ComoIl calcio dei grandi
“Nico non aver paura di sbagliare un calcio di rigore”. E Fabregas dà un altro insegnamento all’Italia
Nico Paz lancia un assist involontario, Fabregas raccoglie e… rilancia
Come nel capolavoro di Francesco De Gregori, ma proiettandolo in una dimensione più contemporanea. Non esistono più i tempi della “Leva calcistica della classe ’68”, ma continueranno ad esistere campioni che, presentandosi davanti a quel dischetto, si sentiranno piccolissimi. Fenomeni e predestinati ai quali, dagli undici metri e con il peso ideale di un’intera realtà calcistica sulle spalle, tremeranno le gambe. È per questo che le parole di Cesc Fabregas assumono un peso specifico diverso: Nico Paz, al 98′ di Como-Atalanta, può sbagliare un rigore, così come possono farlo tutti quei giovani che nella narrazione del nostro sistema calcistico non reggono le forti pressioni che ci autoimponiamo.
Un altro segnale che va in direzione ostinata e contraria
Che Cesc Fabregas sia un unicum, a livello comunicativo e di espressione calcistica, lo avevamo già intuito. Dal post partita di Como-Atalanta però, emerge un’altra caratteristica molto importante: il tecnico spagnolo è pienamente consapevole del contesto in cui lavora e dei limiti concettuali con cui si deve interfacciare. Parliamo pur sempre di un paese in cui la percentuale di impiego di Under 21 è inferiore al 10% per 11 squadre su 20 in Serie A. E proprio per questo, l’allenatore tratta il tema del rigore sbagliato da Nico Paz (un classe 2004) con leggerezza, ridimensionando ma non sminuendo. “Spiace, ma è importante mandare un messaggio ai giovani: se vogliamo “ammazzarli” per un rigore sbagliato, non lo farò mai”.
E pensare che nell’economia della classifica, l’errore è pesante: i lagunari avrebbero allargato ulteriormente la forbice sui bergamaschi con un +8 molto importante, ma soprattutto avrebbero momentaneamente agganciato la Roma a 43 punti. L’obiettivo però è allontanare paradossalmente le nubi dalla testa del protagonista: una scelta tanto coraggiosa quanto necessaria, per evitare che il talento più scintillante della propria squadra entri nell’occhio del ciclone. D’altronde, parliamo pur sempre di un 2004 da 8 gol e 6 assist in stagione, con un’incidenza diretta su 23 dei 41 punti raccolti dal Como (percentuale del 56% sul totale). Dichiarazioni di circostanza o convenienza? Neanche per sogno, basti pensare al fatto che nessuno si esprime con lo stesso tono diretto sul tema.
A lezione da Fabregas e Nico Paz
“Siamo uniti, siamo con Nico e con i giovani che hanno il coraggio di provare a fare la differenza”. A dimostrazione di come il messaggio non sia diretto esclusivamente al classe 2004 argentino. È l’ennesimo grido di protesta, di un allenatore che non si limita a riscrivere i destini di una piazza, ma prova a lanciare messaggi al sistema. E non è la prima volta che Cesc Fabregas si espone in netta controtendenza rispetto ai valori proposti da molti nel nostro calcio. Osare, lasciare spazio di manovra e libertà di sbagliare: è anche questo ciò che fa la differenza tra un percorso di crescita mozzato e uno aiutato e alimentato con efficacia. E in questa ottica, Nico Paz diventa quasi un simbolo: se uno dei talenti più cristallini del calcio mondiale può fallire 3 tiri dal dischetto su 3 totali in Serie A, allora chiunque può avere qualche intoppo.
In sostanza, siamo d’avanti ad un’altra potenziale lezione verso un movimento che sembra aver smesso di credere nei giovani, relegandoli ai margini del proprio modo di fare calcio. Un messaggio che andrebbe preso come modello di riferimento all’interno di un contesto ancora poco incline al cambiamento. Vogliamo concludere con quest’ultima frase aggiunta da Fabregas nel post partita: “Ho visto Messi e Terry in finale di Champions sbagliare un rigore”. Perché in fondo, l’essenza del discorso è tutta qui: nella carriera di un giovane, specialmente in Italia, la variabile dell’errore sembra non essere contemplata all’interno dell’equazione, quando al contrario dovrebbe essere benzina per la crescita.
Luca Ottaviano
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