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Della Rocca, dalla periferia alla conquista della Primavera della Roma: ora il salto in prima squadra?
Della Rocca sempre più leader nella Primavera della Roma
All’interno della storia di un club come la Roma, legato in maniera viscerale al proprio territorio e alle proprie radici, c’è un filo ininterrotto. Un’associazione di idee che è quasi metafisica, è sensoriale, e difficilmente si trasferisce a chi, quei colori, li vive con il distacco di coloro che non toccano con mano il territorio e le sue sfumature. Questo filo è la cosiddetta “romanità”, un’eredità pesante che spesso opprime e ottiene l’effetto opposto rispetto al tanto auspicato passaggio di consegne in campo e fuori. Ebbene, Mattia Della Rocca conosce perfettamente questa dinamica: cresciuto calcisticamente tra i cancelli di Trigoria, il classe 2006 sta completando il suo personale percorso nelle giovanili giallorosse. E la stagione 25/26 ci ha restituito un giocatore pronto all’ultimo salto, quello più significativo e complicato…
Un fiore cresciuto in mezzo ai sampietrini
Questa storia ci costringe a riavvolgere il nastro all’anno 2017: Mattia Della Rocca è un bambino di 11 anni, che con l’Honey Soccer City si diverte a giocare a calcio. Uno scenario destinato a cambiare drasticamente: arriva infatti la chiamata della Roma, e il classe 2006 varca i cancelli di Trigoria per non uscirne mai più. Dalla profonda periferia est della capitale, al centro sportivo dei giallorossi, ormai diventato la sua seconda casa. Sì, perché da quell’ormai lontano 2017 ad oggi, il ventenne percorre tutti gli step del settore giovanile, arrivando a dei picchi molto alti di espressione tecnica e soddisfazioni personali. Gli ultimi gradini sono di solito i più difficili, ma li passa con il pieno dei voti: nel 2023, dopo un’annata da 12 gol e 2 assist con l’Under 17, si laurea Campione d’Italia.
Si ripete l’anno dopo, nel 2024, con un’altra annata da doppia cifra (10 reti e 6 passaggi vincenti) in Under 18, perdendo però la Finale Scudetto contro un Genoa nel quale spiccano i nomi di Ekhator e Ahanor, che ormai in Serie A conoscono bene. E a dare ulteriore rilievo alla sua stagione, il 31 maggio viene lanciato da De Rossi nell’amichevole di Perth contro il Milan, in un esordio con la prima squadra non ufficiale, ma allo stesso modo indimenticabile.
L’impatto in Under 20
Manca dunque l’esame finale: la stagione 24/25 è quella del salto in Primavera, dove a seguito di un periodo di assestamento, firma un finale di annata d’autore. La fiammata bruciante arriva dal 30 marzo in poi: a Bologna trova il primo gol in Under 20, la settimana dopo ispira il 2-1 al Torino con un assist; graffia anche il Sassuolo, con timbro e offerta per Levak. Nel 9-0 all’Udinese piazza un altro passaggio vincente, mentre marchia a fuoco perfino il successo esterno sul Genoa con 1 marcatura, e infine centra il bersaglio nel 2-2 contro l’Inter.
In tutto, il bilancio è di 4 gol e 4 assist, che incidono su 13 su 22 punti complessivi nelle ultime 8 uscite. Vi diamo il tempo di rileggere il dato. Ci attestiamo su un’incidenza del 59% sul totale dei punti raccolti nell’ultima porzione di campionato dalla Roma. Della Rocca ha quindi certificato il proprio peso offensivo e il proprio status in un undici che non può prescindere dalla sue sgasate di qualità. Il 25/26 è dunque l’anno della consacrazione: arrivato alla piena maturazione tecnica e fisica, il fantasista sta assumendo un ruolo sempre più centrale negli schemi di Guidi.
La stagione di Della Rocca in pillole
Partiamo dai freddi numeri: 1459 giri d’orologio in 19 presenze, 1 sola partita saltata e circa l’81% dei minuti completati sul totale disponibile. A questo, vanno aggiunti i 7 squilli in campionato e i 2 assist, per un totale di 19 punti sui 36 complessivi della Roma che portano il suo marchio impresso sopra. Per gli amanti delle percentuali, siamo sopra il 52%. È capocannoniere, nonché accentratore nell’ultimo terzo di campo, ma soprattutto sa scegliere i momenti in cui affondare il morso.
A margine (ma neanche troppo), facciamo un’ultima considerazione sull’attitudine e la duttilità in campo: può giocare su entrambe le fasce offensive, ma sa galleggiare perfettamente tra le linee, cercando movimenti e giocate da trequartista puro. In più, in U17 e 18 ha assaporato anche il ruolo di interno di centrocampo. Insomma, siamo d’avanti ad un profilo molto interessante, che abbina senso della giocata a sostanza e consistenza in zona gol. Ora, l’ultimo tassello da mettere sarebbe quello della salita in prima squadra. E chissà che da qui alla fine della stagione, Gasperini non lo chiami qualche volta…
Luca Ottaviano
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