Danilo Caravello
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ESCLUSIVA MP - Danilo Caravello, Ag. FIFA: "Prima di contratti e stipendi da urlo, deve esserci la gavetta"

L'Agente FIFA Danilo Caravello analizza in modo dettagliato il suo mestiere, soffermandosi inoltre sul difficile momento storico

Giulia Gravante
23.04.2021 21:30

Un’insolita entrata in punta di piedi nelle nostre domande, nonostante il ruolo che da sempre irrompe nel mondo calcistico a gamba tesa, quella di Danilo Caravello. 

Un semplice amore per il rettangolo verde, dedizione e sensibilità fanno dell’Agente FIFA un vero e proprio professionista, che opera nel settore da più di vent’anni ed in forza alla Football Service. Con umiltà ma senza troppi peli sulla lingua, l’operatore di mercato ci racconta quanto è stato (ed è ancora) difficile, svolgere il suo lavoro data l’emergenza COVID, che ha inevitabilmente plasmato tutto il settore, iniziando dai bilanci economici: 

“A parte la risposta più scontata che è quella dell’aspetto economico, la prima difficoltà è stata il mercato. Le ultime due sessioni sono state veramente molto povere, con pochissime operazioni di spessore. E’ stato inevitabile per le società mettere in previsione il lungo periodo di difficoltà”. Caravello poi, tocca un tasto dolente che riguarda anche noi giornalisti: La più grande difficoltà per i procuratori è stata ed è non poter vedere le partire dal vivo, da più di un anno non poter seguire i propri assistiti, non vederne di nuovi e non poter vedere delle sfumature che si possono cogliere soltanto seguendo sul campo. I video e le piattaforme ad oggi sono molteplici e fatti/e benissimo, però è un’altra cosa vedere le partite dal vivo - continua Danilo - La seconda è, di conseguenza, il contatto. Stare vicino ad un proprio giocatore a distanza, vuol dire che se non hai un rapporto vero e consolidato, diventa ancora più arduo. Oltre che con i propri giocatori, manca un contatto da vicino e diretto anche con i dirigenti. E’ stato molto difficile poter andare nelle sedi delle società o nei ritiri, come da disposizioni si sono chiuse in bolla tutte le squadre da ormai un anno. Non è stato semplice svolgere il nostro lavoro, che si basa su questi due principi che sono fondamentali. Veramente una cosa che non avevo mai vissuto in tanti anni di attività, e che spero possa finire quanto prima. Soprattutto perché non è il mio modo di fare calcio e di lavorare”.

In virtù di ciò, viene automatico domandare all’Agente, alcuni aspetti del suo lavoro. Chiedendogli che qualità debba avere una persona per svolgere il suo mestiere e in che modo intenda continuare a fare la differenza nella vita dei suoi assistiti: “La nostra professione nasce come punto di equilibrio. Noi rappresentiamo i calciatori e, qualche volta, anche le società, in alcune trattative o mediazioni. Noi cerchiamo di tutelare sempre, comunque e fino in fondo, ma questo non vuol dire che bisogna andare come kamikaze contro i club; secondo me non è il modo giusto per fare questo lavoro. Noi rappresentiamo gli interessi del nostro assistito, personali e l'interesse di un club che magari ha lavorato tanti anni su un calciatore, quindi dobbiamo essere un punto di equilibrio e non sempre un punto di lettura. Ho sempre messo come priorità la collaborazione, il fatto di poter costruire con i passaggi giusti, sia tecnici (fondamentali) che economici la carriera di un ragazzo, che poi diventa un uomo. Anche davanti al mero interesse economico che è freddo ed amorale. Ho fatto sempre questo lavoro con professionalità, aspetto che si presta sempre meno. Non sono un santo e non lavoro per la gloria, ma ho sempre cercato di mettere al primo posto l’assistito e le società”.

La cosa che ho personalmente sempre ammirato degli Agenti, è che dietro ad un singolo giocatore c’è il lavoro e gli sforzi di tante persone. Sono delle scommesse che loro fanno, che a volte possono andare a buon fine ed altre volte no, di conseguenza credo che per un calciatore sia estremamente importante avere accanto una persona competente, valida e di fiducia. Come già detto, sono molti anni che l’Agente Caravello svolge questo lavoro, quindi inevitabilmente ha le spalle forti: “In questo calcio tante volte vedo veramente gente che si butta a capofitto, queste cose poi nel tempo non pagano e non portano ai risultati sperati, in quanto effimeri. Per durare in questo mondo è veramente importante metterci tutto se stesso in tutte le componenti, compreso l'aspetto morale umano. Mai come quest'ultimo anno, diventa essenziale per tutto il sistema. Abbiamo vissuto tutti un periodo difficile, in primis mi sono messo nei panni di ragazzi di 20 anni da soli in casa per tanto tempo”. Cosa che poi, influisce sul fisico e la psiche: “Il Covid ha portato anche a parecchi infortuni. È un momento molto delicato che ci deve far riflettere ed aiutare a ricordare, non dimenticando in fretta e furia. È stato un momento importante, va vissuto per quello che è, ma va anche metabolizzato. Lo dico a chi fa questo lavoro da meno anni di me, a chi è giovane, a chi si sente forte ed invincibile, ai miei colleghi, ai giornalisti, ai calciatori e alle famiglie. Rispetto a tanti anni fa è normale che il progresso porti a dei cambiamenti, e bisogna cercare di stare al passo con i tempi. Questo è implicito dunque, se non ti adegui vuol dire che non puoi stare in questo mondo”.

E sui giovani, il procuratore palleggia tra romanticismo e realtà: “I sogni ai ragazzi non bisogna toglierli, essere calciatore è il sogno di tutti. Il compito di noi agenti, è quello di far capire loro che bisogna fare un passo alla volta, che c’è tanto lavoro dietro, qualità e spesso anche un pizzico di fortuna. Quindi dobbiamo supportare, ma senza illudere. In primis io sono per far divertire i ragazzi, poi, se dovesse intravedersi la possibilità che questo divertimento possa diventare un mestiere, allora si può fare un discorso importante. Le società dovrebbero, a volte, far crescere i ragazzi in modo graduale. Quando dei giocatori promettenti che escono dalla Primavera vengono caricati sulle spalle di stipendi da urlo, non sempre è facile essere all’altezza delle aspettative. Se non sei ancora del tutto pronto a giocare tra i professionisti, potrebbe essere fatale. I ragazzi devono guadagnarsi un primo contratto, poi un secondo, poi andare in campo e dimostrare. Io sono per costruire un percorso. Deve esserci la gavetta, gli ingaggi importanti dovrebbero arrivare in un secondo momento”. 

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