Intervista a Luigi Crosta, papà di Luca

Ritorna la rubrica “Dicono di loro”. In questo spazio settimanale vi raccontiamo con toni più rilassati, volta per volta il dietro le quinte dei giovani talenti del nostro calcio spiegato da chi li conosce meglio: genitori, parenti ed amici. Quando sogni di diventare un calciatore il pallone diventa la parte più fondamentale della tua vita, ma non la totalità: la scuola, gli amici, i sacrifici, i piccoli successi e molto altro sono aspetti importanti nella vita di tutti, anche di chi lavora sodo per diventare un giorno un professionista. L’ospite di questa settimana è Luigi Crosta, papà di Luca, portiere classe ’98 che ha esordito di recente in Serie A con il suo Cagliari. Dopo essere cresciuto nel vivaio del Milan, il giovane Luca è partito destinazione Cagliari dove, dopo aver disputato un’ottima parentesi con la Primavera, si è ritagliato il suo spazio tra i big, esordendo anche nella massima serie proprio contro il Milan. Per ripercorrere le tappe iniziali della sua carriera e per conoscere meglio chi è il giovane Luca, abbiamo parlato con il suo fan numero uno, che ci ha risposto in maniera attenta e precisa ad ogni nostra domanda. Buona lettura!




Salve Sig. Crosta, è davvero un piacere poter parlare con lei. Io partirei dall’inizio: com’è cominciata la passione di suo figlio Luca per il mondo del calcio? C’è stato qualcuno in famiglia ad averlo influenzato in questa scelta?

“Quando andava a scuola da piccolo faceva nuoto, mentre i suoi compagni di classe giocavano a calcio. Un giorno è venuto a casa e mi ha detto: ‘Perchè non mi porti a giocare a pallone?’. Io, nel mio piccolo, sono sempre stato dentro l’ambiente calcistico, dato che ho giocato e allenato anche per tanti anni, quindi la passione l’ho sempre avuta. Abitando a Cusano Milanino, l’ho portato nella squadra del paese, la Juve Cusano, che ai tempi era gemellata con la Juventus”.

Quando ha capito che suo figlio avrebbe potuto compiere il grande salto di qualità rispetto agli altri ragazzi?

“Ho sempre lasciato mio figlio libero di scegliere lo sport che preferiva. Infatti ha iniziato con il nuoto, in cui era molto bravo, ma anche con la corsa. Ha sempre avuto un vantaggio dalla sua parte: un fisico adatto per qualsiasi tipo di sport. Nel calcio ha iniziato a giocare come difensore, ma in quel ruolo aveva molte pecche. Fisicamente era molto alto, per cui era carente dal punto di vista della coordinazione; per questo motivo giocavano dei suoi compagni più piccoli di lui che in quella zona di campo si comportavano meglio. In una partita, però, mancava il portiere e Luca si è offerto per ricoprire il ruolo tra i pali: da quel momento in poi non è più uscito dalla porta! In quell’incontro non aveva ancora nulla del portiere, visto che non l’aveva mai fatto e non sapeva neanche come prendere il pallone. Il portiere, però, è uno di quei ruoli che si può anche costruire, partendo dalle proprie caratteristiche. Alla fine dell’anno gli ho chiesto se volesse cambiare sport e Luca mi ha risposto di voler giocare ancora a calcio. Siamo allora andati a fare un provino all’Aldini, una squadra di Milano. A vedere questo provino c’era anche un osservatore del Milan, che ha chiesto informazioni su mio figlio e ha chiamato in diretta Bianchessi, del quale ricordo ancora le sue parole: ‘Se non è più alto di 1,60 non lo voglio neanche vedere’. Fortunatamente a 9 anni mio figlio era 1,68 per cui dopo aver fatto il provino al Milan ci hanno subito fatto sapere che erano interessati a tenerlo. E da lì tutto è iniziato…”

Da padre, ci può descrivere il legame tra suo figlio e il mondo del calcio?

“Nei primi anni Luca non guardava neanche le partite; a lui interessava giocare e divertirsi. Essendo tifoso del Milan, l’ho fatto avvicinare andando allo stadio ma dopo 5 minuti non aveva più voglia di vedere le partite. Non aveva la passione degli altri ragazzi che guardavano 10 partite al giorno: ciò che realmente contava era giocare in prima persona. Anche se non sembra, Luca è un tipo orgoglioso: vuole sempre arrivare, soffre quando non viene preso in considerazione ma non molla mai, anche nei momenti più difficili a testa bassa va sempre avanti. Nell’ultimo anno del Milan ha sofferto tantissimo; veniva dall’anno degli Allievi in cui si era tolto delle buone soddisfazioni e di colpo si è sentito escluso, evitando però di saltare gli allenamenti e di mollare. Alla fine però ha detto basta, chiedendomi a fine anno di andare via anche perchè gli spazi erano più ristretti vista la presenza di Donnarumma”.

Dopo essere cresciuto nel vivaio del Milan, nel 2016 è arrivata la chiamata del Cagliari. Com’è stata accolta da parte vostra questa offerta? Ci sono stati attimi di indecisione prima di accettare?

“In questo caso è stato bravissimo il procuratore che segue mio figlio, che lo ha convinto a rimanere fino alla fine della stagione al Milan dato che Luca voleva andare via già a Dicembre. Anche Bianchessi ci diceva di avere pazienza perchè andando via a Dicembre si peggiorava solo la situazione. Prima del Cagliari, però, c’è stato un attimo in cui Luca poteva andare a fare un provino al Verona, visto che nessuno l’aveva più visto giocare. Alla fine con il Verona non si è più concretizzato nulla ed è arrivata per fortuna la chiamata del Cagliari. Gli hanno fatto fare tre giorni verso marzo/aprile di provini con il benestare del Milan e al termine di questo mini-ritiro ha subito detto di voler accettare questa proposta. Era molto contento, il procuratore ha dato l’ok e dopo ci sono stati i contatti tra Cagliari e Milan per chiudere l’operazione”. 




E’ stata dura per suo figlio Luca lasciare la propria terra per andare a giocarsi le proprie chance altrove?

“C’è da dire che Luca, a parte alcuni tornei, non è mai stato lontano dalla famiglia. All’inizio era euforico per questa nuova esperienza e quando è stato chiamato a luglio per fare la preparazione con la Prima Squadra è stato tutto normale, contando che la squadra si è radunata a Pejo, non molto distante da noi, per cui ogni tanto siamo andati a trovarlo. Quando l’abbiamo accompagnato a Cagliari, invece, ci siamo resi conto che si stava creando un distacco. Luca è stato fortunato ad aver trovato degli ottimi compagni, che l’hanno fatto sentire subito parte del gruppo, ma anche lo staff della Primavera, da mister Canzi al preparatore dei portieri Brambilla. A Cagliari vive in un appartamento con altri 5 compagni, frequenta il 5^ anno e deve affrontare adesso la maturità in una scuola in cui la squadra cagliaritana gli ha permesso di inserirsi piano piano. Ha avuto una grande mano all’inizio visto che, anche se non ce l’ha mai detto, sotto sotto ha sofferto anche lui questa lontananza”. 

Quanto è contato il parere di un genitore nelle scelte di suo figlio?

“Io e mio figlio litigavamo abbastanza perchè io, uomo di sport, credo nelle regole e nella meritocrazia e quando nello sport vedo certi atteggiamenti rimango deluso. Non mi appartiene un mondo in cui contano di più i procuratori e le amicizie; anche io ho molti amici nel mondo del calcio, ma non ho mai influenzato nessuno perchè penso che alla fine deve arrivare qualcuno che merita non qualcuno che è spinto. Si può arrivare in questo modo sì, ma poi si sparisce. Quindi, diciamo che io vedevo mio figlio come un ragazzo che alla lunga poteva fare qualcosa di buono ma di sicuro non mi sarei aspettato la Serie A, l’esordio in questo modo contro il Milan. Ero però sicuro che avrebbe fatto bene, i livelli in cui è arrivato non li avrei mai azzeccati”.

Arriviamo alla stagione attuale. Dopo aver disputato una parentesi molto positiva con la Primavera rossoblu, è arrivato l’esordio in Serie A di Luca nell’ultima giornata di campionato. Ironia del destino, suo figlio aveva l’arduo compito di difendere i pali cagliaritani proprio contro il Milan, la squadra in cui tutto è cominciato e dove Luca è cresciuto. Un esordio eccellente, condito da un rigore parato a Bacca e tanti ottimi interventi. Che sensazione prova un genitore di fronte a tali eventi?

“Una sensazione forte, perchè era ciò che Luca desiderava più di tutto. Quest’anno aveva proprio la voglia di prendersi questa soddisfazione; sui giornali è stato scritto che si è preso una rivincita: mio figlio, però, non si è mai voluto prendere una rivincita con nessuno. Il suo desiderio era quello di arrivare, per dimostrare il suo valore. Anche in un’intervista che ha rilasciato, ha ringraziato tutti, anche coloro che secondo lui gli hanno remato contro. Queste persone gli hanno dato la forza di credere ancora di più in sè stesso, credere di poterci arrivare. La partita di domenica l’ho guardata in mansarda da solo, mentre mia moglie e la famiglia erano giù. Ero molto emozionato e ho preferito guardarla da solo perchè durante la partita io parlo, critico e ogni tanto guardavo la Formula 1 per stemperare un pò la tensione. La partita l’ho registrata però, in modo da poterla rivedere con calma, prendendo tutti gli appunti che dovevo fare. Per quanto riguarda il rigore parato, sono dell’idea che siano più i demeriti di chi lo sbaglia rispetto ai meriti di chi lo para. Detto questo, bisogna essere freddi per intuire la direzione del tiro. Ciò che mi ha colpito maggiormente è tutto il complesso della partita: dopo un primo pallone sparato via per la troppa emozione, Luca mi ha dato l’impressione di non essere mai in difficoltà, dando sicurezza con le uscite e con le parate”. 

Pochi giorni dopo la prima presenza in Serie A, è arrivata anche la ciliegina sulla torta: stiamo parlando della firma del primo contratto da professionista che legherà suo figlio al Cagliari fino al 2019. Ci descriva le sensazioni che ha provato Luca in una settimana da incorniciare per lui…

“In realtà, posso dire che lui aveva già firmato; era già tutto stabilito, solamente che la notizia è uscita più avanti. Luca ha deciso di buon grado di rimanere a Cagliari, dove si trova molto bene, però bisogna specificare che nel calcio non è mai detta l’ultima parola, oggi sei qui mentre domani sei là ma nei pensieri di mio figlio c’è il Cagliari adesso. Nessuno gli ha fatto promesse particolari, sa che deve lavorare a testa bassa per continuare a crescere. Ha apprezzato molto la dedica fattagli dal mister dei portieri, David Dei, su Facebook che io considero una persona eccezionale, che mio figlio ha subito ringraziato dopo l’esordio di domenica. Dei però è stato chiaro,dicendogli che adesso bisogna continuare a lavorare per migliorare sempre di più”. 





4 presenze con la Nazionale Under 15 e 2 con quella Under 16. Seppur molto giovane, Luca ha dimostrato fin da subito delle qualità invidiabili che hanno attirato le attenzioni degli osservatori azzurri. Crede che nel futuro della nostra Nazionale, Luca potrà ritagliarsi un ruolo da protagonista?

“Luca spera ancora in una chiamata. E’ rimasto deluso dal fatto di essere uscito dal giro della Nazionale senza comprendere bene il motivo. Tutto è iniziato con l’Under 15, che lo ha chiamato dopo che Luca ha disputato il Torneo Nike vinto dal Milan a Pescara, comportandosi davvero bene. Ha fatto alcune presenze con l’Under 15, 2 con l’Under 16 poi di colpo non abbiamo più ricevuto nessuna chiamata. Non ha mai smesso di sperare, adesso con questa prestazione penso lo vogliano rivedere. La Nazionale a mio avviso è una soddisfazione personale, ciò che conta è il club in cui gioca”. 

Tutti noi, sin da bambini, siamo cresciuti con il mito di un calciatore, che in campo avevamo il desiderio di imitare. Qual è stato o qual è tutt’ora l’idolo calcistico di suo figlio?

“Il primo idolo di mio figlio è stato Neuer, portiere che l’ha sempre affascinato. Ricordo soprattutto il modo di parere i rigori di Neuer: al centro della porta, cercando di disorientrare gli avversari con una specie di balletto. Quando Luca fece a Manchester le finali al Torneo della Nike, parò un sacco di rigori, imitando proprio le movenze del suo idolo Neuer. Adesso, però, ci sono anche altri portieri che segue con ammirazione come Handanovic, Szczesny ma anche Courtois, tutti portieri estremamente atletici”.

Concluderei chiedendole quali sono i sogni e le aspirazioni per il futuro di suo figlio?

“Io credo che Luca speri che il calcio diventi davvero un lavoro per lui, che diventi la sua vita. Ora però arriva il difficile, riconfermare quanto fatto fino ad ora e sfruttare lo spazio che gli daranno da adesso in poi. Non si può misurare il suo talento guardando solo una partita da lui fatta, però ha dimostrato che in quell’ambiente ci può tranquillamente stare. Ha bisogno dell’allenatore giusto che creda nel giovane, che abbia il coraggio di rischiare dandogli fiducia e Luca deve essere bravo ad acquistare la stima del mister e di tutti i compagni. Oggi ha la fortuna di essere seguito da persone che hanno sempre creduto in lui, a cominciare dai suoi procuratori Fabbri e Albrigi, che sono sempre stati presenti per lui, costituendo figure di riferimento oltre alla sua famiglia”. 

Grazie Sig. Crosta, è stato davvero molto gentile.

“Grazie mille a voi”.