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ESCLUSIVA – I riflettori della Serie A su Cissè, Dalla Costa: “Già al Giorgione capimmo che era metallo prezioso”

Fabio Dalla Costa racconta le origini di Alphadjo Cissè: il Giorgione, il passaggio al Verona, l’umiltà e l’esplosione al Milan.

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Alphadjo Cisse

“Era metallo prezioso”. Cissè raccontato da chi lo ha visto crescere, Fabio Dalla Costa

Dalla scoperta sul campo dell’Indomita alla consacrazione ai massimi livelli del calcio italiano e internazionale. Il cammino di Alphadjo Cissè parte da lontano, costruito passo dopo passo attraverso l’umiltà, la dedizione e un talento cristallino che non è mai passato inosservato. A raccontare le origini, la crescita e l’esplosione del giovane talento è Fabio Dalla Costa, per oltre dieci anni alla guida del settore giovanile del Giorgione Calcio. Dalla prima intuizione con la rete scouting di Castelfranco Veneto al passaggio decisivo all’Hellas Verona, fino al brillante avvio con la maglia del Milan, l’ex dirigente ripercorre gli aneddoti fuori dal campo e gli aspetti tecnici che descrivono le qualità umane e calcistiche di Cissè.

L’intervista a Fabio Dalla Costa

Quando e come è arrivato Alphadjo Cissè al settore giovanile del Giorgione?

“L’ho preso da una società parrocchiale storica nei dintorni di Treviso che si chiamava Indomita e l’ho inserito nel gruppo primo anno Esordienti nella SS2017/18 e ceduto da Giovanissimo all’Hellas Verona a fine SS2019/20. Mi era stato segnalato dalla nostra rete scouting che coordinavo essendo alla direzione del SG del Giorgione Calcio 2000 dalla SS2010/11 sino alla SS2022/23”.

C’è stato un momento preciso in cui avete capito di avere tra le mani un talento fuori dal comune?

“Sarei presuntuoso a dire “si, si vedeva che era un fenomeno” era un esordiente quindi con futuro ruolo/prospettiva tutta da definire, però faceva cose che parevano normali ma che per altri compagni erano impensabili”.

Quali erano le sue qualità principali da giovanissimo?

“Alpha era timido un po’ introverso ma in campo era attento, sul pezzo, aveva capacità fuori dal comune di capire cosa doveva fare prima che il pallone arrivasse, le stesse caratteristiche che ha mantenuto a Verona, Catanzaro e Milan”.

Erano già evidenti la struttura fisica, la tecnica o la personalità che sta mostrando oggi?

“Fisicamente e conoscendo i genitori era palese che emergesse, tecnicamente faceva altro sport rispetto agli altri, avevo un dubbio sulla personalità in quanto rideva poco, pareva non divertirsi ma evidentemente si camuffava sapientemente!”

Il Giorgione è da sempre una fucina di talenti riconosciuta. Quale lavoro specifico è stato fatto con Alphadjo per accompagnare la sua crescita senza bruciare le tappe?

“Per le tre stagioni fatte assieme al Giorgione non era concepibile mettere pressione, questo sicuramente lo ha aiutato, ma dentro aveva cose che altri non avevano. Quindi era favorito perché era umile faceva tutto con semplicità”.

Fuori dal campo che ragazzo era Alphadjo durante gli anni delle giovanili?

“Serio, pacato, introverso, apparentemente mai un’uscita fuori luogo. La mamma non ci ha mai chiamati per la scuola o delle uscite fuori dal percorso. Era un ragazzo normale che aveva obbiettivo il calcio senza dimenticare i libri, poi sì, c’era la classica frase “può fare di più”. Gli amici che aveva allora li ha ancora oggi, cosa non secondaria e non scontata”.

Che approccio aveva agli allenamenti e al gruppo?

“Sempre sul pezzo anche nel cambio di ruolo; nello stesso, curioso di apprendere”.

Già da giovanissimo si intuiva la sua capacità di rimanere con i piedi per terra, una dote fondamentale ora che si trova sotto i riflettori della Serie A?

“Sempre umile come la famiglia, questa è una componente che sono sicuro rimarrà, perché è una cosa che non coltivi: o c’è l’hai o no e non è allenabile”.

Al Giorgione in che posizione esprimeva al meglio il suo potenziale?

“Il ruolo che ha ora è lo stesso che aveva al Giorgione, non disdegnava comunque altri ruoli”.

Ha sempre avuto questo senso del gol?

“Lo ha nelle corde da sempre!”

Quando è arrivato il momento di vederlo spiccare il volo verso contesti più ampi, con che spirito avete vissuto quel passaggio?

“Personalmente nella mia gestione Giorgione ne ho ceduti circa 80 a club professionistici, ma posso dire che quanto me lo ha chiesto Margiotta (RSG  Hellas ora a Roma e mio caro amico), avevo già capito che allora trattavasi di “metallo prezioso”.

Avevate la certezza che potesse arrivare fino ai massimi livelli?

“Dopo il primo anno in cui lo sentivo giù con qualche acciacco fisico dovuto alla crescita e poco felice pur non essendo così lontano da casa, qualche dubbio rimaneva. Poi dal secondo anno e vedendolo sempre titolare e Massimo Margiotta che me ne parlava bene, realizzai che il sogno poteva divenire realtà. Poi il debutto con mister Baroni e il primo gol a Catanzaro certificarono il disegno di un futuro da Top”.

L’inizio da sogno al Milan: 2 gol nelle prime 3 partite di Serie A sono un rullino di marcia impressionante. Si aspettava un impatto così immediato e maturo con la maglia rossonera?

“La sua umilità, il fare le cose come al campetto di casa, pensare prima degli altri su cosa fare quando ti arriva la palla… Sì, ti fanno pensare che c’era da aspettarselo, poi c’è il classico allineamento dei pianeti: lui spensierato, mister Amorim che gioca con un modulo adatto, qualche infortunio di qualche compagno e Alpha senza pressione. E poi c’è l’annata 2006 come Antonelli non sarà un caso….”

Dove pensa possa arrivare Alphadjo nei prossimi 2-3 anni?

“Nessuno ha la sfera di cristallo ma se Dio gli darà salute e lui continuerà a non essere influenzato da fattori esterni può ambire ad arrivare tra i primi 10 giocatori in Europa 2006 ed atterrare al campionato più importante al mondo, la Premier League, dove so andrebbe di corsa (e chi non lo farebbe)!”

Vedere un “vostro” ragazzo affermarsi nel massimo campionato di calcio cosa significa per tutto l’ambiente del Giorgione Calcio?

“Purtroppo per colpa di fattori esterni e di governance il Settore Giovanile del Giorgione Calcio 2000 non esiste più: è stato disperso in meno di due stagioni dal mio “esonero”. Ora sono a Treviso con altre prospettive di crescita”.

Qual è il messaggio che la sua storia manda ai giovani che oggi vestono la vostra maglia?

“A prescindere dalla maglia che indossi: crederci sempre, con mentalità ed atteggiamento si può andare lontani e questo a prescindere si parli di sport, di lavoro o scuola. D’altra parte se vuoi qualcosa che non hai mai avuto devi fare cose che non hai mai fatto è storia”.

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