Intervista a Cristian Mazza, papà di Leonardo

Nuovo appuntamento settimanale con la nostra rubrica “Dicono di loro”, dove ci facciamo raccontare le giovani promesse del nostro calcio da chi le conosce meglio: genitori, parenti e amici. L’intervista di questa settimana è al sig. Cristian Mazza, papà di Leonardo, talentuoso centrocampista classe 2000 del Bologna. Una giovane carriera tutta a tinte rossoblù quella di Leonardo, che quest’anno si sta rendendo assoluto protagonista della squadra di Troise, tanto da esserne diventato capocannoniere con 6 gol in altrettante presenze in Primavera 2. Per conoscere meglio il carattere, gli aspetti tecnici e i segreti del suo ottimo periodo di forma, abbiamo fatto due chiacchiere con il massimo esperto in materia, che ci ha risposto con estrema gentilezza e sincerità ad ogni domanda. Buona lettura!

Partiamo dagli albori: com’è nata la passione di suo figlio per il calcio? La famiglia ha avuto qualche influenza nella scelta di questo sport?

“La passione di Leonardo deriva in parte da me e dal fatto che fino ai 16-17 anni ho giocato a calcio sempre all’interno della scuola calcio del Bologna. C’è tuttavia un episodio molto curioso che ha accelerato questo processo e ha fatto sì che l’amore sbocciasse definitivamente…”

Ci racconti pure…

“Siccome sono un tifoso del Milan, quando aveva sei anni lo portai insieme ad alcuni amici a vedere la finale di Champions League ad Atene, vinta dai rossoneri 2-1. In quell’occasione lui si appassionò a non finire, tanto da diventare la mascotte del gruppo durante il lungo viaggio e una volta tornati a casa fui costretto ad iscriverlo alla scuola calcio del Bologna. Ancora oggi conserva e conserviamo un meraviglioso ricordo di quell’esperienza”.

Ripercorriamo le tappe della carriera di Leonardo in rossoblù…

“Ha fatto tutta la trafila con la scuola calcio fino all’arrivo del Ds Corvino a Bologna, quando cominciarono a selezionare i ragazzi. Da quel momento è sempre stato riconfermato ogni stagione fino a questo suo secondo anno in Primavera”.

Ha mai capito, avendolo osservato sin da piccolo, che suo figlio faceva vedere in campo qualcosa in più rispetto agli altri?

“Leonardo ha sempre avuto dei “colpi” come li chiamavano gli addetti ai lavori. Noi, non essendo mai stati una famiglia di esaltati, abbiamo sempre voluto tenere un profilo basso con la speranza che lui ottenesse le sue soddisfazioni e raggiungesse i suoi traguardi, nonostante l’asticella continuasse ad alzarsi ogni anno. Onestamente, da inesperto, mi ha meravigliato la crescita dell’ultimo periodo dal punto di vista tecnico, fisico e tattico, soprattutto sotto la guida di  Mister Troise”.

Nella passata stagione Leonardo ha avuto la possibilità di giocare e confrontarsi in Primavera 1, salvo poi dover mandare giù l’amara pillola della retrocessione in Primavera 2. Com’è stato vissuto dal ragazzo e da voi familiari, il raggiungimento di questo traguardo?

“Leonardo, il primo anno in cui fu confermato in Primavera, era al settimo cielo e pieno di gioia. La passata annata, invece, è stata complicata sia a livello di gruppo che di risultati. All’interno della squadra si sono verificati alcuni problemi che hanno poi comportato delle ripercussioni a livello di campo e di calcio giocato. Dal punto di vista personale è stato però contento della scorsa stagione, in particolar modo della seconda metà. Ha avuto il merito di rimboccarsi le maniche, nonostante le difficoltà, tanto da diventare insieme ad altri due ragazzi, il classe 2000 del Bologna con il maggior numero di minuti giocati”.

Quest’anno l’avvio di stagione è stato impressionante, sei gol nelle prime sei gare di Primavera 2, più la rete in Coppa Italia. Un momento davvero speciale…

“Leonardo ha cominciato il campionato nel migliore dei modi, spinto da un interesse ricevuto quest’estate. Una squadra ha intavolato una trattativa concreta per il suo acquisto, ma il Bologna è riuscito a trattenerlo dimostrandogli, grazie anche all’intervento di Mister Troise, la stima e la fiducia che ripongono nelle sue qualità. Inoltre durante la campagna estiva la società ha portato in rosa tanti nuovi ragazzi, con i quali ha instaurato un forte legame. Da queste due situazioni ne è uscito rafforzato, trovando in sé quelle motivazioni ulteriori grazie alle quali ora si sta togliendo tante soddisfazioni”.

Due anni fa suo figlio ha ricevuto la convocazione per due gare con la nazionale Under 17, realizzando quello che per tanti giovani ragazzi resta solamente un sogno. È stato un momento emozionante per la famiglia?

“Quando lo abbiamo visto con la tuta della nazionale abbiamo pianto, dalla mamma al papà, tant’era la commozione. Leonardo invece non l’ho mai visto così soddisfatto e così fiero per un traguardo relativo all’ambito calcistico, come in quell’occasione. Per questo motivo ci auguriamo tutti che possa indossare un’altra volta quella casacca”.

Che tipo di giocatore è Leonardo, per lei che lo conosce meglio di tutti? Quali sono le sue principali caratteristiche in campo?

“Si tratta di un centrocampista difensivo di piede sinistro alto 1,70 metri. Negli anni passati, fino ai Giovanissimi, ha ottenuto ottimi risultati giocando da trequartista. In seguito all’arrivo di Troise, ha iniziato a giocare da mezz’ala per necessità e dopo qualche mese è stato arretrato come mediano davanti alla difesa. In questo modo ha trovato la sua collocazione migliore in campo e ha migliorato la propria duttilità. La sua principale caratteristica è l’eccellente tecnica che possiede, alla quale riesce ad abbinare tanta grinta. In questo modo recupera numerosi palloni e li smista correttamente. L’unica cosa che mi auguro è che durante il suo percorso non trovi allenatori e dirigenti che privilegino l’idea del giocatore fisico alto 1,90 metri, perchè lui non rientra in questi parametri”.

Usciamo temporaneamente dall’ambito calcistico. Com’è il suo rapporto con la scuola?

“Leonardo non ci ha mai creato alcun problema. Noi come famiglia lo abbiamo agevolato inserendolo in una scuola privata, ma lui si è sempre impegnato e comportato con serietà, venendo promosso ogni anno a giugno con la media del sette. Nella nostra educazione la scuola è sempre stata al primo posto e di conseguenza siamo fieri e orgogliosi dei suoi risultati”.

Se dovesse indicare un pregio e un difetto di Leonardo?

“Spesso si tiene le proprie delusioni troppo dentro, le esprime, ma secondo me dovrebbe comunicare maggiormente, sotto questo aspetto potrebbe migliorare. Uno dei suoi pregi è sicuramente la generosità, crede molto nella forza del gruppo, dal quale ha capito che nascono le vittorie. È un ragazzo d’animo che se ha un obiettivo fa di tutto per raggiungerlo, senza però dar fastidio a nessuno”.

Si sono mai presentati dei momenti difficili in carriera e che appoggi ha ricevuto in questi casi?

“Nella sua situazione i momenti no consistono negli infortuni tipici di ogni calciatore che ti costringono a fermarti per alcuni mesi. Quando sono capitati, la famiglia è sempre stata vicino, fornendogli tutti i sostegni necessari per superare l’ostacolo. Allo stesso modo però anche il ragazzo stesso man mano che cresce, dev’essere bravo a trovare in sé le risorse e gli attributi necessari per risolvere le situazioni che incontra lungo il suo tragitto”.

Ha dei modelli calcistici ai quali si ispira per caratteristiche tecniche e fisiche?

“Certamente. Lui ama giocatori come Iniesta, Xavi o Torreira dell’Arsenal. Tutti e tre hanno un certo tipo di fisico e almeno una di queste caratteristiche: tecnica, grinta e la duttilità nel ricoprire i vari ruoli del centrocampo”.

Quali sono i suoi progetti e i sogni futuri?

“Uno degli obiettivi è innanzitutto quello di giocare in prima squadra. Lui ha già avuto in tal senso un discreto approccio. Ha svolto tanti allenamenti con loro e ha avuto l’enorme soddisfazione di partire titolare nell’undici di Inzaghi nell’amichevole a porte chiuse contro il Perugia del 13 ottobre. Il suo obiettivo principale è quello di ottenere l’esordio con la maglia rossoblù. Se ciò non dovesse accadere, sarà ben contento di fare un percorso di crescita o in Lega Pro o in Serie B. Tutto dipenderà da ciò che farà vedere sul campo durante la stagione”.

Grazie, è stato davvero un piacere. In bocca al lupo a suo figlio.

” Grazie a voi, crepi”.