allenatore che come giocatore: “È questo l’approccio che vogliamo. Del resto in prima squadra abbiamo un allenatore che a 16 anni lasciava l’Academy del Barcellona per debuttare in Premier…”. Un’ultima frase che non passa inosservata, perché può essere interpretata come una scudisciata verso un campionato che sta cercando di sradicare quel fastidioso pregiudizio sui giovani che ancora ci condiziona. Non a caso, siamo il primo tra i top 5 campionati europei per impiego di stranieri con circa il 71% di giocatori non italiani in campo.

Il “metodo del tetto”

Dietro le quinte, il Como ha una macchina organizzativa gigantesca, che ha permesso la scalata impressionante dai dilettanti alla massima competizione europea in circa 9 anni. L’ingranaggio più determinante, quel tassello capace di tradurre le idee in sostanza, è proprio Osian Roberts. È lui la mente dietro il così detto “metodo del tetto“. I lariani infatti hanno ribaltato totalmente il paradigma della crescita: non si parte dalle fondamenta, ma dal tetto, ovvero dalla prima squadra. 

Una volta stabilizzata questa, i lagunari si sono mossi per creare una base strutturale di livello: gli investimenti nel settore giovanile, tutti successivi all’opera massiccia di rafforzamento della squadra da consegnare a Fabregas, ne sono la prova. E con questo modus operandi, il Como si ritrova ora a poter contare anche sulla Champions League per massimizzare le entrate, da destinare presumibilmente a tutto l’ecosistema di cui ora fa parte un’Under 20 che è approdata nel 2026 in Primavera 1.

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