Meteore

Meteore - Che fine ha fatto... Royston Drenthe: quello che per molti era "il nuovo Roberto Carlos"

La speranza di un talento olandese che era destinato a diventare grande

Simone Moretto
25.02.2021 12:00

 

 

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Nella storia del Real Madrid tantissimi sono stati i giovani ad indossare la "camiseta blanca" e altrettanti sono stati coloro che hanno reso molto meno rispetto a quanto dirigenza, tifoseria e allenatori si sarebbero aspettati. Uno dei nomi che però si associano di più all'interrogativo "chissà cosa sarebbe diventato se..." è sicuramente quello di Royston Drenthe. Un'eredità pesante la sua, complice anche la parentela con zio Edgar Davids. Resta comunque il fatto che negli anni del Feyenoord e nei primi anni al Real, il giovane di origini surinamesi era sulla bocca di tutti: un "wonder kid" che sarebbe potuto diventare qualcuno.

Nato a Rotterdam, nel 1987, si scontra subito all'età di tre anni con la terribile realtà della criminalità locale: l'uccisione del padre nelle vie della sua stessa città lo turba profondamente ma, nonostante il trauma, è proprio la famiglia l'ancora di salvezza del ragazzo, che lo convince a credere nei suoi sogni, anche perché il calcio da loro è un affare di famiglia: il fratello Giovanni diventerà un calciatore professionista e uno dei cugini è Georginio Wijnaldum, attualmente centrocampista del Liverpool e della nazionale olandese.

Il talento del giovane non passa inosservato e a soli 13 anni, si guadagna la chiamata per entrare nelle giovanili del Feyenoord. Verrà poi ceduto nel 2003 all'Excelsior Rotterdam dove passerà due anni di formazione per poi fare ritorno alla "vera" casa base di Rotterdam nel 2005, ritrovando il suo precedente allenatore delle giovanili Henk Fräser. Sotto l'ala di quest'ultimo si mette in mostra nel torneo della "Otten Cup", dove rifila 3 goal all'Ajax giocando da ala sinistra; da lì cominceranno le prime convocazioni in prima squadra. Il giovane olandese impressiona e incanta, tanto da convincere Erwin Koeman ad offrirgli il primo contratto da professionista, che lo getta a capofitto nel mondo dei grandi.

La prima stagione ad alti livelli si conclude con 3 presenze all'attivo, accendendo la speranza in  dirigenza, tifosi e allenatore per quello che sembra essere, senza alcun dubbio, un brillante futuro. La stagione successiva il "De club van het volk" decide di dare una svolta alla squadra: acquista il terzino Philippe Léonard e conferma in rosa Pascal Bosschaart, ma nonostante questo il giovane prospetto olandese riesce a trovare spazio sia nel reparto difensivo, che in quello di centrocampo, in quanto giocatore molto duttile e versatile; concluderà la seconda stagione con prestazioni di livello e quantità per un totale di 26 presenze con la maglia biancorossa.

Drenthe ha doppia nazionalità: olandese e surinamese, ma calcisticamente parlando però prevale la prima,tant'è che il suo trampolino di lancio sarà proprio l'Europeo Under 21 del 2007, dove riuscirà sia a trionfare con gli Oranje che a portarsi a casa il titolo di miglior giocatore della competizione. L'attenzione dei club blasonati si fa sempre più pressante ma a spuntarla è però il Real Madrid, ai tempi capitanato dal presidente Ramòn Calderon. La trattativa non è facile, ci sono vicissitudini legali tra il giocatore e il club di Rotterdam, ma entrambi sono d'accordo che il treno Madrileno passa una volta sola nella vita e così, alla fine, l'accordo viene trovato sulla base di 14 milioni di euro.

La presentazione al Santiago Bernabeu avviene in coppia con l'altro acquisto olandese, Wesley Sneijder. L'occasione per debuttare è subito su un palcoscenico importante: il ritorno di Supercoppa Spagnola contro il Siviglia. Schierato come centrocampista centrale, realizza anche il goal del momentaneo 1-1, che a poco servirà considerando che il tabellino a fine partita segnerà 5-3 per il club andaluso e conseguente sconfitta nella prima uscita stagionale di spessore per le Merengues di mister Bernd Schuster. La prima stagione per lui in terra Blancos si chiuderà con 26 presenze e 3 goal, contribuendo alla vittoria de La Liga, suo primo trofeo di club da professionista.

                        

Il secondo atto della sua avventura Madrilena sembra procedere per il verso giusto, ma l'imprevisto principale si verifica con l'esplosione di un certo Marcelo Vieira da Silva Júnior e per Drenthe gli spazi cominciano a farsi sempre più stretti. La prime due stagioni in maglia Blancos sono forse le uniche soddisfazioni che il giovane riesce a togliersi, perchè con il susseguirsi dei diversi mister che siederanno sulla panchina del Santiago Bernabeu, Royston va piano piano a finire nel dimenticatoio, complici anche le sue bravate fuori dal campo, come lui stesso dichiarerà:

"Spesso uscivo di notte, anche in gran segreto. Quante pazzie abbiamo fatto: una volta, insieme a Robinho, sono andato in un casinò e abbiamo visto due belle ragazze. Abbiamo passato una grandiosa nottata insieme a loro, ma alla fine ci chiesero 1000 euro a testa. Non pensavo assolutamente di doverle pagare, credevo fosse solo divertimento. Non avevo contanti e mi vergognavo".

La sua terza e ultima stagione al Real è condita da qualche presenza e un solo goal in Champions League contro il Milan, che sta quasi a rappresentare la sua cartolina d'addio. Mourinho non lo ritiene all'altezza e così il 31 agosto 2010, a mercato praticamente finito, viene girato in prestito alla neopromossa Hércules.

"I problemi per me sono iniziati con l'arrivo di Mourinho, colui che mi fece lasciare il Real Madrid. Nell'estate del 2010 ho lavorato duramente, Marcelo era infortunato e quindi potevo avere spazio per giocare. Eppure, improvvisamente, durante l'ultimo giorno di mercato mi ha detto che dovevo andare via, che non poteva fare nulla e che era una cosa che riguardava Valdano. Ho avuto meno di 24 ore per scegliere una squadra e, alla fine, andai all'Hércules in prestito".‚Äč

Nonostante il diciannovesimo posto a 35 punti, che sta a significare matematica retrocessione, le sue prestazioni individuali sono tutto sommato buone: 19 presenze e 4 goal, per un totale di 1407 minuti sul campo. Sono proprio queste ultime che convincono l'Everton e soprattutto mister Moyes, ad acquistarlo con la formula del prestito per la stagione 2011/12. Goodison Park è uno stadio storico e pieno di importanza e i tifosi pretendono molto dal neo-acquisto, soprattutto se decidi di farti carico della 10 sulle spalle. Al suo primo match da titolare, contro il Fulham, va in goal dopo soli 3 minuti e offre pure l'assist del raddoppio a Louis Saha. Nonostante le 4 marcature in 27 presenze, i problemi saranno per lo più al di fuori dal campo; lo stesso Moyes che l'ha voluto tanto portare in terra inglese, fatica a sopportare i suoi capricci e il rapporto si incrina inesorabilmente alla vigilia della semifinale di FA Cup contro il Liverpool, a causa di un ritardo di mezz' ora alla sessione di allenamento. La reazione del centrocampista è pressochè esagerata: impacchetta le sue cose e torna diretto a Rotterdam. Comportamento che sta a significare una sola cosa: interruzione immediata del prestito da parte dei Toffes e "scarica barile" del problema alla nuova dirigenza madrilena di Florentino Pérez. Ormai per il Real il ragazzo è diventato un peso e la rescissione del contratto nella stagione 2012/13 sarà per l'olandese l'inizio di un continuo vagabondare per l'Europa e non solo: Alanija Vladikavkaz, Reading, Sheffield Wednesday, Kayseri Erciyesspor e Baniyas.

L'ultima tappa al Baniyas, negli Emirati Arabi, accende qualcosa all'interno del "ragazzo": ormai l'età comincia a farsi sentire e il treno della sua carriera sembra essere passato, ma mai essere giunto a destinazione. Si rende conto che, un po' per gli agenti, che a detta sua l'hanno sfruttato per fare i loro interessi, un po' per i soldi e un po' per le notti brave ai tempi di Real ed Everton, è arrivato a un punto di non ritorno e proprio per questo decide di ritirarsi dal calcio giocato alla fine della stagione 2015/16. Anche se tante volte il ritiro per molti calciatori è considerato una fase di smarrimento, almeno lavorativamente parlando, lui sa benissimo cosa vuole fare. Con il nome di Roya2Faces si dà al mondo della musica rap, incidendo pezzi con l'amico Ryan Babel e con il rapper U-Niq e, non contento, darà anche sfoggio delle sue qualità di attore in una serie tv olandese "MOCRO MAFIA" interpretando un malavitoso.

                       

Le occasioni per rimettersi in gioco sul campo però ci sono, quindi dopo un anno di pausa e all'inizio della stagione 2017/18 trova l'accordo con il Xerxes DZB Zondag, squadra dilettantistica olandese. Resta lì una stagione, perchè per quanto riguarda la successiva l'acquirente è lo Sparta Rotterdam, club della sua città natale militante in Eerste Divisie. Qui Royston ritrova la passione per lo sport che ha sempre amato, collezionando 32 presenze e 5 goal nell'arco della stagione 2018/19. 

Nell'agosto 2019 firma un contratto annuale con la squadra dilettante dei Kozakken Boys in Tweede Divisie, la terza serie olandese. Le presenze non saranno molte, solo 10 con 3 goal all'attivo.

Si arriva quindi all'ultimo capitolo (almeno per ora) della sua lunga e travagliata carriera: il 6 gennaio 2021 firma un contratto semestrale con il Racing Murcia, club militante in terza divisione spagnola. La presentazione al primo allenamento non è certo delle migliori, considerando che si presenta notevolmente fuori forma diventando bersaglio e zimbello delle principali emittenti spagnole.

Insomma, le occasioni ci sono state, la delusione è palpabile anche nelle sue stesse dichiarazioni che, forse, parlano da sole e in qualche modo descrivono a pieno il motivo del declino della meteora classe '87:

"Ho deciso di ritirarmi dal calcio a 30 anni perché non ero felice. Ero stanco e deluso. Non mi piace il mondo del calcio professionistico. Ho avuto problemi con gli agenti che mi hanno avvicinato. Nel calcio ci sono persone che non sono oneste: c'erano persone che mi cercavano solo per ingannarmi. Adesso gioco con gli amici per divertirmi”.

 

 

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