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Caso Inacio, Percassi attacca: “Mancanza di rispetto verso l’Atalanta”

Percassi spiega perché l’Atalanta ha disertato il pranzo UEFA col Borussia Dortmund: il caso Inacio e il tema giovani.

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Luca Percassi Atalanta

Dall’Atalanta al Borussia: il caso Inacio diventa una “ferita aperta”

A poche ore dalla sfida contro il Borussia Dortmund, l’amministratore delegato dell’Atalanta Luca Percassi ha parlato a Sky Sport chiarendo la scelta della delegazione nerazzurra di non partecipare al tradizionale pranzo UEFA, momento istituzionale pensato per favorire i rapporti tra i club.

Perché l’Atalanta ha saltato il pranzo UEFA

Percassi ha motivato l’assenza con una questione di principio: secondo il dirigente, in questa circostanza ci sarebbe stata “una grave mancanza di rispetto” nei confronti dell’Atalanta. Al centro del discorso la presenza, nella panchina avversaria, di un ex tesserato nerazzurro cresciuto a Zingonia, con un legame personale sottolineato dallo stesso Percassi.

Le parole di Percassi

“Non siamo andati al pranzo UEFA, tradizione che avviene per conoscersi tra club. In questa occasione credo che ci sia stata una grave mancanza di rispetto nei nostri confronti. Oggi vediamo in campo Samuel Inacio, un ex tesserato dell’Atalanta che oggi siede nella panchina avversaria, un ragazzo cresciuto a Zingonia che frequentava casa mia. È successo questo episodio ma io non voglio giudicare la decisione di una famiglia di un ragazzo. Quello che è grave è che non c’è stata l’opportunità di parlarsi. Stasera c’è un altro giocatore italiano del 2008, l’Atalanta ha dimostrato di credere nei giovani”.

Il tentativo di confronto e la “ferita aperta”

Nel proseguire, Percassi ha ribadito l’amarezza per la mancanza di dialogo e ha spiegato di aver incontrato l’amministratore delegato del Borussia per riproporre la questione, aspettando ora di capire se il club tedesco vorrà affrontarla. Il dirigente nerazzurro distingue il piano morale da quello legale: sul primo invita ciascuno a farsi la propria idea; sul secondo si dice convinto che l’Atalanta abbia ragione, richiamando i tempi entro cui sarebbe possibile operare in questi casi.

“È brutto che un club di questo livello non voglia risolvere questa cosa. Io ho incontrato l’ad del Borussia rispiegando questa cosa e vedremo se vorranno affrontare questa questione. Da un punto di vista morale lascio a ciascuno di noi giudicare questa cosa. Noi siamo affezionati a tutti quelli che cresciamo. Il ragazzo da quando aveva 7-8 anni è cresciuto da noi. È una ferita aperta, ma dal punto di vista legale siamo convinti di avere ragione, c’è un periodo entro cui tu puoi operare e loro hanno agito molto precedentemente”.

Il tema della “fuga” dei talenti e il confronto con altri casi

Percassi ha chiuso tornando sul nodo centrale: il rispetto tra club e la tutela dei settori giovanili, soprattutto quando a muoversi sono società con risorse molto diverse. Nel suo ragionamento rientra anche un parallelismo con un caso recente che ha coinvolto un’altra realtà italiana.

“Queste cose possono capitare ma tra club bisogna rispettarsi. Il Borussia come può venire a “sottrarre” un talento della cantera dell’Atalanta, club con risorse decisamente inferiori? Queste cose non dovrebbero accadere, come il caso Della Rovere dalla Cremonese al Bayern Monaco. Sono molto amareggiato”.

I casi Inacio e Della Rovere

Samuele Inacio, classe 2008 e figlio dell’ex attaccante del Napoli Inacio Pià, nell’estate 2024 è passato dall’Atalanta al Borussia Dortmund dopo essere cresciuto nel vivaio nerazzurro, scegliendo tra più proposte di top club europei.

Percorso simile per Guido Della Rovere: il classe 2007 ha lasciato la Cremonese per il Bayern Monaco. Due operazioni che hanno alimentato il malcontento delle società italiane coinvolte, convinte di aver perso ragazzi formati per anni nel proprio vivaio e trasferitisi all’estero a fronte di cifre considerate contenute. Un tema che, per modalità e impatto, continua a sollevare interrogativi su regole e tutele che gli organi competenti potrebbero ridefinire.

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