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Zanchetta: “Non mancano i talenti, manca la pazienza. Così i giovani faticano in Italia”
Le parole di Andrea Zanchetta su giovani, fiducia, aspettative: Esposito, Camarda, le Under 23 e il problema culturale italiano.
Andrea Zanchetta parla dei giovani in Italia
In un periodo storico in cui puntare sui giovani – specialmente quelli italiani – sembra sempre più complicato ma anche necessario per i club italiani, arrivano parole autorevoli da parte di chi i calciatori in erba li conosce molto bene. Ai microfoni di Radio Sportiva è infatti intervenuto Andrea Zanchetta, allenatore reduce da un’esperienza non positiva col Novara in Serie C, ma che può vantare nel suo curriculum tanti anni di prezioso insegnamento nei settori giovanili.
Dalla Cremonese alla Juventus, passando per Alessandria e soprattutto Inter, dove in ben nove stagioni ha guidato U17, U18 e Primavera nerazzurra formando molti talenti oggi protagonisti anche nella massima serie. Di seguito le principali dichiarazioni di Zanchetta.
Le parole di Zanchetta
Andrea Zanchetta ha iniziato il suo intervento parlando del tema principe dell’argomento “giovani” nel calcio: perché fanno così fatica a emergere in Italia? Di seguito il pensiero del tecnico.
“È molto complicato trovare una sola motivazione. Non credo che manchino i talenti e non credo che si lavori male nei settori giovanili. Ci sono stato tanti anni e ho avuto la fortuna di allenare in contesti super importanti e so quanta qualità ci sia. Noto un fatto culturale, per cui non siamo avvezzi a dare il tempo giusto di cui un ragazzo giovane necessità. Siamo figli di un risultato a breve termine, che fa parte della nostra cultura: viviamo per questo e si pensa sempre che i giovani non siano pronti per ottenerlo. Ma abbiamo poca capacità di vedere la prospettiva, mentre altri club a livello europeo ragionano diversamente”.
Pio Esposito emerge nell’Inter: il pensiero di Zanchetta e il coraggio di Chivu
“Con i giovani la cosa molto difficile è capire il tempo che serve per maturare. Alcuni hanno bisogno di vivere esperienze diverse, che magari nel loro club non possono vivere in quel momento. Poi ci sono tanti aspetti che influiscono sul fatto di poter arrivare ad alti livelli oppure no. Ma se hai una base di talento già hai molto. Nell’Inter in prima squadra ti viene sempre chiesto di essere protagonista e di vincere: è chiaro che parliamo di un livello altissimo. Oggi Pio Esposito, del 2005, è protagonista perché in primis l’allenatore ha creduto in lui. Poi il ragazzo ci ha messo tanto, facendo bene in un contesto complicato. Ma il grande coraggio di Chivu secondo me è stato questo: non prendere un giocatore sul mercato e puntare su Pio Esposito”.
Zanchetta, i “suoi” giovani e l’idea sulle seconde squadre
“Sono stato fortunato perché ho allenato gruppi molto forti e tanti sono arrivati tra i professionisti. Un conto è arrivare in Serie A o B, un altro conto è la Serie C. Lì ci sono le seconde squadre e sono importanti. Il passaggio dalla Primavera alla prima squadra è un salto enorme, e farlo ad esempio nell’Inter lo è ancora di più. Già passare dalla Primavera alla C è molto difficile, soprattutto dal punto di vista agonistico. Troppi stranieri nelle U23? Nell’Inter e nell’Atalanta non ne ho visti molti, sinceramente. Hanno tutti ragazzi cresciuti nel loro settore giovanile. Forse la Juventus ne ha qualcuno in più, ma è una realtà che a livello giovanile investe e compra anche all’estero. Serve coraggio di valorizzare i propri prodotti senza paura anche di rischiare, come è successo al Milan, di perdere la categoria. Il risultato in questi contesti è fine a sé stesso”.
Le difficoltà di Camarda
“Chi osserva da fuori pensa che Camarda debba diventare grande in poco tempo. Non è così. La cosa importante è non fare analisi troppo affrettate: ci sono tante aspettative sui ragazzi e non tutti riescono a gestirle alla loro età. Almeno qui in Italia, perché in Champions League giocano ragazzi più giovani rispetto ai nostri. Penso che Camarda sia un giocatore di talento e verrà fuori: non serve fretta nei giudizi”.
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