Intervista a Paolo Tripaldelli, papà di Alessandro

Ritorna la rubrica “Dicono di loro”: un appuntamento settimanale di MondoPrimavera.com in cui raccontiamo la vita delle nostre giovani promesse. I ragazzi, futuro del nostro calcio e della nostra nazionale, vengono raccontati dalle persone più vicine a loro quali genitori, amici, parenti: sappiamo bene come il sogno di diventare un calciatore di successo è sì un punto cardine della vita di questi ragazzi, ma molto spesso si tende a trascurare gli altri aspetti della loro vita. Gli amici, la famiglia, i successi, le sconfitte, i sacrifici, sono tutti aspetti che non vengono mai messi in mostra ma che sono le fondamenta della persona che ciascuno di noi, e ciascuno di loro, è oggi.

L’ospite di quest’oggi è Paolo Tripaldelli, padre di Alessandro Tripaldelli, terzino sinistro classe ’99 di proprietà del Sassuolo ma in prestito allo Zwolle. Dopo una carriera passata nel settore giovanile della Juventus, il giovane Alessandro ha deciso a gennaio di accettare l’offerta del Sassuolo: terminata la stagione con la maglia della Primavera bianconera, in prestito, il giocatore è poi partito a giugno verso la sua nuova casa. Ma la sua esperienza in neroverde è durata pochissimo: lo Zwolle, club che gioca in Eredivisie, la massima serie olandese, ha accolto il ragazzo in prestito per questa stagione. Per conoscere meglio Alessandro, dunque, abbiamo parlato con uno dei suoi più grandi ammiratori, suo padre. Buona lettura!

– Salve Sig. Tripaldelli, è un piacere poter parlare con lei. Partiamo dall’inizio: quali sono state le tappe nella carriera calcistica di suo figlio?

“Alessandro ha avuto il primo approccio al mondo del pallone a scuola: gli insegnanti di educazione fisica, nel pomeriggio, facevano giocare i bambini a calcetto. Una sorta di doposcuola, se così si può dire. Alessandro è subito rimasto affascinato dal calcio, e il caso vuole che questi professori facevano parte dello staff dell’Ares Vomero, permettendo così ad Alessandro di conoscere il mondo del calcio ad 11. Dopo due anni, quando Alessandro ne aveva 9, iniziò a giocare per la Damiano Promotion, squadra che militava nel campionato Allievi provinciali. Nel frattempo, diverse squadre iniziavano a seguirlo: su di lui c’era l’interesse del Napoli, della Juventus, del Milan e dell’Inter. Juve e Milan sono sempre state le due squadre che lo seguivano con maggiore interesse: quasi mensilmente, infatti, faceva dei provini sia per l’una che per l’altra formazione. Alla fine fu la Juve a prendere la decisione di acquistarlo, evitando attentamente che si scatenasse un’asta per lui”. 

– Da genitore, come ha vissuto i traguardi raggiunti da suo figlio? Si sarebbe mai aspettato un simile exploit nel giro di così poco tempo?

“Ovviamente non posso che essere fiero di quanto fatto da Alessandro fino ad ora. Lo dirò in tutta sincerità: io volevo che lui si divertisse, e vedendo quanta passione suscitava il calcio in lui non potevo fare altro che assecondare questo suo desiderio. Il fatto che sia un giovane atleta, tra l’altro, aiuta anche ad avere molte meno preoccupazioni: è un ragazzo con la testa sulle spalle, e pone la sua carriera davanti a molte altre cose. Questo lo porta ad evitare certi atteggiamenti scorretti, rendendomi molto più tranquillo. Ricordo ancora quando aveva 14-15 anni, capitava che andando a svegliarlo trovavo il letto vuoto, per poi venire a sapere che era uscito ad allenarsi da solo…”

– Risale solo a pochi mesi fa il passaggio di Alessandro al Sassuolo. Com’è stata accolta l’offerta in casa? C’è stata indecisione prima di accettare?

“Inizialmente, Alessandro era molto vicino al passaggio al Palermo. La trattativa era ben avviata, ma i rosanero non potevano garantire un certo un numero di presenze. Per Alessandro è molto importante giocare, e quindi questo aveva portato all’interruzione della trattativa. È stato invece molto bravo il Sassuolo a chiudere in pochissime ore la trattativa: Alessandro era a Milano con i suoi amici quando ci chiamò il suo procuratore. L’idea di competere in una piazza come Sassuolo, che da sempre ha un occhio di riguardo per i giovani, è stata molto allettante e ha convinto Alessandro ad accettare subito il trasferimento.”

– La scorsa stagione con la Juve non sono arrivati trofei, ma suo figlio è stato uno dei punti cardine della Primavera di Dal Canto. Come ha vissuto questa situazione Alessandro?

“Alessandro è sempre stato un ragazzo molto umile: lavora duro e si impegna, pensando agli obiettvi della squadra. Per questo motivo, nonostante l’importanza che avesse all’interno della rosa non si è mai montato la testa. Ha sempre lavorato sodo per guadagnarsi la stima dell’allenatore, che è molto importante per lui, senza mai mettersi al di sopra dei compagni di squadra.”

– Dopo il Sassuolo, un passo in avanti ancora più grande: lo Zwolle. Come ha vissuto, da genitore, la partenza di suo figlio per l’estero?

“C’è da dire che il passaggio di Alessandro allo Zwolle è stato un po’ un fulmine a ciel sereno, una vera e propria trattativa lampo. Fin dal suo arrivo a Sassuolo è stato seguito da diversi club, in Inghilterra, in Spagna, in Francia, ma anche in Italia. A questo bisogna aggiungere l’ottima prestazione nell’Europeo Under 19 in Finlandia, che ha avuto sia risvolti positivi che negativi: infatti Alessandro, finito l’Europeo, ha avuto pochissimo tempo per la preparazione atletica precampionato con i neroverdi. Questo lo ha spinto a chiedere il prestito alla dirigenza, e lo Zwolle è stato il più veloce di tutti. Credo che questo possa essere un ottimo modo per guadagnare esperienza e dimostrare di avere le carte in regola per competere a certi livelli.”

 Quindi crede che quest’annata possa aiutare Alessandro a completare la propria crescita calcistica?

“Assolutamente sì. Come dicevo prima, per Alessandro è essenziale la considerazione del mister: e in Olanda mister van ‘t Schip, ex Genoa tra l’altro, ha molta fiducia in lui. Appena arrivato in Olanda la società ha provveduto a fornirgli un appartamento e una macchina, una vera e propria accoglienza a braccia aperte insomma. Si sente già parte del gruppo, ha il rispetto di tutti ed è considerato dal mister una delle prime scelte. È anche molto soddisfatto degli allenamenti, che sono molto più duri che qui in Italia. Settimana scorsa avrebbe dovuto esordire, ma a causa di alcuni problemi burocratici non ha potuto scendere in campo. Sono sicuro però che ciò avverrà molto presto.”

– Alessandro è stato molto spesso chiamato in Nazionale, soprattutto con l’Under 19. Come è stata vissuta in casa la prima convocazione di suo figlio tra gli azzurri?

“È stata una gioia immensa. Sapere che mio figlio avrebbe rappresentato il nostro Paese mi ha riempito il cuore di gioia. L’esperienza con la Nazionale gli ha permesso di fare enormi passi avanti e di crescere sensibilmente. Come poi ho già detto in precedenza, è stata anche un’ottima opportunità: con la Nazionale Under 19, grazie alle ottime prestazioni all’Europeo, ha avuto modo di aumentare la sua visibilità, e il minutaggio ottenuto ha contribuito alla sua autostima, sentendosi un giocatore importante all’interno di una squadra di un certo livello come la Nazionale.”

– Ognuno di noi cresce con il mito di un calciatore. Qual è l’idolo di suo figlio?

“Fin da quando era piccolo mio figlio ha sempre provato una forte ammirazione per Maldini. Un giocatore unico, per il quale ha sempre provato un affetto particolare. Anche se forse come caratteristiche è più simile a Grosso…”

– Passiamo ora al futuro. Dopo il ritorno dall’Olanda, quali sono i traguardi che Alessandro ha intenzione di ottenere?

“Alessandro è intenzionato a giocare il più possibile quest’anno in Eredivisie, per dimostrare a tutti le proprie qualità. Quello che avverrà poi al suo ritorno è difficile da prevedere: molto dipenderà dal Sassuolo, da cosa deciderà e da quali garanzie potrà dare ad Alessandro. Per lui l’importante in questo momento è giocare e crescere, in modo che possa fare bene qualunque cosa dovesse succedere nel suo futuro.”

-La ringrazio per quest’intervista, sig. Tripaldelli.

“Grazie a voi, è stato un piacere.”

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