Primavera 1Roma
Primavera 1, la Roma torna in vetta: è la squadra da battere?
Da una parte il rendimento, dall’altra la battaglia contro un dato che spaventa: la Roma Primavera ha finalmente scoperto la sua identità?
La Roma davanti ad un bivio: quando il primato in classifica è opportunità e peso
Esserlo o non esserlo, è questo il dilemma: la Roma Primavera è l’equivalente di un Icaro moderno, che quando si avvicina troppo al sole finisce per scottarsi clamorosamente. Sono troppe le frenate improvvise negli ultimi anni, nei quali i giallorossi sono sempre rimasti ai vertici ma non hanno mai trovato lo spunto decisivo quando la posta in palio si alza. E allora proviamo ad andare oltre la superficie, perfino dopo un roboante 2-6 in casa dell’Inter campione uscente, per capire se tutti i pezzi del puzzle si sono incastrati, o se siamo nuovamente davanti ad una meravigliosa opera incompiuta.
Guidi sta trovando la formula giusta?
Ci ha provato già una volta, vedendo però il suo potenziale capolavoro sgretolarsi come un castello di carte. Ma Federico Guidi ha un’attrazione quasi magnetica verso le grandi sfide; e quella di riportare a Roma lo scudetto Primavera sta assumendo le conformazioni di un’impresa titanica. Questo perché c’è un “prima” e un “dopo” Alberto De Rossi, sia nei contenuti (19 stagioni da guida tecnica e spirituale, 3 scudetti, 2 Coppe Italia Primavera e 2 Supercoppe), che nella forma, rappresentata dal talento plasmato dalle sapienti mani di un vero e proprio guru della crescita dei giovani. E soprattutto per una singolare quanto inquietante verità: nessuno è ancora riuscito a tingere di nuovo il Primavera 1 di giallorosso, dal 2016 in poi. Tutto questo, nonostante una presenza senza soluzione di continuità tra le regine della competizione, con i playoff centrati costantemente e giocando 3 semifinali e 2 finali.
Qual è il principale anello di congiunzione? L’Inter, appunto. Un’autentica bestia nera, che per tre volte ha ridimensionato i sogni dei giallorossi a pochissimi passi dal traguardo. Ed è anche per questo che il clamoroso 2-6 di questo weekend assume un peso specifico diverso. Non solo perché rappresenta una dimostrazione di forza, una dichiarazione di intenti inequivocabile, ma anche perché vincere contro i nerazzurri aiuta a sgombrare la testa da pensieri legati ad uno spauracchio. I campioni in carica sono andati K.O. per manifesta superiorità, e il rosso rimediato da Kukulis è stato soltanto il catalizzatore biologico di un dominio che si era comunque intravisto nel primo tempo.
La Roma ha presentato la sua candidatura
Una macchina (quasi) perfetta
Quello di domenica è il ritratto fedele di una squadra che sa essere dominante: la Roma Primavera coinvolge tanti attori principali, lo dimostrano i 13 marcatori diversi, e soprattutto arriva ad incidere trovando varie soluzioni offensive. Questo sistema ibrido permette ai ragazzi di Guidi di rimanere nell’ombra, non dando troppi punti di riferimento e mantenendo varie frecce avvelenate da scagliare in momenti diversi della partita. Fluidità, ma anche appartenenza e carisma: ci sono dei leader tecnici in ogni reparto, a partire da una difesa il cui comandante è Mohamed Seck, generale di ferro che aggiunge anche peso offensivo nelle palle inattive con 4 gol a bilancio in questa stagione. Sulle corsie spicca il nome di Emanuele Lulli, un treno che arriva spesso puntuale al binario e offre 2 reti e 6 assist fin qui; oltre a lui, da segnalare la crescita di Marco Litti, a segno contro l’Inter.
A centrocampo è salito in cattedra Muhammed Bah, che ha riscoperto un’insolita vena creativa (4 assist) e sta inserendo nell’arsenale anche un po’ di incisività sotto porta (2 timbri). In avanti, fantasia al potere con Di Nunzio (doppietta scintillante con l’Inter per salire a 6 graffi e 3 passaggi vincenti in campionato), Della Rocca (7 gol e 2 assist) e il baby fenomeno Arena, top scorer con 8 centri e perfetto vertice offensivo di un contesto che ha bisogno di un rifinitore aggiunto, che sappia associarsi coi compagni e mandarli in porta (come fatto con Almaviva proprio nel 2-6 di Milano). Nota a margine: i giallorossi sono anche il secondo miglior attacco con 43 reti segnate e la miglior difesa con solo 20 subìte
Lo scudetto passa dal conoscere sé stessi
Insomma, tutto farebbe propendere per una candidatura forte come favoriti alla vittoria finale. L’ultimo ostacolo? Sé stessi e questa natura da autolesionisti, che spesso non permette al talento infinito a disposizione di Guidi di diventare anche concreto e consapevole nei momenti più determinanti della stagione.
Luca Ottaviano
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