Intervista a Luigi Verde, papà di Francesco

Si rinnova l’appuntamento settimanale con la rubrica “Dicono di loro” dove raccontiamo le future promesse del nostro calcio con l’aiuto di chi le conosce meglio: genitori, parenti e amici. Abbiamo fatto una chiacchierata con Luigi Verde, padre di Francesco, che ci ha parlato, attraverso aneddoti e curiosità, della carriera del figlio. Nato ad Aversa (CE), Francesco si è trasferito sin da bambino con la famiglia in Lombardia. Qui ha mosso i suoi primi passi da calciatore, prima nella scuola calcio dei dilettanti del Rezzato, poi alla Rigamonti del Brescia fino all’età di 10 anni, quando è stato acquistato definitivamente dalle Rondinelle. Appena diciannovenne, ha già un percorso da veterano. Nell’estate del 2016 va in prestito al Lumezzane, torna al Brescia e nella stagione successiva, si trasferisce a titolo definitivo al Cagliari, dove continua a mostrare le proprie qualità da centravanti con 4 reti nelle 7 presenze stagionali fino ad ora disputate.

Com’è nata la passione di suo figlio per il calcio? Ha subito l’influenza di qualche famigliare nella scelta?

“Quella per il calcio è una passione molto forte, che lo ha accompagnato fino all’adolescenza e per la quale non può fare a meno ancora oggi. Il suo amore per questo sport lo ha condizionato anche nel modo di giocare. Francesco non si tira mai indietro, mette il fisico su ogni pallone, risultando dall’esterno anche troppo irruento e falloso nei contrasti. In realtà esprime sul campo tutta la voglia che ha di vincere. Sin da piccolo era molto dinamico e il pallone era diventato il suo giocattolo preferito, con il quale mi rompeva diverse lampade (ride, n.d.r.). Verso i quattro anni ha avuto l’influenza del cugino più grande che già giocava e lo vedeva come un modello da imitare. Da lì è cominciata la sua carriera…”

… Iniziata ufficialmente nei dilettanti del Rezzato. Qui ha dato i suoi primi calci prima di passare alla Rigamonti e poi al Brescia. Il trasferimento da una società dilettantistica ad una professionistica comporta un notevole salto di qualità: compagni più bravi, maggior impegno e disciplina, ma soprattutto più pressione. Francesco ha avuto difficoltà nel gestire queste differenze?

“No. Ha sempre avuto il merito di restare calmo e tranquillo, aiutato anche dalla giovane età che spesso rende i ragazzi un po’ incoscienti. Certo, ha avuto bisogno di un periodo di adattamento, com’è normale, ma non ha mai sofferto alcuna pressione, nonostante l’asticella si fosse chiaramente alzata. Le sorti di un rapporto tra calciatore e società e le fortune più o meno grandi che ne derivano, dipendono poi da diversi fattori. L’esperienza di Francesco a Brescia poteva dunque andare meglio, ma tutto questo fa parte del gioco e noi siamo felici del percorso fin qui avuto.”

Nell’estate del 2016 il Brescia decide di mandarlo in prestito per farsi le ossa, aprendo così le porte ad un nuovo capitolo della sua carriera, quello con la maglia della Lumezzane (la stessa dove mosse i suoi primi passi Mario Balotelli). In questa situazione Francesco ha avuto paura di non sentirsi all’altezza manifestando un po’ di tristezza, oppure l’ha vista da subito come un’opportunità da cogliere per migliorarsi? 

“All’inizio era deluso com’è giusto che sia, ma ha avuto il merito di reagire diventando un autentico trascinatore. Al termine della stagione fu il capocannoniere del Campionato Berretti in tutta Italia, tanto da guadagnarsi la chiamata in Prima Squadra e la riconferma. A fine stagione infatti provarono a trattenerlo, proponendo uno scambio con altri quattro ragazzi, ma il Brescia non ne volle sapere e lo richiamò dal prestito. Quell’annata fu per lui una benedizione. Migliorò tanto sotto diversi aspetti e fece il suo esordio da professionista, cosa non comune a quell’età.”

A proposito del professionismo, che differenze ha riscontrato a livello fisico e tecnico, tra competizioni come la Lega Pro e quelle giovanili? 

“Per lui all’inizio non era semplice giocare con i grandi, era teso, non aveva ancora 18 anni. Una volta in campo però, riusciva a non pensarci e dava tutto facendo assaggiare agli avversari un fisico di tutto rispetto. A mio avviso gli sarebbe servito un maggiore periodo di tempo per integrarsi in uno spogliatoio di adulti.”

Nella stagione successiva il Brescia lo richiama dal prestito e Francesco si riprende gli onori (10 gol in 16 presenze di Primavera 2). Le sue prestazioni attirano le attenzioni di altre squadre e in estate si trasferisce a titolo definitivo al Cagliari. Prima del passaggio ai sardi, altri club avevano mostrato interesse nei confronti del ragazzo? E perché la scelta è ricaduta proprio sui rossoblu?

“A Natale lo avevano cercato il Bologna, il Torino (contro cui aveva siglato una doppietta ai tempi della Berretti) e la Spal, ma il Brescia ha sempre voluto trattenerlo, nonostante lo avessero cercato società di Serie A che per noi rappresentavano una meta molto interessante. Ad agosto si aggiunsero alla lista anche il Cagliari e il Napoli (che aveva da poco ingaggiato come allenatore Baronio, con il quale Francesco aveva appena disputato un’ottima stagione a Brescia). Tra i due club non fu però trovato un accordo e il Cagliari grazie anche ai buoni rapporti con Cellino, ha avuto la strada spianata per raggiungere un’intesa per il suo arrivo.”

Arriviamo al presente. In Sardegna sta disputando un buon campionato, dando conferma delle proprie doti tecniche e atletiche con 3 reti in 6 presenze di Primavera 1 e un gol segnato in Coppa Primavera. Come sta vivendo questo momento alla luce anche di un trasferimento tanto significativo quanto impegnativo come quello da Brescia a Cagliari?

“Si, si è trattato di un grosso cambiamento sia per lui che per noi, per la prima volta si è staccato dalla famiglia e dagli amici di sempre. Di conseguenza i primi tempi ha avuto delle difficoltà ad ambientarsi, così come noi abbiamo sentito la sua mancanza. A mio avviso poi, il fatto che la Sardegna sia un’ isola, accentua questo sentimento di lontananza. Adesso per venire a trovarci in Lombardia deve prendere l’aereo. Il periodo più critico comunque è passato. Ha fatto delle amicizie. Con i giusti tempi, si sta integrando anche lì.”

Sin da bambino suo figlio ha sempre dimostrato di saperci fare con il pallone e il suo fisico lo ha sempre aiutato ad emergere. Quando ha capito che con quel talento era destinato ad una carriera da professionista?

“Quando Francesco aveva 6-7 anni, ai tempi del Rezzato. A costo di risultare un po’ presuntuoso, per me era già chiaro allora il percorso che avrebbe compiuto. Ogni volta che entrava in campo vinceva le partite da solo, realizzando 4 reti a gara. La sua forza è sempre stata ed è tutt’ora, la fame di vittoria, la volontà di giocare sempre, senza risparmiarsi mai, mettendo sul campo tutta la grinta possibile.” 

Ci aiuta a descrivere le sue caratteristiche?

“L’aspetto più evidente è il suo fisico imponente. È alto 187 cm e possiede una forza atletica nelle gambe che lo rende a tratti devastante, soprattutto quando parte palla al piede. Sa coordinarsi bene anche al volo, come dimostra una sforbiciata che realizzò ai tempi degli Allievi, che gli valse i complimenti degli avversari e di Beppe Bergomi lì presente. È dotato di una buona tecnica, di un buon dribbling e di un tiro molto potente. La conclusione dalla distanza è sempre stata il pezzo forte del suo repertorio. Da ragazzino ci mettevamo in un campo vicino a casa e lo facevo calciare da una porta all’altra. In questo modo ha affinato una delle sue armi migliori. I gol che ha segnato in questa stagione contro il Bologna in Coppa Italia Primavera e contro la Sampdoria, sono un chiaro esempio di questa sua abilità balistica.”

Va ancora a scuola?

“No purtroppo ha dovuto interrompere al quarto anno di ragioneria, a causa del trasferimento di quest’estate. Lui si allena tutti i giorni e si trova in una città dove non conosciamo nessuno. Pertanto in attesa di conoscere il suo futuro calcistico, abbiamo deciso di fermarci e di riprendere il prossimo anno, così da conseguire il diploma.”

Un pregio e un difetto da migliorare di Francesco?

“Ha sempre mostrato una grande maturità nel saper prendere le giuste decisioni, senza farsi mai condizionare dagli altri, compresi noi genitori, che alle volte ci intromettiamo troppo nelle vicende dei figli. Un suo difetto potrebbe essere l’eccessiva grinta che mette sul campo e che spesso viene mal interpretata dagli altri come forma di nervosismo. In realtà, ripeto, si tratta della sua voglia di vincere.” 

Ha dei modelli calcistici a cui fa riferimento?

“Cristiano Ronaldo. Da bambino era sempre pronto ad imitarlo e ancora oggi resta il suo idolo.” 

Quali sogni e aspettative riserva il futuro?

“È ancora presto, le situazioni nel calcio sono tutte in divenire. Certo è che a gennaio ci incontreremo con la dirigenza per confrontarci insieme sulle diverse opzioni possibili, poiché a fine stagione scadrà il suo contratto. Lui sarebbe felice di restare, a Cagliari si trova bene. Spesso il percorso riservato ai ragazzi uscenti dalla Primavera, consiste nell’andare a fare esperienza in Lega Pro o in Serie B, com’è successo per esempio a Barella. Se così fosse, per lui sarebbe un’opportunità da cogliere per migliorare. Il nostro desiderio rimane quello di giocare in Prima Squadra. Se riuscirà a fare questo salto di qualità, credo che potrà arrivare in Serie A.”