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Dalla Primavera alla Nazionale: quattro talenti cresciuti nei vivai e diventati campioni azzurri
Chi segue i campionati giovanili conosce bene quella sensazione: vedere un ragazzo di sedici o diciassette anni fare la differenza in Primavera e chiedersi se un giorno arriverà davvero in alto. Oggi le partite dei vivai si seguono anche dallo smartphone, tra risultati in tempo reale, highlights e app scommesse calcio che accompagnano ogni weekend di pallone. Il fascino però è sempre lo stesso: scovare il talento prima che lo scopra il grande pubblico. A volte quell’intuizione si rivela giusta. È il caso di quattro giocatori che dai settori giovanili dei loro club sono arrivati fino al tetto del mondo e dell’Europa con la maglia azzurra.
Mondiale 2006, il vivaio della Roma sul tetto del mondo
Il primo nome non può che essere quello di Francesco Totti. Cresciuto nella Fortitudo e poi nel settore giovanile giallorosso, nel 1993 vince lo scudetto con gli Allievi e in seguito la Coppa Italia con la Primavera di Luciano Spinosi. L’esordio in Serie A arriva il 28 marzo 1993 al Rigamonti. Si gioca Brescia-Roma, finisce 0-2, e Vujadin Boskov lo manda in campo nei minuti finali al posto di Rizzitelli. Totti ha 16 anni e, come racconterà nella sua autobiografia, sul momento pensa che il tecnico serbo stia chiamando Muzzi, seduto accanto a lui in panchina. Tredici anni dopo sarà il numero 10 dell’Italia campione del mondo in Germania.
In quella spedizione c’era anche Daniele De Rossi, un altro figlio di Trigoria. Anzi, figlio d’arte: il padre Alberto è stato per tantissimi anni l’allenatore della Primavera giallorossa. Daniele brucia le tappe. Il 30 ottobre 2001, a 18 anni, Fabio Capello lo fa debuttare addirittura in Champions League, contro l’Anderlecht, a una ventina di minuti dalla fine. Per l’esordio in Serie A bisognerà aspettare il 25 gennaio 2003, in Como-Roma. Da lì nasce una carriera quasi interamente in giallorosso: 616 presenze e 63 gol con la Roma, dietro solo a Totti per numero di partite. E nel 2006 arriva anche il titolo mondiale.
Euro 2021, da Milanello e da Cagliari fino a Wembley
Quindici anni più tardi l’Italia torna sul tetto d’Europa con altri due prodotti dei vivai. Gianluigi Donnarumma arriva al Milan nel 2013, a 14 anni, da Castellammare di Stabia. Nelle giovanili rossonere gioca sempre con ragazzi più grandi di lui: prima i Giovanissimi, poi gli Allievi e infine la Primavera allenata da Cristian Brocchi. Il 25 ottobre 2015 Sinisa Mihajlovic lo schiera titolare a San Siro contro il Sassuolo. Il Milan vince 2-1 e Gigio, a 16 anni e 8 mesi, diventa il secondo portiere più giovane di sempre a esordire in Serie A, preceduto soltanto da Gianluca Pacchiarotti. Meno di un anno dopo, il primo settembre 2016, debutta anche in Nazionale prendendo il posto di Gigi Buffon. All’Europeo del 2021 sarà uno dei grandi protagonisti del trionfo azzurro.
Con lui, a Wembley, c’era Nicolò Barella. Cagliaritano, muove i primi passi nella Scuola Calcio Gigi Riva e a nove anni è già nel settore giovanile rossoblù, dove lo nota Gianfranco Matteoli. Nelle stagioni 2013-14 e 2014-15 è un punto fermo della Primavera. Poi Gianfranco Zola lo fa debuttare in Coppa Italia e Gianluca Festa gli regala la Serie A: il 4 maggio 2015, in Cagliari-Parma 4-0, a 18 anni, 2 mesi e 27 giorni. Riesce perfino a farsi ammonire nel giorno dell’esordio, un dettaglio che dice già molto del suo carattere. All’Europeo 2021 segna nei quarti contro il Belgio, prima della notte di Wembley contro l’Inghilterra.
Quattro storie diverse, due generazioni lontane, ma con un filo comune. Dietro ogni campione c’è un settore giovanile che ha creduto in lui, un allenatore che lo ha fatto crescere e una prima squadra che ha avuto il coraggio di lanciarlo. Per chi segue la Primavera è il promemoria più bello: il prossimo campione azzurro, magari, sta giocando proprio questo weekend su uno dei campi del campionato giovanile.
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