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Fiorentina, lo sfogo di Paratici: “Crisi del calcio italiano? Colpa della classe dirigente senza visione”

Il ds della Fiorentina Fabio Paratici analizza i problemi dei vivai italiani. Critiche alla classe dirigente sulla post-formazione e sulle seconde squadre.

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Fabio Paratici

Il direttore sportivo della Viola analizza i mali del sistema: “All’estero le seconde squadre esistono da venticinque anni, noi siamo in totale ritardo”

Il direttore sportivo Fabio Paratici è rientrato da pochissimo dagli Stati Uniti. Oltreoceano ha avuto un fitto colloquio faccia a faccia con il presidente Rocco Commisso per pianificare le strategie della nuova Fiorentina. Subito dopo il dirigente è intervenuto a Roma, nella splendida cornice del Circolo Canottieri Aniene, per la presentazione del nuovo libro di Ivan Zazzaroni. Salito sul palco, l’uomo mercato della Viola ha preso di petto l’argomento centrale dell’opera. Ha regalato così un’analisi spietata, lucida e profonda sui mali strutturali che attanagliano il calcio italiano da oltre un ventennio.

Il ritardo sulla post-formazione e l’esempio europeo delle seconde squadre

Paratici ha rigettato con forza i cliché legati alle scuole calcio a pagamento. Ha allontanato anche le critiche sulla distrazione tecnologica delle nuove generazioni. Il dirigente ha spostato il focus sulle gravi colpe organizzative dei vertici federali e societari.

L’esperto di mercato ha espresso chiaramente il suo punto di vista sul tema della crescita dei ragazzi: “È un piacere essere qui. Parlando delle scuole calcio a pagamento ho avuto modo di confrontarmi con colleghi spagnoli e olandesi. Mi hanno detto che anche loro hanno le PlayStation e le scuole calcio a pagamento. Non è questo il problema”.

Paratici ha poi aggiunto dettagli importanti sulla questione: “Il problema della post formazione che è ciò che ha sottolineato anche mister Ranieri lo abbiamo da 20-25 anni. In Spagna, Olanda e Inghilterra le seconde squadre sono state introdotte 25 anni fa. Noi lo abbiamo fatto con quattro squadre negli ultimi cinque anni. Il problema è la non volontà ed è colpa della classe dirigente che non ha avuto visione. Non ha lavorato in questo senso, sfidando certe tematiche tecniche. Non abbiamo trovato abbastanza soluzioni”.

L’atto d’accusa sui vivai: “Prendiamo vantaggi con la tattica e poca qualità”

Proseguendo nella sua disamina, il ds della Fiorentina ha fatto un parallelismo con la scuola portoghese. Ha evidenziato come i limiti attuali non dipendano affatto dalle infrastrutture. Non c’entrano nemmeno le caratteristiche biologiche dei giovani atleti italiani. Il problema risiede esclusivamente nei sistemi didattici applicati quotidianamente sul campo.

“Ho avuto la fortuna di lavorare in grandi club e ho studiato molto perché mi diverte. Credo che il problema sia innanzitutto formare meglio gli educatori, poi gli allenatori del settore giovanile”, ha proseguito Paratici. “La metodologia d’allenamento fa la differenza, i nostri bambini sono identici ai bambini portoghesi o spagnoli”.

Il direttore sportivo ha poi analizzato i dati demografici: “Non ci vuole uno scienziato a capire che non c’è un problema di strutture. Rispetto al 2006 formiamo molti meno giocatori ma abbiamo strutture migliori. Eppure il Portogallo con 10 milioni di abitanti sforna un’enorme quantità di giocatori che giocano nei top 5 campionati europei. Noi abbiamo 3-4 giocatori in Premier League, ma abbiamo giocatori forti. Credo che il problema non sia la mancanza di giocatori”.

Infine, Paratici ha spiegato l’illusione dei risultati giovanili: “Noi prendiamo vantaggi a livello giovanile con la tattica e non con la qualità dei giocatori. Saremo sempre avanti a livello di settore giovanile per questo. A livello qualitativo però non formiamo tanti giocatori perché li formiamo in maniera non corretta. Quando nasce un bambino ha nel DNA la possibilità di diventare un calciatore, poi c’è tutta la formazione. Secondo me non c’è uno studio enorme dietro”.

Basta populismo: “Il problema è profondo e sistemico”

In conclusione, il dirigente dei toscani ha stigmatizzato la tendenza tutta italiana a cercare capri espiatori immediati. Questo succede puntualmente dopo ogni fallimento sportivo o eliminazione della Nazionale maggiore. Paratici ha ricordato come l’epoca d’oro del nostro calcio sia fiorita senza il bisogno di vincere trofei nei campionati giovanili.

Il dirigente ha chiuso il suo lungo intervento con una precisa riflessione storica: “A me fa divertire quando l’Italia sbaglia un rigore e un’ora dopo il problema sono il presidente federale e l’allenatore. Spalletti è un grandissimo allenatore, Mancini ha dimostrato tutto quello che ha dimostrato e Gattuso ha vinto N partite. Abbiamo cambiato tre allenatori, il problema è molto più profondo. Le vittorie nel settore giovanile portano lustro, ma voglio andare nel profondo”.

Paratici ha infine concluso l’analisi dei decenni passati: “Abbiamo giocato nel ‘90 una semifinale persa ai rigori, nel ‘94 una finale persa ai rigori, nel ‘98 un quarto di finale perso ai rigori. Nel 2002 c’era forse la nazionale più forte di sempre nella rosa e nel 2006 abbiamo vinto il Mondiale. Eppure non abbiamo mai vinto un titolo giovanile. L’analisi deve essere molto più profonda. È facile dire cambiamo il presidente e vinciamo il Mondiale. È un sistema molto più profondo”.

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