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ESCLUSIVA MP – Viareggio Cup, il Presidente Palagi: “Rispetteremo la tradizione: ecco quale sarà il format”

Il Presidente della Viareggio Cup, Alessandro Palagi, ha parlato in esclusiva a Mondoprimavera in vista della 76ª edizione del torneo.

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Alessandro Palagi

Dal 9 al 23 marzo andrà in scena la 76ª edizione della Viareggio Cup: le parole del presidente Palagi in esclusiva

Dal 9 al 23 marzo 2026 prenderà il via la 76ª edizione della Viareggio Cup, lo storico Torneo nato dall’intuizione del ‹‹Centro Giovani Calciatori››, fondato nel 1947. È una competizione calcistica internazionale, riservata alle squadre giovanili di tutto il mondo. Abbiamo dunque sentito in esclusiva il Presidente Alessandro Palagi che ci ha illustrato (e anticipato) che cosa questa 76ª edizione andrà ad offrirci.

Presidente, innanzitutto ci racconti quando e come è iniziata la sua avventura nel CGC.

“La mia avventura inizia tanti tanti anni fa: oggi ho 72 anni ad aprile, sono entrato nel Centro Giovani a 15 anni. Sono sempre stato parte attiva dell’associazione: me ne occupo da oltre 25 anni come diretto organizzatore. Naturalmente ho partecipato a tanti tornei come collaboratore e come organizzatore, quindi “ho addosso” questa realtà ed è qualcosa di particolarmente caro, la vivo da sempre con affetto”.

Come sarà il format di questa 76ª Viareggio Cup? Rispetterà la tradizione? Quali saranno le squadre partecipanti?

“Sì, l’idea è proprio quella di rispettare la tradizione. Saranno 24 le squadre che parteciperanno, anche se ad oggi non siamo ancora in grado di dare i nomi effettivi. Proprio a fine settimana ci sarà il sorteggio dei 6 gironi e quindi sarà come gli ultimi due.

Il nostro torneo è sempre stato dedicato alla categoria Primavera: fino a una quindicina di anni fa, la Lega di Serie A durante il periodo del carnevale di Viareggio, bloccava i campionati Primavera per 2 settimane. Poi si è arrivati al blocco di una settimana e infine si è smesso di bloccare. Nel frattempo, sono nate le Primavera 2, 3, 4, il campionato U18, le nazionali e la Youth League e noi abbiamo cercato in maniera molto forte di seguire questi cambiamenti.

Ovviamente il torneo soffre della mancanza di determinate squadre italiane, ma rimane sempre di grande appeal in Italia e nel mondo. Vede la partecipazione di squadre di Paesi emergenti che rappresentano il futuro del calcio mondiale: mi riferisco al continente africano. Quest’anno ci saranno addirittura 9 squadre al campionato del mondo che rappresenteranno l’Africa e ci saranno tante squadre anche al torneo di Viareggio. Noi abbiamo anticipato i tempi, dato che sono già 3/4 anni che vediamo la partecipazione di squadre africane. Il nostro torneo, del resto, rappresenta la vetrina più importante per quanto riguarda i giocatori in erba. Arrivano non solo osservatori di squadre italiane ma anche delle più importanti squadre europee.

Il torneo di Viareggio mantiene ancora oggi la sua importanza, nonostante questa flessione di partecipazione da parte di squadre italiane di un certo tipo, per via delle troppe attività alle quali sono sottoposte. Le varie società non hanno una rosa esclusiva per il campionato U18 (a cui è destinato il torneo), sono rose utilizzate sia per la Primavera che per l’U18. Visto che è difficile fermare i vari campionati, abbiamo in serbo alcune iniziative per definire una volta per tutte il torneo di Viareggio e sapere che cosa si vuole fare”.

Il Genoa detiene il titolo, avendo vinto non solo la Viareggio Cup ma anche la Supercup: chi vede meglio quest’anno?

“Come detto ampiamente prima, le squadre da battere saranno le africane, ma penso anche che la Fiorentina abbia una rosa molto forte per ambire ad arrivare in fondo. Anche il Genoa stesso darà nuovamente del filo da torcere. Vediamo anche altre 3/4 squadre europee che formazione porteranno.

Ricordiamo inoltre che parliamo della 76ª edizione del torneo, ma è giusto dire che effettivamente è la 78ª considerando gli anni del covid. Ad ogni modo, vedremo se anche questa edizione passerà alla storia come lo è stato in tutti gli anni precedenti. L’anno scorso la finale è stata bellissima perché ha portato alla riapertura del nostro stadio dopo 7 anni. Siamo molto testardi quando si parla di portare avanti la nostra creatura. Faremo sempre di tutto per migliorare”.

Milan e Juventus detengono il record di 9 vittorie in questa competizione; segue l’Inter a 8. Tre squadre con un’U23 dai trascorsi differenti. Come le vede queste realtà?

“Ho una particolare visione del calcio giovanile, soprattutto di quello italiano perché ci sono tantissimi talenti italiani che vengono soffocati da certe scelte. Io i giocatori forti e promettenti li porterei subito in prima squadra, però è anche sbagliato “scimmiottare” gli altri paesi e far fare troppe attività ai nostri ragazzi. Io ho giocato a calcio e ho imparato “con il muro”, giocando per strada, nessuno mi ha mai insegnato, ho imparato da solo come tantissimi giocatori che hanno fatto la storia del calcio. Quindi penso che sia un argomento abbastanza delicato e che dovrebbe essere affrontato in maniera seria nei grandi palazzi dove si parla di calcio, di vivaio, di settori giovanili.

Faccio un esempio: noi da anni facciamo arrivare la rappresentativa di Serie D al torneo che fa parte del mondo dilettantistico, un mondo sano, anche con qualche sbavatura da parte di qualche società. Qui militano giovani promettenti che giocano per la bellezza del pallone: ogni anno dai 5 ai 7 giocatori riescono ad entrare nel professionismo. Ogni anno spingo perchè i giovani partecipino al torneo di Viareggio, è un’esperienza importantissima: in 15 giorni chi arriva in finale gioca la bellezza di 7 partite; chi arriva fino alla fine poi porta nel calcio che conta dai 2 ai 3 giocatori.

Fino a qualche anno fa questa cosa era molto apprezzata, poi ci sono stati i cambiamenti che non abbiamo ancora capito a chi e cosa servono. Prima c’erano la Primavera e la Berretti; adesso con tutte queste Primavere è difficile per una squadra di Serie C o D andare a competere con società di altro tipo. Bisognerebbe metterci la testa e pensare di più al nostro calcio perché poi i risultati nella nostra Nazionale sono sotto agli occhi di tutti”.

Secondo lei, perché i giovani in Italia faticano ad affermarsi come invece all’estero succede?

“Più che fatica, ai giovani va data fiducia: se non lo si fa con coraggio, i risultati li abbiamo sotto gli occhi, squadre Primavera piene di stranieri. Quindi ci siamo ritrovati a formazioni che avevano i propri giocatori impegnati con le rispettive Nazionali nel periodo del torneo di Viareggio. Le società italiane che vengono svuotate dei propri stranieri e tutto ciò contribuisce a far perdere di qualità la competizione. Aggiungo questo particolare: il Mondiale vinto da Marcello Lippi (il quale ha fatto il torneo di Viareggio prima da calciatore nella Sampdoria e poi da allenatore con Mancini e Vialli), aveva in campo 17 giocatori che avevano disputato il torneo. Oggi è cambiato tutto: ora siamo a 24 squadre, ma io ho organizzato tornei anche da 48, provenienti dai 5 continenti.

Sono cambiati i diritti televisivi, le forme di comunicazione e visibilità che contrastano con ciò che era il calcio tradizionale e che portano ad avere tante volte stadi vuoti. Ci sono spesso partite con pochi gol, in cui manca dinamicità. Io sono all’antica, mi piace la tecnica individuale: va bene il fisico e la prestanza, ma bisogna anche saper giocare a pallone perché la bellezza dello spettacolo viene dal dribbling, dal tacco, dal saltare l’uomo, lo stop di petto con tiro al volo, la palla nel sette”.

Nel corso degli anni sono state molte le giovani stelle nate nella Viareggio Cup: chi ricorda con maggiore affetto e chi l’aveva colpita maggiormente?

“Partendo dalla mia vicepresidenza, mi ricordo di una partita avvincente tra Juventus e Fiorentina: nei bianconeri c’era Del Piero, nei Viola Flachi. In quell’anno in caso di parità si rigiocava la finale: lo stadio “Dei Pini” era stracolmo e fece gol proprio Del Piero. Fu uno spettacolo. Ricordo anche di aver visto Francesco Totti, Roberto Baggio ma anche Batistuta, arrivato con una rappresentativa dell’Argentina. Grandi giocatori, grandi portieri ma anche grandi allenatori e arbitri.

La prima partita che la RAI ha mandato in diretta nel 1954 è stato il secondo tempo della finalissima tra Juventus e Vicenza. Quindi ci sono grandi trascorsi: il torneo di Viareggio è una storia infinita, soltanto il suo brand ha un valore incalcolabile. Ciò deve far riflettere il mondo del calcio perché noi lo stiamo portando avanti come dei custodi. Chi comanda dovrebbe trovare un sistema per dare la giusta importanza al torneo di Viareggio, per quel che ha dato e che merita”.

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