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ESCLUSIVA MP - Niccolò Brancati: "Il calcio è la mia passione, per allenare serve tanto cuore e un carattere forte"

Intervista al giovanissimo collaboratore tecnico delle giovanili del Catanzaro

Gabriele Buzzalino
13.08.2020 12:00

In esclusiva ai microfoni di MondoPrimavera.com, presentiamo Nicolò Brancati, collaboratore tecnico delle giovanili del Catanzaro che a soli 20 anni è già un riferimento dal punto di vista sportivo e umano in una squadra professionistica importante come quella dei giallorossi.

Presentata da Gabriele Buzzalino, ecco l'intervista che ci ha concesso mister Brancati, a cui vanno i più sinceri ringraziamenti per la sua disponibilità.

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MP: "Buongiorno, grazie per essere qui. Innanzitutto, come nasce la sua passione per il calcio e come si è sviluppato suo percorso che l'ha portato ad allenare a questa giovane età?"

B: "Buongiorno, è un piacere anche per me. La passione per il calcio mi è nata all'età di 6 anni, quando l'Italia vinse i Mondiali nel 2006, e da lì ho iniziato a conoscere e a interessarmi a questo fantastico sport. Dopo quell'evento ho iniziato a giocare a calcio in squadre locali, ho smesso dopo poche stagioni per poi riprendere all'età di 14 anni, ma l'amore e la passione per questa disciplina sono sempre stati così forti e la mia voglia di essere un leader in mezzo al campo è cresciuta così tanto che il mio desiderio preponderante è diventato quello di poter essere un giorno un allenatore di calcio.

A 17 anni ho iniziato questo percorso in una squadra della mia città, con cui ho passato tre anni bellissimi che mi sono serviti per acquisire esperienza in vari settori della scuola calcio, fino ad arrivare quest'anno alle giovanili della mia squadra del cuore, il Catanzaro, che attualmente milita in Serie C."

 

MP: "Cosa ne pensa della ripartenza dei campionati? E' stato un tema molto dibattuto in Italia, è d'accordo o avrebbe preferito riprendere l'anno prossimo?"

B: "Parlando da tecnico sono d'accordo con le decisioni prese dagli organi federali in questo periodo, dal momento che per un appassionato è molto difficile stare per tutto questo tempo senza calcio e anche vedendo una partita dal televisore anzi che dal vivo si può tornare a respirare l'ebbrezza di quello sport che occupa gran parte della vita di tutti noi italiani.

Mettendomi nei panni di un tifoso riconosco che sia difficile stare lontano dalla propria squadra del cuore non potendola sostenere fisicamente, ma credo che questo sforzo sia stato necessario e che le decisioni prese siano state corrette, in ogni caso mi auguro una regolare ripresa dell'affluenza negli stadi dalla prossima stagione."

 

MP: "Dalla ripartenza, sia in Serie A che in Serie B ci sono stati molti esordi in prima squadra di giovani prodotti del vivaio dei rispettivi club, se lo aspettava o è una sopresa?"

B: "Sinceramente me lo aspettavo, visto che l'utilizzo dei giovani da parte di una società è comunque una priorità e questa particolare situazione ha sicuramente agevolato l'utilizzo di calciatori che avrebbero avuto chance minori in condizioni normali. Personalmente ho vissuto molti esordi di prodotti del vivaio di alcune squadre professionistiche, come Donnarumma per il Milan e molti ragazzi dell'Atalanta e ritengo che ciò sia un valore aggiunto per i rispettivi club e per il calcio italiano."

 

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MP: "Pensa che questa situazione possa migliorare la considerazione e la condizione dei giovani nei campionati professionistici italiani, visto che si dice sempre che in Italia i giovani non vengono lanciati come dovrebbero?"

B: "Credo che invece i giovani italiani ultimamente vengano lanciati dalle rispettive squadre, penso a Donnarumma, Calabria e Locatelli del Milan, per esempio, ma potrei citarne tanti altri. È chiaro che nell'ultimo periodo questi abbiano avuto più occasioni per mettersi in mostra e hanno risposto bene, dimostrando di poter far parte di queste categorie, tanto da essere richiesti anche all'estero.

Una pecca che ravviso nella gestione dei giovani in Italia, che è anche una sorta di appello che cerco di promuovere, è la troppa concentrazione sull'allenamento della tattica individuale o collettiva a discapito della tecnica, che all'estero viene allenata maggiormente e così, secondo me, dovrebbe essere anche qui da noi."

 

MP: "Posta la gravità e gli innumerevoli e ovvi fattori negativi della situazione legata al Covid-19, ritiene che il calcio possa trarne qualche vantaggio?"

B: "Assolutamente no, il calcio ci ha rimesso sotto ogni aspetto a causa di questa pandemia, in primis dal punto di vista economico, visto che sappiamo che oggi giorno una squadra di calcio è una vera e propria azienda che, quindi, ha perso molto denaro per questo stop forzato. Anche dal punto di vista tecnico, i giocatori hanno perso la condizione che per molti era quella ottimale, visto che il Covid-19 ci ha obbligati a interrompere i campionati circa a metà stagione, soprattutto in Italia, quindi squadre e calciatori hanno perso il ritmo, la condizione e gli spazi in cui potersi allenare."

 

MP: "C'è un giocatore giovane della Primavera in particolare che ha giocato in questo periodo, in Serie A o in Serie B, che l'ha colpita? Se sì, perché?"

B: "Mi colpisce molto Brescianini, anche se inevitabilmente sono un po' di parte parlando molto del Milan. Credo che questo ragazzo che ha esordito in Serie A in questo periodo sia un centrocampista moderno e completo che, se come sembra venisse confermato in prima squadra da Pioli, potrà essere un'arma in più per i rossoneri e proverà a ritagliarsi il suo spazio."

 

MP: "Parlando della sua squadra, ritiene che il Catanzaro sia competitivo a livello di settore giovanile o che lo possa diventare?"

B: "Ritengo che il Catanzaro sia molto competitivo a livello di settore giovanile, basti pensare a diversi giovani di livello usciti dalla società calabrese, come Andrea Caliò che ora è nelle giovanili del Pescara, Vincenzo Furina che è passato per Fiorentina e Spal, fino ad arrivare ad Alberto Cristiano che ha esordito in Serie C lo scorso anno.

Oltretutto i tecnici che lavorano in questa squadra sono molto competenti, non lo dico perché ci sono io, ma stiamo facendo un gran lavoro per rendere produttivo il nostro settore giovanile e migliorare quanto c'è già di buono."

 

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MP: "Lei ha iniziato la carriera da allenatore, "appendendo gli scarpini al chiodo", da molto giovane. Cosa si sente di consigliare a chi volesse seguire, sotto questo punto di vista, le sue orme?"

B: "Questa è una bella domanda sulla quale vorrei soffermarmi. Personalmente ritengo che questo sia un mestiere difficile, anche se lo pratico al momento a livelli bassi: io lo vivo sempre con massimo impegno e massima serietà, voglio calarmi nella parte totalmente e, per intenderci, passo 12 delle 24 ore di una giornata a contatto con il calcio, allenando oppure studiando, osservando e confrontandomi con allenatori anche professionisti.

A chi volesse intraprendere questo percorso mi sento di dire che può sembrare facile ma non lo è, innanzitutto perché ci vuole molta passione. Bisogna metterci il cuore e porsi in gioco in prima persona se si vuole svolgere questo ruolo, come ho già detto ho sempre voluto fin da piccolo essere un leader, volevo essere protagonista al centro dell'attenzione e per questo ho ritenuto che il ruolo di allenatore mi si addicesse.

A tal proposito, bisogna avere un carattere forte, perché si richiede l'obiettivo di tenere in mano un gruppo e per farlo occorre avere la giusta forza, determinazione e grinta. Infine, ogni allenatore deve possedere le conoscenze di base per poter trasmettere dei principi a dei ragazzi, quindi avendo masticato il campo da calciatore, seppur a livello amatoriale e non per forza come professionista."

 

MP: "Pensa che la sua giovane età possa essere un vantaggio nell'approcciarsi con dei ragazzi, risultando più vicino a loro per l'età?"

B: "Io ho quasi sempre allenato bambini o ragazzi che non avessero un distacco di età troppo alto da me, visto che ho iniziato dai Pulcini, con età di 8 anni, poi ho deciso di seguire una categoria più bassa, i Piccoli Amici intorno ai 5-6 anni, e adesso sono il mister della rosa Under 15.

Nonostante questo, bisogna che un allenatore mantenga il suo ruolo e rimanga distante alla giusta maniera, nel senso che ovviamente è lecito uno scherzo o una battuta ma i ragazzi devono sempre avere chiaro chi è l'autorità e chi è il mister, in pratica bisogna sapersi far rispettare.

Per rispondere alla sua domanda, credo che il vantaggio che può sussister consista nel fatto che i ragazzi, nel mio caso, ti vedano come un fratello maggiore, quindi che siano più portati a segure ciò che dici perché hai vissuto le loro esperienze e la loro età non troppo tempo addietro, ma questo ruolo necessita comunque, come ho già detto, di un carattere forte."

 

MP: "Grazie mille per aver risposto alle nostre domande, a presto e in bocca al lupo per tutto!"

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