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ESCLUSIVA MP - Cascione: "In Inghilterra c'è molta più attenzione ai giovani. Under in D? Non sono d'accordo"

Le parole dell'ex calciatore Emmanuel Cascione sul calcio giovanile

Marco Mavuotolo
30.05.2020 11:50

Cascione

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Continua l'appuntamento, ormai diventato abitudinario, con gli ex calciatori per parlare con loro delle differenze dei settori giovanili di qualche anno fa con quelli di oggi e magari, in qualche caso, con quelli stranieri. È il caso di Emmanuel Cascione, cresciuto proprio nel settore giovanile del West Ham e poi arrivato in Italia dove ha vestito le maglie di Cesena e Pescara per lo più con cui si è tolto diverse soddisfazioni e ora allenatore del Cattolica in Serie D. Con lui abbiamo affrontato anche le tematiche dei giovani d'oggi e delle difficoltà che incontrano nell'arrivare tra i pro. Ecco le sue parole: 

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Partiamo dalla tua esperienza giovanile: qual è stato il tuo percorso?

“Allora io ho iniziato da piccolo nel settore giovanile della Fiorentina e in quello della Lucchese,

anche se poi ho fatto l’ultimo anno “da giovane” in Inghilterra, al West Ham”.

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Che ambiente hai trovato al tuo arrivo a Londra? Come ti sei trovato?

“Beh è stata un’esperienza importante e molto formativa. Ho imparato molto da quel gruppo, anche

se non ho esordito in prima squadra avere la chance di allenarti con gente come Rio Ferdinand, Di

Canio, Lampard, Defoe, Joe Cole…cioè gente veramente forte forte, che ha fatto una carriera

strepitosa ed era infatti un mondo dalla quale non sarei andato via…”

 

Ti è mancato qualcosa per esordire? O ci sono stati altri fattori che ti hanno negato questa possibilità?

“No no, non mi è mancato qualcosa. Il discorso è che sono dovuto rientrare in Italia per problemi

personali e quindi non sono rimasto li a giocarmi le mie carte ed è l’unico rimpianto che ho della

mia carriera… sarei rimasto in Inghilterra molto volentieri…”.

 

Che differenze hai notato tra l’ambito giovanile italiano e l’ambito giovanile inglese?

“Sicuramente posso dire che in Inghilterra c’è molta più attenzione ai giovani, c’è molta più

possibilità di farli giocare e c’è sicuramente molta meno pressione rispetto al nostro campionato. Si

riesce a crescere anche come persona oltre a come calciatore e questa cosa ti permette di fare più

esperienza e farti trovare pronto, al di la della differenza di “calcio” inteso come contatto fisico che

in Inghilterra è sicuramente un fattore importante”.

 

Avendo giocato in serie D a fine carriera ed allenando tutt’ora hai sicuramente un pensiero per quanto riguarda la concezione dell'under obbligatorio?

“Onestamente sono dentro questo mondo da soli 2 anni, però posso dire che non mi trova

d’accordo. Se prima ero meno pensante riguardo a questo fenomeno, ora che faccio l’allenatore

posso dire che è una cosa che assolutamente in disaccordo con questa regola perché in pratica si

“costringe” a giocare dei ragazzi anche se magari si sono allenati con superficialità perché tanto

sanno che devo metterli in campo per forza. Questo non gli permette di formarsi dal punto di vista

del merito, ossia quando giocavo io sapevo che dovevo fare il 150% per essere titolare, adesso se tu

sai che giochi inconsciamente l’impegno in allenamento cala, magari non ne approfitti per rubare

quei segreti ai più grandi…insomma non giocare per merito ma solo perché una regola te lo

permette ti rovina, anche perché poi quando non sei più “under” ti ritrovi ad andare fuori da

questo mondo perché nessuno punta più su di te. Sono dell’idea, che a prescindere dall’età e dalle

regole, chi è forte gioca sempre”.

 

A proposito di questa tua ultima frase, credi che le squadre di categorie superiore, A e B su tutte, debbano invogliare i propri osservatori a seguire con costanza una categoria come la D? Credi che al di la della regola degli under ci siano ragazzi giovani pronti a fare il grande salto ma che semplicemente non vengono visionati in modo adatto?

“Assolutamente si, ne ho visti di giovani bravi che meriterebbero una visibilità maggiore. Si fa

sempre troppo presto ad andare all’estero alla ricerca di giovani bravi, ma credo che in Italia non

siamo messi male, ce ne sono tanti ed è giusto che abbiano le loro chance. Per questo dico si,

farebbero bene a mandare più osservatori anche nelle serie minori. Sarebbe opportuno far

crescere il livello del nostro calcio a partire dai nostri giovani”.

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