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Capello sulla crisi dei vivai: "Poco coraggio e troppi stranieri. Ma il nostro calcio ha un futuro"

Le parole di Fabio Capello sulle giovanili italiane

Simone Negri
09.04.2021 13:48

L'edizione odierna del Corriere dello Sport propone un'interessante intervista a Fabio Capello, interpellato nell'ambito della crisi dei vivai italiani (qui i preoccupanti numeri). Queste le considerazioni di Capello, a 360° sui settori giovanili del nostro calcio. 

“Il poco coraggio di qualche mio ex collega e i troppi stranieri presenti. Sul primo piano dico nei vivai ci sono giocatori bravi che potrebbero essere inseriti in prima squadra e lanciati al momento giusto, ma non viene fatto forse per l'ossessione del risultato da raggiungere. Non c'è pazienza e, in qualche caso, gli allenatori il talento non lo capiscono nemmeno. Sul secondo aspetto forse si cercano gli stranieri sperando che diventino fenomeni, ma non mi sembrano tanto più bravi dei nostri”.

Capello ha proseguito facendo alcuni esempi del suo passato da allenatore e spiegando il suo pensiero sui tanti figli d'arte presenti nel nostro calcio.

“L'intuito dell'allenatore fa la differenza. Al Milan mi ripresi Albertini dal prestito, alla Roma feci esordire De Rossi e Aquilani. Oggi la Nazionale di Mancini e l'Under 21 dimostrano che esiste un futuro per il nostro calcio. I giovani di prospettiva ci sono, sono le opportunità a mancare. I settori giovanili fanno fatica sia in uscita che nel reclutamento. E i genitori pensano di avere in casa dei fenomeni e si lamentano se il figlio non gioca. Ai miei tempi non era così. Non basta il talento, servono i sacrifici per arrivare in alto. Favoritismi? A mio figlio dissi di lasciar perdere il calcio. I figli d'arte giocano se sono bravi: oggi in Serie A ce ne sono sempre di più, ma devono superare ostacoli maggiori perché portano sulle spalle uno zaino pesante e sono circondati dall'invidia. Il calcio è meritocratico”.

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