Intervista a Bruna Loprete, mamma di Vincenzo

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Eccoci tornati con la nostra settimanale rubrica “Dicono di loro”, nella quale vi presentiamo un giovane talento del nostro calcio attraverso la testimonianza indiretta di una persona vicina. Il protagonista di oggi è Vincenzo Millico, attaccante del Torino che sta conquistando tutti a suon di gol e di ottime prestazioni. Una prima parte di stagione da incorniciare per l’esterno sinistro granata: 4 partite, 7 gol e 1 assist all’attivo. E chi potrebbe conoscere il giovane talento del Toro meglio della madre? L’ospite di quest’oggi è infatti Bruna Loprete, la madre del giocatore granata, che ci ha concesso quest’intervista per darci, e per darvi, l’opportunità di conoscere meglio questo ragazzo che in futuro farà sicuramente parlare molto di sé. Buona lettura!

– Buongiorno signora Loprete, grazie per averci concesso quest’intervista. Ripercorriamo insieme le tappe della carriera calcistica di suo figlio?

“Vincenzo è sempre stato un grande appassionato di calcio, fin da quando aveva 4 o 5 anni. Sapevamo che per entrare in una società calcistica bisognava avere sei anni, così nel frattempo lo iscrissi a nuoto. Ma non c’è stato verso: non appena Vincenzo compì sei anni ci chiese di iscriverlo ad una scuola calcio, e così lo iscrivemmo all’Atletico Mirafiori, una squadra locale. Giocò lì per un paio d’anni, fino a che non ci arrivò la chiamata della Juventus. Vincenzo giocò con la Juventus per quattro stagioni, fino a che non decise di non rinnovare il tesserino e di trasferirsi al Torino. E poi, con i granata, ha continuato il suo percorso di crescita nei vari livelli delle giovanili.”

– Una carriera passata sempre nel settore giovanile granata, fino alla grande responsabilità di giocare in Primavera 1. Com’è stata vissuta quest’esperienza da Vincenzo e da voi familiari?

“Io sono molto orgogliosa di lui e dei traguardi che sta raggiungendo. Non sono un’esperta di calcio, e purtroppo a causa del lavoro molto spesso non ho nemmeno la possibilità di andare a vederlo giocare. Ma sono fiera del fatto che Vincenzo possa fare quello che vuole e che si diverta: lui ce lo ripete spesso, gli basta giocare.”

– Questo avvio di stagione ha visto Vincenzo come assoluto protagonista tra le fila granata. Com’è stato vissuto da lui questo momento dal punto di vista emotivo?

“Vincenzo aveva tanta voglia di tornare in campo dopo l’infortunio nella scorsa stagione. Il fatto di dover stare fermo così a lungo lo aveva tirato giù parecchio di morale, ma non lo ha sicuramente demotivato, come possiamo vedere. Apprezzo inoltre il fatto che lui riesca a tenere i piedi per terra: durante la trasferta a Firenze mi hanno chiamato diverse volte dicendomi che aveva fatto tripletta. Beh, quando Vincenzo tornò a casa, gli feci i miei complimenti e lui mi rispose: “Mamma, non ho ancora fatto nulla.””

– Come vive Vincenzo la simbiosi tra scuola e mondo del pallone?

“Vincenzo ha preferito lasciare la scuola l’anno scorso per concentrarsi al massimo sul calcio. Ovviamente noi genitori non siamo stati d’accordo, ma è stata una sua scelta. Non è mai stato un grande amante dello studio.”

– Se dovesse dire un pregio di Vincenzo e un aspetto sotto il quale deve invece migliorare, cosa le verrebbe in mente?

“Quello che secondo me è un grande pregio, anche se molti lo considerano un difetto al giorno d’oggi, è il fatto che Vincenzo sia molto testardo. Non c’è verso di distoglierlo da qualcosa che si è fissato di fare, e penso che questo sia il suo punto di forza perchè gli permette di raggiungere qualsiasi obietivo. Un difetto? Quello di essere troppo sincero: ho paura che questa sua caratteristica possa essere nociva per lui in futuro.”

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– Quale modello da seguire si sente di suggerire a Vincenzo per fare in modo che possa riuscire al meglio nella sua carriera e nella sua vita?

“Nessuno. Io sono fermamente convinta che per raggiungere i propri obiettivi nella vita ci sia il bisogno di andare avanti per la propria strada, da soli, sapendo di poter contare su sè stessi. Un modello è qualcun altro, e noi al mondo siamo tutti diversi. È una cosa che ripeto sempre a Vincenzo: “Rimani sempre così, te stesso”. Penso che solo così potrà raggiungere tutti i suoi obiettivi e togliersi tutte le soddisfazioni che si merita.”

– Quale, invece, è il modello, calcistico o no, che Vincenzo ammira e che vuole imitare?

“È difficile da dire: Vincenzo non ha una squadra del cuore, e di conseguenza neanche un vero e proprio calciatore preferito. È più un amante del calcio in generale. Molto spesso, quando torno a casa dal lavoro, Vincenzo è in salotto a guardare una partita e mi dice: “Mamma, guarda un po’ questo, e guarda un po’ quest’altro.” Ha diversi calciatori che gli piacciono tecnicamente. So che molti lo paragonano a Insigne, ma non so dirti se questo sia il suo modello.”

– Partendo dall’Under 16, Vincenzo è stato chiamato diverse volte in nazionale: come avete vissuto la sua prima convocazione in casa?

“Quella è stata una grandissima emozione. Mi ricordo quel giorno come se fosse ieri: ero al lavoro, mentre Vincenzo era partito per lo stage. Non sapevo nemmeno che ci fossero sfide tra le nazionali per ragazzi così giovani. Prima di partire, Vincenzo era parecchio agitato, e continuava a dirmi che c’erano tantissimi ragazzi bravi: io gli ho detto di non preoccuparsi e di pensare solo a divertirsi. Poi, quel giorno, mi arriva una chiamata: “Mamma, sono in nazionale.” E sono scoppiata a piangere dalla gioia. Un’emozione veramente unica nel suo genere, di quelle che ti capitano una volta o quasi nella vita.”

– Quali sono i progetti per il futuro della sua carriera?

“Lui continua a ripetere che deve esordire e giocare stabilmente in Serie A. Questo è il suo obiettivo per ora: quello che sarà poi, solo il tempo ce lo saprà dire. So però una cosa: mentre Vincenzo guardava Roma-Genoa il giorno dell’addio di Totti, scoppiò in lacrime, mi guardò e disse: “Sai che bello, sai che emozione essere la bandiera di una squadra di calcio?” Chissà che non sia anche questo uno dei suoi obiettivi…”

– La ringrazio per quest’intervista, sig.ra Loprete.

“Grazie a voi, è stato un piacere.

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