Le pagelle del Palermo Primavera

Guddo 6: attento tutte le volte che viene chiamato in causa, si prende un grosso rischio nel finale con un’uscita a vuoto su corner, ma per sua fortuna il colpo di testa di Vai termina alto.

Fradella 6,5: prestazione autoritaria del classe 2001 che non si fa intimidire dall’importanza della posta in palio e sfodera una partita fatta di attenzione e sostanza.

Joao Afonso 6,5: guida con ordine la retroguardia dei siciliani senza tremare di fronte al temibile attacco del Novara, riuscendo a mantenere la porta inviolata.

De Marino 6: in avvio concede troppo spazio a Salucci e soffre un po’ la buona verve di Stoppa. Cresce con il passare dei minuti, blindando a doppia mandata la zona centrale della difesa.

Tarantino 6,5: non soffre la velocità di Katuma e non va in difficoltà nemmeno nella ripresa, quando subentra il fresco Kyeremateng. Poco propositivo in avanti, ma in fase difensiva se la cava benissimo.

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Rizzo 6: copre tutta la corsia di destra, dando una mano in fase difensiva e proponendosi con costanza in avanti, anche con dei tagli senza palla nella parte centrale del campo. Apporto prezioso, pur senza acuti. (dal 74′ Silva Marques s.v.)

Ambro 6,5: gara di sostanza in mezzo al campo: inizia con il freno a mano tirato, poi cresce con il passare dei minuti giocando nel complesso un buon match.

Mendola 6,5: più quantità che qualità, in una partita in cui il Novara gestisce maggiormente il possesso rispetto al Palermo. Ma il grande merito dell’assist decisivo per il gol di Cannavò.

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Gallo 6,5: uno dei migliori del Palermo, finché i crampi lo costringono a chiedere il cambio. Crea costantemente la superiorità numerica con dei break palla al piede che mettono in difficoltà il Novara. (dal 68′ Sicuro 6: fornisce il proprio contributo nel mantenere il vantaggio fino al triplice fischio).

Santoro 6: gioca in posizione più avanzata rispetto ad altre occasioni, agendo a supporto di Cannavò. Si accende a sprazzi, creando qualche situazione interessante. (dal 76′ Di Paola s.v.)

Cannavò 7: lotta da solo contro i due centrali azzurri, riuscendo a vincere il duello con una zampata da vero rapace d’area di rigore che regala la Supercoppa alla sua squadra. A cinque dal termine impegna Marricchi da posizione defilata e poi, stremato, spreca una grossa chance nel finale.