Hellas Verona

Matteo Lovato, il nuovo talento gialloblù sulle orme di Kumbulla

Il difensore classe 2000 del Verona si sta imponendo con grande personalità in questo avvio di stagione

Giacomo Mozzo
29.09.2020 13:10

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È una bella storia, quella di Matteo Lovato. Un racconto di gavetta e crescita, di sacrificio e attesa del momento giusto. Il giovane difensore patavino, arrivato al Verona a fine gennaio 2020, ha positivamente impressionato nelle sue prime presenze in Serie A. Uscite contro avversari di alto rango. Prestazioni solide e convincenti, piene di carattere e personalità.

Cresciuto nelle giovanili del Padova, Lovato ha poi trascorso un biennio (tra il 2016 e il 2018) al Genoa, tra Under 17 e Primavera. Il ritorno al Padova l’ha portato a vivere un’altra stagione con la formazione Primavera, prima del debutto tra i professionisti, nel campionato di Serie C, avvenuto il 25 agosto 2019 sul campo della Virtus Verona. Nella prima metà della scorsa stagione, il ragazzo nato a Monselice nel febbraio del 2000 ha collezionato ben 18 presenze da titolare tra Serie C e Coppa Italia di C, mettendosi dunque in mostra in un torneo fisicamente e agonisticamente più probante rispetto a quello Primavera. Una serie di prestazioni che ha attirato su di lui le attenzioni di club della massima serie, tra i quali il Verona si è rivelato il più convinto, con un contratto di quattro anni e mezzo ben indicativo della fiducia nell’affare. Giunto nella città scaligera per effettuare un inserimento graduale e maturare con pazienza, Lovato ha dovuto attendere a lungo per poter finalmente debuttare in Serie A.

La sua prima apparizione è stata nei minuti finali della sfida contro l’Atalanta dello scorso luglio. Un esordio tutt’altro che banale, al cospetto del miglior attacco della scorsa Serie A e di giocatori del calibro di Muriel, Zapata e Gómez. Un assaggio di grande calcio, un’occasione propizia per mostrare subito il proprio temperamento e la propria personalità. Nei giorni seguenti, però, un problema fisico ne ha impedito l’utilizzo e l’immediata conferma ad alti livelli. La seconda opportunità, per lui, si è invece palesata nel primo turno di questo campionato contro la Roma: un ingresso in campo avvenuto in modalità molto simili, da subentrato e contro un grande avversario. Ma stavolta rimaneva da disputare una porzione ben più ampia di partita: 71 minuti affrontati dal giovane gialloblù con grinta, calma e concentrazione. Infine, il turno scorso: contro l’Udinese, per Lovato è arrivato il debutto da titolare, con una prestazione forse meno brillante rispetto alle due precedenti, ma una sufficienza portata comunque a casa con mestiere e abnegazione.

Matteo Lovato è dunque pronto a confermarsi in pianta stabile nel reparto difensivo dell’Hellas. In queste sue prime apparizioni, ha mostrato fisico e concentrazione, pulizia e attenzione, sopperendo, grazie a rapidità, esplosività ed elevazione, ad un’altezza (188 cm) discreta ma “normale”, per gli standard odierni. Soprattutto, si è rivelato valido in fase di impostazione e uscita palla al piede, peculiarità fondamentali per i difensori delle formazioni di Ivan Juric. Il pensiero è subito corso, perciò, al parallelo con Marash Kumbulla: l’allenatore croato non ha mai fatto mistero di prestare ben poca attenzione alla carta d’identità dei giocatori che va ad impiegare, e nei giorni scorsi si è così espresso in merito: “Lovato ha fatto due belle partite, ha le caratteristiche giuste per noi, ma dipende molto da lui. Kumbulla è fortissimo perché ha questa capacità di imparare tutto subito, lui sta facendo passi in avanti. È tosto, ha velocità, ha molti margini di miglioramento: le caratteristiche sono quelle giuste".

La strada è dunque segnata. Matteo Lovato ha tutto per diventare il nuovo brillante talento della difesa gialloblù: le qualità tecniche e morali, la testa, il fisico. Un allenatore eccezionale nel valorizzare i giovani. Soprattutto, un grande esempio davanti agli occhi: “Con Marash abbiamo giocato contro moltissime volte, ai tempi delle giovanili. Sono molto contento per lui, perché se lo merita e ha dimostrato quello che vale. Per me deve essere uno stimolo, un esempio da seguire sperando di riuscire a replicare il suo percorso. Sarebbe davvero un bell’obiettivo”.

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