L’intervista a Salvatore Esposito

Il calcio, nella famiglia di Salvatore Esposito, è un autentico mantra, trasmesso con cura di generazione in generazione. Cresciuto con il pallone ben saldo tra i suoi piedi nelle strade di Castellamare di Stabia, ha saputo costruire giorno dopo giorno con cura il suo roseo futuro, arrivando ad esordire tra i professionisti con la casacca del Ravenna. Noi di MondoPrimavera.com abbiamo avuto il privilegio di conoscere il giovane centrocampista classe 2000, scoprendo i suoi segreti e le sue sensazioni all’arrivo in Serie C.

Allora Salvatore, com’è stato crescere in una famiglia di calciatori? Dal nonno al papà Agostino fino allo zio…

“Sin da piccolo, la mia famiglia mi ha trasmesso la passione per il calcio. Mi sono subito affezionato a questo sport, sognando un giorno di diventare un calciatore. Anche adesso, questo è il mio desiderio più grande perché non mi sento assolutamente arrivato”.

Gli inizi nel Brescia e i tanti ricordi legati al vivaio delle Rondinelle. Poi l’approdo all’Inter: una lunga permanenza in nerazzurro condita da due Scudetti Under 15 e Under 17. Quanto sono state importanti queste tappe per il tuo percorso di crescita?

“L’esperienza al Brescia, oltre dal punto di vista calcistico, mi ha permesso di crescere soprattutto dal punto di vista umano. A 11 anni, arrivando da un quartiere difficile di Castellamare di Stabia, sono stato catapultato in un ambiente bellissimo in cui mi sono trovato fin da subito alla grande. Ho ancora tanti amici a Brescia che sento spesso. Poi è arrivata l’Inter, che io considero la mia seconda famiglia. Devo ringraziare molto questa società per avermi fatto maturare sotto tutti i punti di vista. Gli Scudetti sono stati il coronamento di quegli anni bellissimi”.

A gennaio 2018 poi il passaggio alla Spal e il successivo riscatto a giugno. Qui hai iniziato ad assaggiare il calcio professionistico con alcune convocazioni in prima squadra ed un ruolo da leader in Primavera. Era una dimensione giusta per esaltare le tue caratteristiche?

“Mi reputo molto fortunato per aver sempre trovato nella mia carriera ambienti sani, e quello della Spal è uno di questi. Il mio cartellino è ancora di proprietà della società, e sono felice dei momenti trascorsi in biancazzurro”.

Il tuo presente adesso è il Ravenna. Quali sono state le tue sensazioni all’arrivo? Hai degli obiettivi prefissati? 

“Appena sono arrivato mi sono trovato subito benissimo, sia con i ragazzi sia con la società. È una squadra che ha voglia di emergere, con il giusto mix tra i giovani e i giocatori con più esperienza. Dobbiamo prima raggiungere la salvezza e pensare partita dopo partita. Puntiamo a qualcosa di importante: non ci accontentiamo, cerchiamo sempre di andare più in alto. C’è tanto da imparare dai giocatori presenti in rosa. Ogni partita è una lotta, in cui non puoi rischiare la giocata perché se sbagli non vieni perdonato dagli avversari”. 

I tuoi fratelli Sebastiano e Francesco Pio sono anche loro due calciatori militanti nell’Inter. Che rapporto hai con loro? Vi sentite spesso per parlare delle vostre partite?

“Ci sentiamo tutti i giorni. Utilizziamo Facetime prima e dopo le partite per parlare, per vederci e confrontarci sulle nostre gare. Da piccoli litigavamo (ride n.d.r.) e giocavamo tutto il tempo per le strade del nostro quartiere”.

Nel corso della tua carriera hai iniziato come esterno/trequartista per poi passare al ruolo di playmaker davanti alla difesa. C’è stato un mister che ha pensato di arretrare la tua posizione oppure hai ipotizzato anche tu che quella sarebbe stata la tua posizione ideale? 

“Quando sono arrivato a Brescia, sono stato schierato subito come trequartista. Nell’anno dei Giovanissimi, il tecnico Bellinzaghi mi spostò sull’esterno, ruolo in cui mi occupavo soltanto di fare la fase offensiva. L’intuizione di fare il mediano è stata di Zanchetta all’Inter. È un allenatore che mi ha dato tanto, credendo sempre in me, e tuttora lo sento ancora. Una sera, mentre eravamo in ritiro a Cagliari, è venuto in camera e mi ha detto che il giorno seguente avrei giocato davanti alla difesa. E così è stato”.

Contro la Spagna è arrivato il debutto con l’Italia Under 19. Esordio impreziosito da un meraviglioso gol. Che sensazioni hai provato?

“È stata un’emozione indescrivibile. Speravo da tanto in una chiamata dall’Under 19, in virtù del fatto che quest’anno ci sono gli Europei. Un esordio migliore del genere non potevo chiederlo. Così come non potevo chiedere un esordio migliore con il Ravenna”.

C’è qualche ‘grazie’ che vorresti dire in questo momento del tuo percorso?

“Volevo ringraziare la mia famiglia, le persone che mi sono sempre state vicino. Parlando del mondo del calcio, come ho detto prima direi un ‘grazie’ a mister Zanchetta, a Samaden, al mio procuratore Carpeggiani che è diventato come un fratello maggiore per me”.

Quali sono i tuoi sogni e le tue aspettative per il futuro?

“Il mio obiettivo personale quest’anno è fare più presenze possibili con il Ravenna e guadagnarmi la convocazione per l’Europeo Under 19. Spero poi in futuro di salire sempre più di categoria, ma ora penso al presente e non a ciò che verrà”.

Sappiamo che il tuo idolo è sempre stato Francesco Totti. In questo momento, invece, c’è qualche altro giocatore a cui ti ispiri?

“Sì, Totti è sempre stato il mio punto di riferimento, infatti ho tatuaggio del capitano con la maglia della Roma. Adesso guardo spesso i video di De Rossi che penso sia il mediano più completo in circolazione, poi ho sempre guardato quelli di Pirlo. Ho avuto la fortuna di vedere da vicino alla Spal giocatori come Viviani e Schiattarella che mi hanno insegnato tanto”. 

Si ringraziano per l'intervista a noi concessa l'ufficio stampa del Ravenna Football Club 1913 e Salvatore Esposito