Meteore

Meteore - Che fine ha fatto... Alexander Merkel: l'erede di Schweinsteiger

Formatosi nell'ultimo Milan tricolore, la parabola di un giocatore costernato da infortuni e pedina di scambio nelle trattative

Riccardo Lionetto
15.12.2020 12:00

Centrocampista kazako con cittadinanza tedesca, biondo e sguardo determinato pronto a spaccare il mondo. Le premesse per una grande carriera c'erano tutte ed è proprio per questo che il percorso di Alexander Merkel resta un inspiegabile mistero. Sarà proprio lui il protagonista della nostra rubrica settimanale di "Meteore". Un nome che ogni milanista non può aver scordato, perché tutti i tifosi rossoneri, anche per un solo secondo, hanno riposto grandi speranze in questo giovane talento cresciuto sotto gli insegnamenti di Van Bommel ed etichettato in Germania come "l'erede di Schweinsteiger", un titolo forse pesante ma che inizialmente ci stava tutto. Ma andiamo con ordine.

Merkel è un classe '92 cresciuto nelle giovanili dello Stoccarda, viene prelevato dal Milan per rinforzare una Primavera che vedeva nomi di un certo calibro come Mattia De Sciglio, Simone Verdi, Rodrigo Ely e Alberto Paleari (che ha esordito per la prima volta in Serie A proprio in questa stagione). Alex ha talento: piedi educati, una buonissima visione di gioco e una discreta dose di personalità. Dopo aver vinto la Coppa Italia Primavera nel 2010 con il vivaio rossonero, ecco la promozione definitva in prima squadra nella stagione successiva. L'allora diciottenne subentrò a Robinho in un Milan-Ajax di Champions League, una sconfitta indolore che vide esordire questo ragazzino ordinato e piacevole da vedere con la palla tra i piedi. La stoffa c'è, Max Allegri lo nota e decide di schierarlo titolare in Cagliari-Milan, un match delicatissimo per il cammino tricolore del Diavolo. Ma la svolta arriva in Coppa Italia, contro il Bari: Merkel segna il gol del 2-0 con un bel mancino nel cuore dell'area su assist di Robinho. Favore che viene ricambiato proprio dal tedesco che serve il brasiliano in occasione della terza rete. Cominciano i complimenti per la capacità di parlare correttamente l'italiano ma soprattutto per le doti tecniche. 

A fine stagione, il Milan vince lo scudetto e Merkel colleziona 10 presenze e un goal nel suo primo anno tra i professionisti. Un traguardo di tutto rispetto. L'annata successiva, il centrocampista viene girato in prestito al Genoa, in cambio di Stephan El Shaarawy, per conoscere ulteriormente la Serie A e avere maggiore continuità. Ma ecco il primo ostacolo: nella gara di coppa contro la Nocerina, Merkel si stira ai flessori e resta lontano dai campi per poco più di un mese. Il rientro però è tuttavia positivo: 13 presenze in campionato e 3 assist decisivi contro Roma, Juve e Siena, gare in cui il Genoa ottiene 7 punti su 9. Il prestito però si interrompe a gennaio 2012, e Merkel ritorna in rossonero. Il rientro però si trasforma in un incubo: il Milan vince 3-1 nei quarti di finale contro la Lazio ma Merkel, ancora una volta in coppa, si rompe il legamento collaterale del ginocchio destro. Stagione finita.

Nell'estate 2012, al "gioco delle buste" la comproprietà viene risolta a favore del Genoa, che lo rilancia titolare, trovando perfino il suo primo goal in serie A contro il cagliari alla prima giornata, nella vittoria per 2-0 dei liguri contro i sardi. In ogni caso però, Merkel non trova molto spazio, solo 6 presenze nella prima parte di stagione ed ecco allora un nuovo scambio: il tedesco si traferisce all'Udinese, a Genova approda Floro Flores. Con i friuliani però il campo lo vede col contagocce: 5 presenze in cinque mesi e ripartiti in 118' minuti e non è tutto. Nella stagione 13/14, ancora con i bianconeri, Merkel non scende mai in campo. Pozzo decide quindi di girarlo in prestito nell'altra squadra che predilige, il Watford. Sotto la guida di Sannino, in Championship (la Serie B inglese), dopo un esordio rivedibile in cui viene espulso, il tedesco a 22 anni si rilancia e contribuendo alla salvezza degli 'Hornets'. 

11 gettoni, una rete e due assist, tuttavia non convincono gli inglesi e Pozzo lo fa ritornare in Friuli, per poi rigirarlo in prestito al Grasshoppers in Svizzera. Ma anche qui Merkel non trova molto spazio, collezionando ancora undici presenze ma in una stagione intera, troppo poco per convincere gli svizzeri. Tornato nuovamente all'Udinese, Colantuono decide di puntare sul ragazzo. Ma il destino quando si accanisce è crudele: ed ecco che il 17 settembre 2015, nella seconda gara di campionato contro il Palermo, Merkel si rompe il crociato. Questo infortunio è il punto di svolta definitivo: non solo gli costa la stagione 15/16, ma gli costa anche il sogno di affermarsi nel calcio che conta, la speranza di continuare a giocare ad alti livelli. 

Ma come è giusto che sia, il centrocampista non si dà per vinto. Ristabilitosi dall'infortunio, firma con il neopromosso Pisa in Serie B, ma forse l'Italia comincia a stargli davvero stretta, troppo. Dopo sole tre settimane di preparazione con i toscani, Merkel si trasferisce in Germania, al Bochum seconda serie tedesca. Il ritorno nella sua patria "adottiva" però non sortisce gli effetti sperati, il giocatore ormai è totalmente smarrito: in un anno e mezzo vede il campo solamente quattordici volte senza lasciare tracce consistenti. 

Così, alla bellezza di 26 anni, comunque nel pieno della sua carriera, Merkel riesce a trovare continuità. Dopo una parentesi di quattro mesi positivi in Austria con l'Admira Wacker in cui riesce ad essere un elemento fondamentale per la qualificazione ai preliminari di Europa League, il giocatore viene acquistato dagli olandesi dell'Heracles e in Eredivise finalmente trova stabilità. Al termine dell'esperienza nei Paesi Bassi, conclusa dopo due stagioni, oggi il ventottenne Alexander Merkel milita nell'Al Faisaly Harmah prima divisione del campionato saudita.

Una carriera dannata, quella del Kazako-Tedesco, in quanto nei momenti chiave della sua vita calcistica in cui era pronto ad esplodere, il destino gli ha sempre messo il bastone tra le ruote. Sarebbe bello sapere come sarebbe il Merkel di oggi senza quelle beffe fisiche che nel momento clou della sua maturazione, lo hanno intrappolato in un vortice di sfortuna che non lo ha mai fatto rendere al massimo delle sue capacità. 

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