Francesco Caorsi si racconta dopo i primi mesi in America con YesWeCollege

Francesco Caorsi è uno dei ragazzi che si sono meritati l’opportunità di partire per gli Stati Uniti grazie a YesWeCollege, progetto giunto alla sua terza edizione che mette a disposizione di tanti giovani calciatori la possibilità di vivere il sogno americano, abbinando un percorso accademico di altissimo profilo alla possibilità di continuare a coltivare l’ambizione di una carriera da calciatore professionista, misurandosi ai massimi livelli del campionato universitario a stelle e strisce. Francesco, provinato nella passata estate, ha avuto sin da gennaio la possibilità di partire e iniziare il suo percorso scolastico-calcistico all’Arkansas University. Noi di Mondoprimavera.com ci siamo fatti raccontare questa esperienza direttamente da Caorsi, rientrato in Italia prima di ripartire per l’avventura americana.

CE L’HAI UN PIANO B? CALCIO E UNIVERSITA’ NEGLI USA CON YESWECOLLEGE“

Francesco, raccontaci un pò la tua storia da calciatore e da studente?
“Ho iniziato alla prima di liceo ad affacciarmi al calcio professionistico andando a giocare all’Entella, dove sono stato per tre anni. Poi ho cambiato e ho fatto la Primavera alla Sampdoria per una stagione. L’anno successivo, quello importante della maturità, ero già in D nel Vado una squadra dilettantistica ligure. Annata positiva, ma subito con le valigie in mano sono andato al Lavagna sei mesi e successivamente al Ligorna, riuscendo anche ad abbinare gli studi con l’Università di Economia”.

Come hai scoperto YesWeCollege?
“Mi ha parlato direttamente Nicolò di questa opportunità, essendo suo compagno di squadra al Ligorna. Inizialmente ero un pò titubante, ma poi mi sono deciso e mi sono iscritto al provino di Genova. Nicolò mi ha aperto un mondo, spiegandomi la sua storia, ci è bastato poco a convincermi e mi piaceva l’idea di imparare l’inglese. Qua in Italia è sempre difficile abbinare scuola e sport, e vivere di calcio non è facile. Questa è un’opportunità importante per me sotto tanti punti di vista”.

L’America è un passo avanti a noi sotto questo punto di vista…

“Sicuramente si, è molto importante. A me al liceo mi dicevano o fai calcio o studi, non abbiamo la cultura per impostare un discorso del genere e far combaciare le due cose. In America danno questa opportunità importante anche se a livello calcistico sono un pò più indietro, ti consentono allo stesso tempo di finire gli studi in maniera ottimale”.

Ti aspettavi di essere preso?

“Diciamo che mi sono presentato con l’intento di essere preso, anche se ancora non ero molto convinto del mio futuro. Sono stati tre giorni di provini anche divertenti assieme ad altri ragazzi che conoscevo e poi dopo aver parlato con il coach, che  mi ha spiegato come funzionava la vita in America, non ci ho pensato due volte ad accettare questa opportunità e sono partito subito a gennaio, facendo gli esami molto velocemente”.

Come ti sei ambientato in America in questi primi mesi di College?

“Quando sono partito non parlavo moltissimo l’Inglese, però i compagni ci hanno subito accolto molto bene così come il coach. L’ambiente è molto bello, siamo molti dall’Europa e solamente in cinque sono americani. I primi momenti sono stati difficili, avere un compagno italiano che è partito con me è stato importnate. Altri aspetti diversi riguardano il cibo e gli orari di pranzo e cena, ma sono abitudini che impari stando la”.

Per quanto riguarda l’aspetto calcistico, per quale ruolo ti hanno selezionato e cosa ti ha impressionato?

“Avevo già parlato con il secondo coach qua nei provini a Padova, che mi aveva spiegato l’importanza della squadra e che cercavano un profilo come il mio: centrocampista a tutto campo che abbinasse fase difensiva e offenisiva. Il loro modulo rispecchia bene le mie caratteristiche siccome mi sento una mezzala nel 4-3-3. La squadra è importante perchè nella scorsa stagione ha vinto il titolo, quindi c’è anche la possibilità di crescere sotto l’aspetto calcistico”.

Quali sono le tue aspettative finito il College?

“Sinceramente non ci ho ancora pensato. Però pensavo di tornare in Italia o comunque in Europa, la vita in America è molto diversa dalla nostra. Per me è importante la lingua e vedere come va il calcio, poi nel futuro non si sa magari cambierò idea”.

Consiglieresti questi provini ad altri ragazzi?

“Sicuramente li consiglerei, ti danno la possibità di studiare e continuare a giocare quindi coltivare le tue passioni. Se fai bene magari anche andare nei professionisti nella MLS. Io di provini ne ho fatti due, quello di Genova e quello finale a Padova. Lo staff è ottimo, non ho mai avuto problemi e ci siamo sempre trovati bene. Nicolò si impegna moltissimo in questa cosa e si da tanto da fare, questo si vede e lo trasmette positivamente”. 

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