Il calcio dei grandi
Spalletti e gli U19 in Serie A, può essere fattibile? Le statistiche parlano chiaro
Under 19 in Serie A, Spalletti rilancia: è una soluzione applicabile?
L’eliminazione dal terzo mondiale consecutivo riecheggia ancora nella mente e nei cuori di ogni appassionato di calcio. L’Italia è di fronte ad un punto di non ritorno, l’ennesimo nella sua storia recente, e come spesso capita si moltiplicano le idee e gli spunti di riflessione. Uno dei più interessanti vede Luciano Spalletti come protagonista: l’ex tecnico della Nazionale, nella conferenza post partita di Juventus-Genoa, lancia la proposta dell’impiego di almeno un Under 19 per ogni squadra di Serie A, in ogni partita di campionato. Una misura che coinvolgerebbe a cascata ogni ambito del nostro movimento calcistico. Ma è davvero una soluzione determinante per risolvere il problema della scarsa fiducia nei nostri settori giovanili?
Under 19, le criticità di una proposta…ambiziosa
Dietro le parole di Spalletti c’è un contesto da chiarire: proporre, costruire e non distruggere, sembra al momento la strada più auspicabile. Alla base però, deve esserci una conoscenza dell’argomento che vada oltre il semplice approccio quantitativo. Perché l’impiego di un giocatore Under 19 per squadra, comporterebbe un ingresso più facilitato a determinati giovani nel mondo dei grandi, ma determinerebbe una serie di aggiustamenti necessari. L’allenatore della Juventus ritiene infatti che questa misura porti ad anticipare i tempi nel percorso di crescita dei ragazzi, obbligando i club a monitorare in maniera più capillare il panorama dei settori giovanili per permettere il ricambio voluto dalla norma. Un circolo virtuoso, che inserirebbe ogni anno almeno 20 giocatori Under 19 all’interno della Serie A, più altre 3 o 4 alternative per squadra; per un totale di circa 80 nuovi talenti.
Le statistiche però, devono essere accompagnate e interpretate. In primis, c’è da considerare una pericolosa inversione della tendenza in Italia nei confronti del resto d’Europa: proprio le big del nostro campionato, che dovrebbero avere un bacino d’utenza superiore, figurano agli ultimi posti nell’impiego degli Under 19 in Serie A. In Top 5 abbiamo il Parma, l’Udinese e il Genoa, con l’Atalanta come unica eccezione grazie al solo Ahanor. Discorso ancor più inquietante se si allarga l’inquadratura all’impiego riservato ai ragazzi U21: nel 24/25 infatti, la Juventus era la prima italiana con il 18% del minutaggio, ma figurava al quindicesimo posto in Europa; l’altro lato della medaglia invece erano Inter e Napoli (prima e seconda in campionato), a cui si affiancava uno spaventoso 0%.
In sostanza, il problema sembra essere più di natura culturale: non esiste una risposta di sistema se alcune squadre che dovrebbero trainare quel sistema si tolgono dall’equazione.
La qualità è ancora la priorità?
Nel discorso si inserisce un ulteriore tassello da non relegare ai margini: la qualità va sempre preferita alla quantità. Inserire nell’ingranaggio un numero molto maggiore di ragazzi non è sinonimo di un innalzamento automatico del talento a disposizione. Più dell’imposizione a livello normativo quindi, potrebbe essere più efficace uno snellimento nel percorso di crescita dei giovani, che incontra troppi ostacoli in una sorta di “gate keeping” autoimposto dal movimento italiano a sé stesso.
In questa ottica, diventa più centrale un altro tema: quello della difficoltà nell’emergere e nel superare l’ultimo gradino, quello dalla Primavera alla prima squadra. Un passaggio che all’estero diventa quasi una formalità, mentre da noi è sempre più raro. Non a caso, a metà marzo 2026 la Serie A figurava all’ultimo posto tra i top 5 campionati per minuti concessi agli Under 19.
Erano circa 6237 i giri d’orologio a disposizione dei nostri ragazzi, mentre in Premier League erano più di 10.400, in Liga più di 10.700, in Bundesliga più di 15.300 e in Ligue 1 sfondavano il muro dei 23.500. E per dare ulteriore profondità all’analisi, possiamo citare un’altra statistica: quest’anno, tra gli italiani impegnati nelle Nazionali Under 19 e 21, soltanto 21 giocatori sono stati schierati in campionato, di cui solo 8 possono essere definiti titolari o principali alternative nelle rotazioni (Ahanor, Ekhator, Bartesaghi, Palestra, Esposito, Fortini, Ndour e Pisilli). La sintesi di un cambio di passo sempre più urgente, che non passa però dall’obbligo, quanto dalla cultura e dalla propensione al cambiamento.
Luca Ottaviano
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