Il calcio dei grandi
Ndjantou, l’ultima stella del Psg: Luis Enrique contro le “tappe all’italiana”
Il classe 2007 del PSG sorprende in Champions: personalità, duttilità e la fiducia totale del proprio allenatore. La tripletta all’Atalanta e la gestione “anti-italiana” di Luis Enrique
La Francia calcistica ama raccontarsi attraverso le storie dei suoi giovani: dal mito delle banlieue fucina di talenti alle accademie che sfornano campioni con una naturalezza quasi culturale. In un Paese dove la parola jeunesse è spesso sinonimo di innovazione, coraggio e futuro, il Paris Saint-Germain continua a incarnare questa filosofia grazie a un allenatore, Luis Enrique, che non teme di affidarsi ai ragazzi quando dimostrano di meritarselo. L’ultimo capitolo di questa tradizione ha un nome nuovo, destinato a restare: Ndjantou, classe 2007, titolare in Champions League contro il Tottenham e capace di incidere subito con un assist.
L’esplosione europea: Ndjantou, personalità da veterano
Il debutto dal primo minuto in Champions avrebbe potuto intimorire chiunque, ma non Ndjantou. “No, non ero sorpreso. Non vedevo l’ora di iniziare questa partita…” ha dichiarato a Canal+, con una serenità che tradisce un carisma raro alla sua età. La prestazione ha confermato tutto: corsa, tecnica, lucidità nei momenti chiave e, soprattutto, quell’assist che ha acceso il Parco dei Principi. Il giovane talento ha spiegato come la sua polivalenza sia stata decisiva nella fiducia concessagli dal tecnico, una qualità che gli ha permesso di muoversi con naturalezza sia largo che tra le linee. Concorrenza o meno, Ndjantou ha mostrato di possedere già una mentalità da professionista.
Très bon match de Quentin Ndjantou pour une première titularisation en Ligue des Champions ! ⭐
L'avenir s'annonce radieux ! 🇨🇵💎 pic.twitter.com/eSBkUGtSZT
— Rising PSG (@PSGRISING) November 26, 2025
Luis Enrique e il coraggio di scegliere i giovani
Il giudizio di Luis Enrique è stato netto: “È stato sensazionale. Una vera nuova risorsa per la squadra“. L’allenatore spagnolo, che in Francia sta costruendo un percorso coerente e coraggioso, non ha esitato a promuovere un ragazzo che nei pari età aveva già dimostrato di essere “troppo avanti”: la tripletta in Youth League contro l’Atalanta ne è il manifesto. Niente trafile lunghe, niente attese infinite: il PSG lo ha inserito gradualmente ma con decisione, facendolo partire titolare già due volte in Ligue 1, persino come trequartista. In Champions, la conferma. E ora, anche la nazionale osserva da vicino: la Francia U20 lo aveva già convocato da sotto età per il Mondiale, anche se il club ne aveva bloccato la partenza. Può ancora scegliere il Camerun (nazionalità dei genitori), ma sembra orientato verso les Bleus.
Un giocatore moderno: velocità, duttilità e istinto da finalizzatore
Ndjantou incarna perfettamente il prototipo del calciatore contemporaneo: senza un ruolo fisso, ma con competenze che gli permettono di spostarsi su fronti diversi dell’attacco. Può agire da punta, ma ama partire largo per sfruttare accelerazione e capacità di rientrare sul destro. Sa galleggiare sulla trequarti, anche se lui stesso ammette di preferire la finalizzazione all’ultimo passaggio. Fuori dal campo mostra un profilo sobrio: esultanze semplici ed eleganza antica. Un ragazzo che sa dove si trova, che vive per il calcio e che ora ha iniziato a vivere davvero il sogno di ogni giovane francese cresciuto con il mito del PSG. La sensazione è che questa notte di Champions sia solo l’inizio: Ndjantou ha già bussato alla porta dell’élite, e sembra intenzionato a restarci.
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