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Gianni Rivera senza filtri: “Non nascono più i campioni. La colpa è dei club”

L’intervista a Gianni Rivera: l’allarme sui giovani talenti italiani, il dominio degli stranieri in Serie A e il rapporto tra club e procuratori.

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Gianni Rivera

Calcio italiano e Nazionale: parla Gianni Rivera

In un calcio che corre veloce, la voce di Gianni Rivera resta una bussola preziosa per interpretare il presente. L’eterno “Golden Boy”, oggi lucido e dinamico ottantenne, continua a osservare il mondo del pallone con l’eleganza che lo distingueva in campo, non risparmiando critiche costruttive al sistema attuale. In vista degli impegni decisivi della Nazionale di Rino Gattuso, l’icona del Milan e dell’Italia ha analizzato lo stato di salute del nostro movimento, ponendo l’accento sulla crisi d’identità che sta attraversando il vivaio italiano.

Al centro della riflessione di Rivera, ai microfoni della Gazzetta dello Sport, c’è il tema dei talenti nostrani e della massiccia presenza di calciatori stranieri nei nostri club, una dinamica che sta inevitabilmente condizionando le scelte del Commissario Tecnico. Secondo l’ex Pallone d’Oro, il problema affonda le radici in una gestione societaria che ha smarrito la capacità di formare i campioni in casa, delegando troppo spesso la crescita dei ragazzi a logiche esterne.

Il declino dei vivai e il dominio degli stranieri

Rivera punta il dito contro la carenza di fuoriclasse italiani prodotti dalle big del nostro campionato. Se un tempo squadre come il suo Milan rappresentavano l’ossatura della Nazionale — basti pensare al suo esordio nel 1962, quando in campo c’erano ben sette rossoneri — oggi la realtà è drasticamente cambiata. La critica è rivolta soprattutto alle politiche dei club:

“In società ormai non credono più alle politiche che creavano, facevano crescere i Baresi e i Maldini. Non nascono i campioni ed è dura senza di loro ottenere grandi risultati. In A i pochi calciatori bravi sono praticamente tutti stranieri. La colpa? Soprattutto dei club che, invece di far crescere i ragazzi e portarli ad alti livelli, hanno lasciato tutto in mano ai procuratori”.

Per Rivera, la strada per tornare ai vertici mondiali ed evitare nuovi fallimenti nelle qualificazioni passa necessariamente dal recupero della tradizione formativa italiana, quella che un tempo permetteva a giovani di 18 anni di vestire la maglia azzurra con naturalezza e merito.

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