Udinese, Samotti si racconta dopo una stagione non semplice




Può non essere tutta rose e fiori la vita di un giovane calciatore del Campionato Primavera: Mattia Samotti, centrocampista classe 2000 dell’Udinese Primavera, quest’anno ha potuto giocare ben poco a causa di un’annata difficile. Siamo andati ad intervistarlo, dagli inizi fino alla Peronne Cup dello scorso agosto, dove il ragazzo aveva mostrato grandi qualità. La sua giovane età e il suo talento gli permettono comunque di guardare al futuro con fiducia.




Com’è stato il tuo inizio con il calcio?

“Abitavo a Trieste fino a sei anni. Mio padre è di Gorizia, abbiamo deciso di spostarci là visto che ho anche due fratelli e stavamo in una casa un po’ piccola. Ho iniziato a giocare nel Pro Gorizia, sono andato là la prima volta con mio nonno, che era il mio idolo e ora non c’è più. Lui era uno sportivo, però giocava a basket: è arrivato a giocare in Serie A. Mi ha dato una spinta decisiva. Perché non il basket? Mio padre, mia madre e i miei zii ci giocavano, ma del calcio mi è sempre piaciuto l’atmosfera, gli allenamenti e tutto quello che c’è intorno. A dieci anni sono andato all’Udinese e ho conosciuto Angelo Trevisan, il responsabile del settore giovanile. Sono andato là e ha iniziato a piacermi da subito l’ambiente”.

C’é stato un giocatore che ti ha fatto innamorare di questo sport?

“Il mio primo ricordo è di Pirlo, forse anche perché gioco a centrocampo come lui. Ha fatto la storia del calcio ed è sempre stato un campione umile. Adesso i miei giocatori preferiti sono Nainggolan e Vidal, che sono molto aggressivi e non mollano mai un pallone, difendono e segnano”.

Qual è stata una persona particolarmente importante per la tua crescita?

“Quando ero nei Giovanissimi Nazionali mi allenava Massimiliano Giatti, lui è è stato fondamentale. La grinta che aveva e gli allenamenti che mi faceva fare mi hanno permesso di esplodere. Quell’anno arrivammo primi nel nostro girone, ma ai Play Off contro il Novara siamo finiti fuori per un gol all’ultimo minuto. Per me era come un padre, quando avevo problemi di qualsiasi tipo lui era sempre presente. Devo ringraziarlo tantissimo per tutto”.

Qual è il tuo rapporto con la scuola?

“Sono stato due anni allo Stringher qui a Udine, poi ho cambiato e sono andato al Volta perché mi tornava meglio con l’organizzazione: per me questo era il primo anno Primavera e dovevo concentrarmi molto sul calcio. Non sono uno che si ammazza di studio, ma i miei genitori mi hanno insegnato che un diploma è importante: non pretendono il massimo, ma comunque la sufficienza la devo portare a casa. Mi piacciono le materie sportive, poi nelle lingue sono abbastanza bravo”.

Squadra del cuore?

“Simpatizzante della Juventus, mi piace vederli giocare. Ero contentissimo per il passaggio di turno in Champions League: ha mentalità, fisico, esperienza, può arrivare in fondo. Non ho una vera squadra del cuore: tifo Udinese, ma anche Milan perché mio nonno era un tifoso. Seguo il calcio ad livelli, mi piacciono i big match e la Champions League”

Hai iniziato la stagione da protagonista nella Peronne Cup: che ricordo hai di quella competizione?

“La Peronne Cup è stata un’esperienza bellissima, abbiamo giocate con squadre che venivano da tutto il mondo. Giocai tutte e tre le partite dei gironi e la semifinale: incontrammo Feyenoord, Celta Vigo e Nizza, poi il Palmeiras. I brasiliani erano più forti di noi, ma alla fine abbiamo recuperato e vinto ai rigori. In finale è stato un peccato perdere con la Roma, ma i miei compagni hanno dato tutto”.

Non è stato assolutamente un anno facile per te: te lo aspettavi?

“Sapevo che avrei trovato meno spazio, perché c’era Magnino e tanti ’98. Avevo giocato in Coppa Italia contro la SPAL e l’Hellas Verona, quindi avevo buone sensazioni: peccato che non è successo. Sicuramente ha influito il fatto che ero il più piccolo, poi ho avuto un trauma cranico e una distorsione al ginocchio che non mi hanno aiutato. Non è stata una stagione facile, tutti mi dicevano di tener duro e di dare il massimo lo stesso perché il prossimo anno sarebbe potuto essere il mio. Ho sempre giocato regolarmente e per me era la prima volta in questa situazione: sicuramente non è stato facile”.