Notizie
Lucarelli lancia la provocazione: “Obbligo giovani? Oggi avremmo dovuto avere 1000 Buffon e 3000 Roberto Carlos”
Cristiano Lucarelli, allenatore della Pistoiese in Serie D, è tornato sul tema dei giovani e del loro impiego nel calcio italiano.
Lucarelli attacca il sistema calcio: “Far giocare i giovani non dev’essere un obbligo”
Cristiano Lucarelli. storico bomber del Livorno e oggi allenatore della Pistoiese in Serie D, è tornato sul tema dell’utilizzo dei giovani in Italia, sollevando delle questioni interessanti. Il tecnico toscano si è soffermato sulla regola dell’obbligo di schierare in ogni partita almeno 3 giocatori nati nel 2005, 2006 e 2007 in Serie D. Un’imposizione non vista di buon occhio dall’ex attaccante.
L’obbligo di utilizzare i giovani produce talento?
Forse il nocciolo della questione è proprio questo. C’è correlazione tra l’obbligo di impiego dei giovani e la loro conseguente crescita a livello tecnico, di temperamento e tattico? L’equazione spesso non funziona, specialmente se uno dei due termini è considerato un aspetto limitante. È di questo avviso Cristiano Lucarelli, che entra nel merito con un intervento diretto, senza giri di parole. “La maggior parte delle squadre fa giocare queste quote sugli esterni bassi e in porta. L’obbligo penso ci sia da una ventina d’anni. Oggi avremmo dovuto contare 1000 Buffon, 2000 Maicon e 3000 Roberto Carlos. Non mi sembra che al momento ci sia questo risultato”. Continua l’allenatore della Pistoiese: “Bisogna incentivare economicamente l’uso dei giovani, ma non deve essere un obbligo. Donnarumma, Mancini e Buffon hanno esordito a 16 anni perché erano forti, non perché c’era qualcuno che ne obbligava l’impiego”.
La componente psicologica gioca un ruolo fondamentale per Lucarelli
“Ci sono forti ricadute psicologiche su questi ragazzi, perché per tre anni vengono illusi di essere potenziali giocatori da Serie A, mentre a ventuno anni gli viene detto che sono vecchi e che devono reinventarsi in categorie minori o smettere. Non sapete quanti di questi ragazzi subiscono questa cosa a livello caratteriale e psicologico. I giovani vengono illusi e poi scaricati dal sistema”. Una tesi sicuramente condivisibile nei contenuti, almeno in parte. È vero infatti che l’imposizione limita lo spazio di manovra per un allenatore, che è costretto a modificare la conformazione dell’undici in funzione dei giovani da schierare ogni domenica.
Ma è altrettanto oggettivo che la tendenza nel nostro calcio ad affidarci all’usato sicuro ha alimentato un circolo vizioso, che chiude qualsiasi spiraglio per l’ascesa dei giovani talenti. Restringendo il campo alla Serie A, notiamo come l’età media più alta per partita appartiene alla Lazio con 28,3 anni: è il secondo dato più alto nei top 5 campionati, dietro solo alla Liga (con 28,7 per il Rayo Vallecano). In Ligue 1 infatti rispondono con un 27,3, seguito a ruota dalla Bundesliga (stesso numero) e dalla Premier League (27,7). E per contestualizzare ulteriormente, possiamo rifarci ai dati sull’impiego dei giovani negli ultimi anni: alla fine della stagione 24/25 infatti, il CIES stilava una classifica con i club e le relative percentuali di utilizzo di giocatori U21. La prima squadra italiana arrivava al diciottesimo posto, era la Juventus con una percentuale del 18% sul minutaggio totale.
E stringendo l’inquadratura soltanto sulla Serie A, i dati erano ancor più allarmanti: 11 squadre si attestavano sotto il 10%, con Inter e Napoli ferme allo 0%.
Dove si trova la verità?
“Nel mezzo”, potrebbe essere la risposta più concisa, e forse la più efficace. Proviamo però a delineare i confini di questo “mezzo”. Il vero problema dunque, potrebbe essere l’intera macchina organizzativa e amministrativa, che con l’obbligo di impiegare una determinata porzione di giovani non genera una risoluzione di sistema, ma più una soluzione superficiale e raffazzonata. Migliorare le strutture di allenamento, ripensare completamente i settori giovanili, rendendoli di nuovo una fucina di talento e non un eterno limbo fatto di attese. Infine, dare un peso specifico diverso alle Under 23, relegate ancora ai margini e utilizzate con poco entusiasmo persino dai club che le hanno implementate nel proprio ecosistema. Un processo graduale, da accompagnare tramite fondi e iniziative federali, per provare ad invertire una tendenza pericolosa che sta devitalizzando il nostro calcio.
Luca Ottaviano
Continua a leggere le notizie di Mondo Primavera e segui la nostra pagina Facebook