Intervista ad Alessandro Zilli, papà di Massimo

Ritorna la rubrica “Dicono di loro”. In questo spazio settimanale vi raccontiamo con toni più rilassati, volta per volta il dietro le quinte dei giovani talenti del nostro calcio spiegato da chi li conosce meglio: genitori, parenti ed amici. Quando sogni di diventare un calciatore il pallone diventa la parte più fondamentale della tua vita, ma non la totalità: la scuola, gli amici, i sacrifici, i piccoli successi e molto altro sono aspetti importanti nella vita di tutti, anche di chi lavora sodo per diventare un giorno un professionista. L’ospite di questa settimana è Alessandro Zilli, papà di Massimo, giovane attaccante classe 2002 in forza alla Lazio. Dopo essere cresciuto nel vivaio del Pordenone, Massimo ha scelto di indossare la casacca biancoceleste, rendendosi protagonista in questo avvio di stagione del gol decisivo per la Primavera laziale sul campo del Foggia alla prima giornata (LA CRONACA). Per ripercorrere le tappe iniziali della sua carriera e per conoscere meglio chi è il giovane Massimo, abbiamo parlato con il suo fan numero uno, che ci ha risposto in maniera attenta e precisa ad ogni nostra domanda. Buona lettura!

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zilli

Salve Sig. Zilli, è davvero un piacere poter parlare con lei. Partiamo subito dall’inizio: quando è iniziata la passione di suo figlio Massimo per il calcio? C’è stato qualcuno in famiglia ad averlo influenzato in questa scelta?

“Massimo ha iniziato fin da piccolo a calcare i campi da calcio, esattamente all’età di sette anni quando frequentava la seconda elementare. Siccome la scuola confinava con il campetto della squadra del paese e tutti i suoi amici giocavano già, un giorno è tornato a casa dicendomi che anche lui aveva il piacere di iniziare. L’abbiamo iscritto così nella squadra del paese, il Cussignacco Calcio”. 

Ripercorriamo insieme le tappe della carriera calcistica di Massimo…

“Agli albori della sua carriera, ha iniziato come detto nel Cussignacco Calcio all’età di sette anni. Dopo aver compiuto il dodicesimo anno di età, un osservatore del Pordenone ha voluto fortemente Massimo, chiedendoci di portare il ragazzo a giocare nella squadra neroverde. Abbiamo chiesto a mio figlio quali fossero le sue intenzioni, visto che non vorrei mai che in futuro i miei figli, Massimo e Luca, vengano da me a dirmi: “L’hai voluto tu…”, “Potevamo fare…”. Da Udine a Pordenone sono 50 km, ma dopo aver valutato trasporti, distanza, trasferte, il ragazzo ha espresso la volontà di trasferirsi nel Pordenone che in quell’anno era diventato un club professionistico con il passaggio in Serie C. Nella squadra neroverde Massimo ha militato per tre stagioni: dai Giovanissimi ai Nazionali Lega Pro. L’ultimo anno, i suoi procuratori Cesare e Cristian Toso ci hanno comunicato che la Lazio era interessata a lui e, dopo aver valutato tra varie proposte che erano giunte, mio figlio ha voluto fortemente vestire i colori biancocelesti. Il responsabile del settore giovanile, Mauro Bianchessi, ha dimostrato fin da subito di essere una grande persona, credendo fortemente in Massimo sin dall’inizio. Un anno molto importante con l’Under 16 laziale, iniziato male per via di un infortunio muscolare ma concluso nel migliore dei modi, e arrivati a quest’anno non poteva esserci inizio migliore sia con l’Under 17, in virtù della vittoria 1-0 con il Sassuolo, e l’esordio con gol in Primavera contro il Foggia”. 

Quando ha capito che suo figlio aveva quel qualcosa in più rispetto agli altri ragazzi? 

“Da subito, perchè fin da quando aveva sette anni se non arrivava o qualcosa andava storto erano lacrime e strilli. Si innervosiva tanto se in quella partita non riusciva a segnare o a giocare bene. Poi, come tutti i ragazzini, alla domanda cosa farai da grande ha sempre risposto: <<Farò il calciatore>>. Ovviamente non siamo ancora arrivati da nessuna parte adesso: siamo ancora in cima ad una montagna per cercare di arrampicarsi. Se a Massimo va male una partita o non riesce a segnare è una tragedia. Domenica scorsa contro il Sassuolo, pur avendo giocato molto bene, ci è stato male perchè non è riuscito a fare gol. Non so quanto sia positivo questo aspetto, anche perchè lui la vive proprio male”. 

Ai tempi del Pordenone Massimo è stato selezionato dalla Fiorentina per giocare la Lazio Cup. I viola, poi, hanno temporeggiato per acquistarlo, tant’è che la Lazio ha superato la concorrenza anche dell’Udinese per vestire suo figlio di biancoceleste. Che ricordi ha legati a quel periodo? 

“Mentre era al Pordenone, è stato chiamato dalla Fiorentina per disputare la Lazio Cup con la categoria 2000, due anni più grande di lui essendo un 2002. Durante quel torneo, probabilmente qualche osservatore della Lazio lo ha notato chiedendo informazioni ai suoi procuratori. Per bruciare la concorrenza, la società biancoceleste ha chiesto subito di parlare con la famiglia perchè erano molto interessati”. 

E’ stata dura per suo figlio Massimo lasciare la propria terra per andare a giocarsi le proprie chance altrove?

“Ricordo che non appena chiesi a mio figlio se aveva intenzione di andare alla Lazio, la risposta fu un immediato sì. <<Hai 15 anni, ragioniamo un attimino in più>> gli dissi io, ma lui non volle sentire alcun discorso già forte della decisione presa. Massimo è andato a Roma ed è diventato romano dentro: non si è mai pentito della scelta che ha fatto. Se incontro qualche dirigente, mi chiedono da dove viene questo ragazzo, perchè sembra proprio romano dentro, come se fosse nato e vissuto là. Sta benissimo a Roma, parla anche in dialetto romano con me e mia moglie (ride ndr). Oltre al calcio però ci tengo a precisare che anche a scuola va bene, è stato promosso anche quest’anno e sono felice del fatto che la Lazio sia molto attenta al profilo scolastico dei suoi giocatori”. 

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Per coloro che non conoscono le caratteristiche e le qualità di Massimo, che tipo di giocatore è secondo lei? 

“Questa è una domanda molto difficile. La sua qualità, grazie soprattutto al primo allenatore che ha avuto nei Pulcini del Cussignacco Luigi Lanzilli, è il fatto di essere bravissimo a difendere il pallone spalle alle porta. Si trovano pochissimi ragazzi che a quell’età riescano a giocare in quel modo spalle alla porta. Poi, c’è da aggiungere un bel fiuto del gol anche”. 

C’è stato, invece, qualche momento duro, difficile nella sua giovane carriera? 

“A prescindere dall’infortunio avuto lo scorso anno, gestito e superato nel migliore dei modi grazie al grande lavoro della Lazio, c’è stato un momento molto difficile durante il secondo anno a Pordenone, l’anno dell’Elite veneta sotto età fuori classifica. In quella stagione Massimo è cresciuto tutto di un colpo di 15 cm (passando anche dal 44 al 47 di piede), e ciò ha comportato di conseguenza alcune difficoltà di movimento e di equilibrio. Dall’essere un titolare inamovibile, con l’avvento del nuovo allenatore partiva sempre dalla panchina, entrando in campo solo per gli ultimi minuti. È stata molto dura, anche perchè ha iniziato ad andare male anche scuola. L’anno dopo, invece, pensavamo addirittura che Massimo non venisse confermato dal Pordenone, ma il nuovo mister Stefano Daniel ha espresso fin da subito fiducia in lui. Lavorando su di lui anche dal punto di vista psicologico e mentale, mio figlio si è ripreso e si è reso protagonista di un campionato fantastico”. 

Arriviamo alla stagione attuale. La Lazio ha cominciato bene il suo cammino in Primavera 2 grazie al gol decisivo di suo figlio sul campo del Foggia. Che sensazione prova un genitore di fronte a tali eventi?

“Siccome l’Under 17 della Lazio sabato era ferma per un turno di riposo, ci è arrivata la chiamata improvvisa della Primavera. Nella giornata di giovedì, Massimo appena uscito da scuola mi ha detto che il pomeriggio si sarebbe allenato con la Primavera biancoceleste. Conclusa la seduta di allenamento, un’altra chiamata ancora più emozionante: <<Papà guarda che domani faccio la rifinitura perchè mi portano con loro a Foggia>>. Mentre stavo guardando la partita, mi ha chiamato il suo procuratore dicendomi che tra pochi minuti Massimo sarebbe entrato e avrebbe segnato il gol decisivo. E così è stato… Non mi aspettavo neanche che entrasse, per di più dopo 5′ dal suo ingresso ha subito segnato. Io e moglie siamo sbiancati, e non nascondo anche il fatto che abbiamo pianto dall’emozione. In Primavera, sotto età, gol decisivo all’esordio: oltretutto ha giocato anche una buonissima partita, combattendo su tutti i palloni e dando filo da torcere ai difensori avversari”. 

Tutti noi, sin da bambini, siamo cresciuti con il mito di un calciatore, che in campo avevamo il desiderio di imitare. Qual è stato o qual è tutt’ora l’idolo calcistico di suo figlio?

“Massimo mi ha sempre parlato fin da bambino dei vari Ronaldo e Messi. Penso che anche crescendo e andando avanti con l’età siano rimasti sempre loro i suoi modelli di riferimento. Per un attaccante come lui, inoltre, ispirarsi a due giocatori così è una grande fonte di motivazione”. 

Concluderei chiedendole quali sono i sogni e le aspirazioni per il futuro di suo figlio?

“Immagino che il suo desiderio sia quello di arrivare in alto con la Lazio, squadra che gli è entrata nel cuore in questi anni. Il suo sogno penso sia quello di giocare un giorno in Serie A e farlo perchè no con la casacca biancoceleste”. 

Grazie Sig. Zilli, è stato davvero molto gentile e super-disponibile.

“Grazie mille a voi”.

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