Le parole di Gobbo dopo Spezia-Abuja

Nel post partita di Spezia-Abuja, finita con una vittoria di misura in favore della squadra ligure, l’allenatore della compagine africana, Renzo Gobbo, è intervenuto in conferenza stampa per commentare la prestazione dei suoi ragazzi. Queste le sue dichiarazioni: “E’ normale che nelle piccole cose non possiamo competere con squadre che giocano novanta minuti ogni settimana. Noi facciamo allenamenti e amichevoli, facciamo un po’ fatica a mantenere alta l’attenzione. Sono molto deluso perché so quanto possono dare certi giocatori e l’apporto dei più bravi oggi mi è mancato: è stata una prova di cuore ma a livello tecnico e tattico non abbiamo dato niente, abbiamo meritato di perdere”.

Sull’obiettivo nel torneo: “Già lo scorso anno c’era stato un miglioramento rispetto a due anni fa. Noi diventiamo pericolosi man mano che il torneo va avanti, se passassimo il primo turno potremmo rendere la vita difficile a tante squadre. Conosco i miei ragazzi, so cosa possono dare: per molti di loro è il primo viaggio e la prima volta che giocano contro squadre di questo livello. Abbiamo fatto altri tornei, in questo emerge di più la differenza d’età, ma due anni fa abbiamo vinto un torneo battendo il Real Madrid in finale. Gli anni scorsi ci siamo avvicinati meglio al Viareggio disputando una serie di amichevoli, quest’anno non lo abbiamo fatto e forse nella prima partita abbiamo pagato questa mancanza. Nomi di possibili talenti? Non ne faccio, non hanno fatto una prestazione tale da giustificare le mie parole. Ma di ragazzi con grande potenzialità ce ne sono“.

Sui talenti cresciuti nell’Abuja come Sadiq, Nura e Okwonkwo: “Non mi stupisco quando partono bene e cavalcano l’entusiasmo, non mi stupisco quando alle prime difficoltà si lasciano andare. Fa parte del loro modo di reagire alle situazioni difficili. Là facciamo un grande lavoro sotto ogni aspetto, ma a un certo punto chiaramente diventano padroni del loro destino. In Nigeria si trova tanto talento, perché ci sono tantissimi abitanti e giocano tutti a calcio, vengono da situazioni spesso molto difficili e avrebbero quindi tutte le motivazioni per riuscire in questo sport. A volte si creano difficoltà da soli, a volte invece riescono, come i casi sopracitati“.