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Mena Martinez: “Stagione irripetibile ed un solo obiettivo: vincere. Parma? Un amore indescrivibile. Sul futuro…”
Marlon Mena Martinez parla a MondoPrimavera della sua stagione tra Parma Primavera e prima squadra, raccontando le emozioni e gli obiettivi.
Intervista esclusiva a Mena Martinez, terzino del Parma Primavera
Dal vivaio del Parma, dove ogni stagione misura il confine sottile tra promessa e maturità, emerge il classe 2006 Marlon Mena Martínez, terzino cresciuto tra identità diverse e ambizioni ancora tutte da scrivere. Nato a Parma, con radici nella Repubblica Dominicana, Mena Martínez appartiene a quella generazione che vive il calcio come un equilibrio continuo tra disciplina, attesa e desiderio di accelerare il tempo. Nel percorso tra settore giovanile e Primavera, il campo non è soltanto un luogo in cui imparare il mestiere del difensore, ma uno spazio in cui costruire personalità, letture e carattere.
Oggi il suo cammino racconta la pazienza di chi cresce lontano dai riflettori più forti, sapendo che nel calcio moderno il talento da solo non basta: servono continuità, adattamento e la capacità di trasformare ogni allenamento in un passo verso qualcosa di più grande. In un’epoca che giudica i giovani in fretta, Mena Martínez rappresenta invece una traiettoria ancora in costruzione, fatta di dettagli, formazione e tempo. Ascoltiamo le sue parole in esclusiva a Mondoprimavera.
Una stagione incredibile da neopromossa
Le aspettative iniziali e un risultato sorprendente…solo per gli altri
“Ce l’aspettavamo. Magari non tutto il resto del campionato pronosticava questo risultato, perché è difficile per una squadra neopromossa ripetere quello che abbiamo fatto noi quest’anno. Nonostante ciò, tutta la squadra, la società, il direttore, il mister e in generale tutto il gruppo era molto positivo riguardo questa stagione. Ci ha fortificato molto anche il fatto che il gruppo sia rimasto lo stesso dell’anno scorso. Quindi non siamo sorpresi. Eravamo molto fiduciosi fin dall’inizio e si è visto perché ci ha portato dove siamo ora. Personalmente, non c’è stato un momento preciso in cui ho capito che avremmo potuto raggiungere risultati così importanti. È stato tutto molto naturale e spontaneo fin dall’inizio del campionato. Percepivo che tutti noi, come gruppo, eravamo molto sereni e non sentire il peso o la pressione è stata la chiave determinante. Questa tranquillità e la felicità di scendere in campo ci hanno resi molto uniti”.
Tra euforia e responsabilità: l’obiettivo nelle gare finali e sul futuro…
“Per noi è indifferente sapere contro chi giocheremo, sia Cesena o Inter per quanto riguarda la semifinale, sia per la possibile finalista. Il nostro obiettivo rimane quello di vincere. Siamo arrivati fin qua per un motivo adesso. Dobbiamo far vedere che siamo. Dimostrare i nostri principi sia fuori che dentro il campo e vincere. Futuro? Vivo questo passaggio con serenità. Non sono una persona che si concentra molto sul futuro. Penso soprattutto a godermi il presente e quello che sto facendo con gli altri ragazzi. Quello che abbiamo fatto quest’anno è irripetibile. Non penso che un’altra squadra, da retrocessa, abbia mai fatto tutto ciò. Il futuro non è un peso, ma è una responsabilità. Sto facendo una cosa che mi piace e per questo sono fiducioso”.
Una stagione di svolta personale
Il momento che mi ha segnato di più…
“Il momento che mi ha segnato di più quest’anno è stata la prima convocazione con la prima squadra: sia in Nazionale che qui a Parma. Sono stati momenti che mi hanno fatto capire di star facendo le cose bene, ma allo stesso tempo di dover continuare a dimostrare il mio valore per rimanere in questi livelli. Devo essere più costante e devo lavorare sempre di più. Quest’anno sono migliorato molto sul piano della maturità. Ho più consapevolezza dei miei mezzi e sono più intelligente su determinate scelte dal punto di vista tattico. I miei punti di forza si vedono nel campo aperto o in generale in fase di transizione o nell’uno contro uno. Devo migliorare ancora sulla concentrazione nei 90′ minuti, perché durante il match mi capita di vivere dei cali. Devo affinare l’attenzione, anche e soprattutto sui semplici dettagli, ad esempio nella marcatura preventiva o in fase di difensiva. Posso migliorare anche nell’ultima scelta: passaggi incisivi, uno contro uno. Però, sono aspetti che nel corso del tempo possono essere migliorati senza problemi. Basta semplicemente avere la forza di volontà di lavorarci ogni giorno. Sono molto fiducioso di poter rafforzarmi anche su questi punti”.
Le convocazioni e gli incontri che fanno la differenza
“Le convocazioni in serie A con la prima squadra sono state un’esperienza bellissima. Quando vedi questi momenti da fuori pensi al fatto di voler essere lì, ma quando le vivi in prima persona non ti sembra reale. Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per realizzare tutto ciò. Quando sono andato a San Siro con la prima squadra è stato tutto fantastico. Anche semplicemente il pensiero di essere entrato nello stadio, di aver visto i tifosi, l’atmosfera, calciatori come Leão e Modrić che utilizzavo per giocare alla PlayStation fino a poco tempo prima. Non mi sembrava vero. Ho provato queste emozioni anche quando sono stato convocato in nazionale, incontrando calciatori come Firpo, che ha giocato al Barcellona vincendo Champions League, campionati, oppure talenti come Romario che ha appena vinto la Liga portoghese con il Porto. Sono sensazioni molto difficili da descrivere a parole. Una persona, per capirle, deve solamente viverle”.
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L’abisso tra Primavera e prima squadra. L’unico punto in comune? I mister…
“Fin dai primi allenamenti con la prima squadra, quando sulla panchina del Parma c’era mister Pecchia, ho notato la differenza tra la Primavera e la prima squadra. C’è un distacco molto ampio. Da quel momento ho capito che non potevo permettermi leggerezze. Ogni palla arriva con i giri giusti e se sbagli una marcatura preventiva prendi goal. Anche quest’anno, la qualità in prima squadra è molto alta. Ci sono giocatori veramente forti, è un altro livello. Secondo me l’Under 23 è un passaggio molto utile per i giovani. Oggi si parla anche dell’inserimento di una squadra Under 23 per ogni società di serie A e questa riforma potrebbe fare la differenza, aiutando molto i giovani.
I mister? Cuesta e Corrent hanno in comune la mentalità. Vogliono vincere, non hanno paura di nessuno e dimostrano che giorno dopo giorno bisogna lavorare per guadagnarsi le cose. In ogni occasione devi dimostrare chi sei e quanto vali. Sotto questo punto di vista, sono veramente molto simili”.
L’amore verso Parma
La crescita professionale ed i valori personali: cosa può dare la città
“Per me Parma è casa. Sono nato e cresciuto qui. Ho iniziato a giocare per il Parma proprio l’anno in cui era appena fallita e stava ripartendo dalla Serie D. Essere qui nel corso di quegli anni e assistere al viavai di giocatori che sono passati di qui ha reso il mio amore per questa società indescrivibile. Avere la fortuna di essere nato qua e di vivere in questa città, unita con la possibilità di giocare con la squadra più importante del luogo, mi ha fatto capire di non poter desiderare di meglio. Parma mi ha insegnato molti principi, tra cui la serenità, provare amore per ciò che faccio ed ogni giorno essere fiero e grato per quello che sto costruendo. Quando inizi ad allenarti in prima squadra, ad essere convocato per le prime volte e vedi che il mister e tutto lo staff ti osservano con attenzione e ci tengono alla tua crescita, capisci che essere in una società che ci tiene ai giovani come il Parma è molto importante. Ti senti parte del progetto e ciò ti dà fiducia. Questo aspetto per un giovane può fare la differenza”.
Doppia nazionalità ed un legame importante…
“Avere la doppia nazionalità per me è una vera fortuna. Oggi, volendo, posso giocare sia per la Repubblica dominicana che per l’Italia. Poi arriverà un momento in cui dovrò scegliere, però non vivo questa scelta come un peso. Questa è una cosa per la quale vado fiero, perché ho imparato molto da entrambe le nazioni e questo mi ha formato molto sia a livello personale che come atleta”.
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