ESCLUSIVA MP – Juventus, intervista a Luca Clemenza

Nel calcio, così come nella vita, l’importante è non abbattersi mai, farsi trovare pronti in qualsiasi momento senza perdere mai la speranza. Infatti, come diceva Jim Morrison: “L’eroe non è colui che non cade mai, ma colui che una volta caduto trova il coraggio di rialzarsi”. Queste parole calzano a pennello per un giocatore dal potenziale enorme, che ha dimostrato sino a questo momento di incantare tutti con il pallone tra i piedi, ma che per via di un infortunio ha visto frenate per parecchi mesi le sue aspirazioni per il futuro. Stiamo parlando di Luca Clemenza, centrocampista offensivo e trequartista della Juventus Primavera, guidata da Fabio Grosso. Passato, presente e soprattutto futuro sono stati i temi maggiormenti toccati nella nostra intervista con il talento classe 1997, che si è raccontato senza veli in esclusiva ai nostri microfoni. Godetevi allora un Clemenza inedito, che sa emozionare anche senza il pallone fra i piedi.



Allora Luca, cominciamo dal principio. La tua passione per il calcio comincia molto presto, alla tenera età di 5 anni. C’è qualcuno in famiglia che ti ha avvicinato al mondo del calcio?
Mio papà è stata la persona che mi ha portato nel primo campo da calcio all’età di 5 anni, e da lì tutto è iniziato…

A 5 anni, infatti, ecco la tua prima esperienza nelle file del Crespadoro, squadra nella quale hai militato per 3 anni per poi passare all’Arzignano, trampolino di lancio verso il Montecchio Maggiore, scuola d’eccellenza a livello giovanile in provincia di Vicenza. Che ricordi hai di queste prime esperienze?
Mi ricordo che all’inizio, nel Crespadoro, tutto è cominciato per passione. Ero bambino e avevo anche un po’ di paura, però poi iniziando a giocare ho capito che mi divertivo tanto ed è stato veramente bello. Il passaggio all’Arzignano mi ha permesso di entrare a contatto con una realtà già più grande rispetto al paesino in cui giocavo in precedenza. Il Montecchio Maggiore, invece, è una società ancora più grande, che mi ha permesso di completare una scala, un percorso di crescita verso l’alto. In questa squadra mi sono trovato benissimo e ho dei ricordi bellissimi”.

Il primo salto di qualità è avvenuto con la maglia del Vicenza, nella quale hai trovato il tecnico Paolo Birra. Quanto ha inciso il tuo tecnico dell’epoca nel tuo percorso di crescita?
Sicuramente tantissimo. Paolo Birra è stato un allenatore bravissimo soprattutto sotto l’aspetto caratteriale, dato che era molto duro nelle decisioni che doveva prendere. Al mio arrivo al Vicenza, però, alla guida della squadra c’era il mister Alessandro Cuccarolo, che mi ha aiutato molto in un’annata non facile per me a causa del poco spazio che mi veniva concesso ed è riuscito a tirare fuori il mio carattere anche in campo”.

Poi arriva l’occasione per sbocciare in maniera definitiva: in occasione del trofeo Giampaglia di Livorno gli occhi di tutti gli osservatori sono puntati sul talento classe ’97 che incantò gli osservatori della Juventus, disposti a tutto pur di portarlo a Torino. Com’è stata accolta la chiamata dei bianconeri da parte tua? Ci sono stati attimi di indecisione prima di accettare?
In questo torneo che facevamo a Livorno, in occasione della semifinale contro la Sampdoria ho giocato una grandissima partita, riuscendo anche a fare gol. Mi sono arrivate voci dopo questa partita di un interesse della Juventus nei miei confronti; in particolar modo, ad assistere alla partita era presente Giovanni Rossi, responsabile del settore giovanile, che aveva chiesto informazioni su di me. Inizialmente non me ne rendevo conto, poiché essendo un giocatore del Vicenza puntavo ad essere riconfermato nella mia squadra. Questa chiamata della Juve, da parte mia, è stata una bella botta, qualcosa di fantastico su cui non ho mai avuto dubbi, né io e né il Vicenza“.




 Sin dai Giovanissimi Nazionali guidati da Claudio Gabetta, il futuro appare roseo per un giocatore dal tuo talento e dalle tue abilità con la palla tra i piedi. Passo dopo passo, mattoncino dopo mattoncino, arriva il momento di esordire tra gli Allievi di Ivano Della Morte, nei quali metti a segno nella seconda stagione 17 gol in 25 partite. Cosa ti ha impressionato nei primi mesi a contatto con il mondo bianconero? Che differenza c’è rispetto agli altri ambienti in cui hai militato?
Il primo mister che ho avuto, Claudio Gabetta, oltre che un allenatore è stato un secondo padre per me, perché delle volte veniva con noi in convitto, arrivando da lontano, e ci seguiva sia nel calcio sia nella scuola, impersonificando una figura paterna per noi. Il primo anno è stato fantastico, tutto rose e fiori, in cui il salto che ho fatto non è stato così drastico come pensavo perché appena arrivi alla Juventus ti abitui ad un nuovo tipo di gioco, una nuova maniera di intendere il calcio. Ci sono tanti aspetti diversi rispetto al Vicenza, dato che la Juventus è un club di livello mondiale per cui sei servito in tutto e per tutto e devi solo pensare a giocare e fare bene. La prima stagione, come detto, è stata perfetta perché non mi aspettavo di andare così bene, di segnare così tanto e tutto questo ha propiziato la mia chiamata con gli Allievi Nazionali di Ivano Della Morte. Lì è stato fantastico, sono stato abituato sin da bambino a giocare con quelli più grandi, ma alla Juventus non avevo questa prospettiva ed è stata un’esperienza emozionante“.

 Nel calcio, però, si sa che dal Paradiso si può subito ricadere all’Inferno. Il tuo viaggio da incubo è iniziato il 23 marzo 2016 in occasione dell’ottavo di finale del Torneo di Viareggio contro il Milan. In quella partita hai dovuto abbandonare il campo anzi tempo a causa della rottura del legamento crociato del ginocchio destro, infortunio che ti ha tenuto lontano dal terreno di gioco per parecchi mesi. Quali sono le sensazioni che un calciatore prova in questi momenti terribili della sua carriera? Qual è stata la fonte primaria che ti ha dato la forza per poterti rialzare e ricominciare tutto da capo?
E’ stato un brutto colpo per me. Giocavamo contro il Milan ed era una partita che si era messa abbastanza bene, infatti alla fine abbiamo vinto 4-0. Sarei dovuto uscire cinque minuti dopo quel terribile infortunio, perché al Viareggio si facevano 7 cambi ma se le cose devono succedere purtroppo succedono. Io non l’ho presa malissimo, sapevo di essermi fatto male ma ho provato a guardare positivo fino all’ultimo. Quando è arrivato l’esito, non ho pensato tanto ai tempi di recupero che mi avrebbero permesso di ritornare in campo, ma non vedevo l’ora di operarmi, di iniziare la riabilitazione e tornare di nuovo a giocare. Dal punto di vista psicologico, non mi sono mai abbattuto perché il mio obiettivo era solo quello di tornare più forte di prima“.

Arriviamo però alla stagione attuale. In questo momento sei un punto fermo della Primavera di Fabio Grosso, prima nel girone B e con il pass già staccato per le Final Eight. Cosa auguri a te e ai tuoi compagni da qui al termine della stagione?
Sicuramente di vincere lo Scudetto (ride, ndr). Il nostro obiettivo è quello di vincere questo titolo e di fare bene e crescere come squadra. Dopo un inizio di stagione al di sotto dei nostri livelli, ci siamo ripresi e ci stiamo unendo sempre di più. Dal mio punto di vista siamo davvero una bella squadra che può fare veramente tanto. Vincere lo Scudetto è ovviamente l’obiettivo primario ma dobbiamo anche pensare a costruirci tutti come giocatori“.

Terminata questa stagione, potrebbe arrivare finalmente il tanto sperato salto di qualità per te, che a causa dell’infortunio ti è stato impedito un anno fa. Che ambizioni hai per la prossima stagione?
Non ho un pensiero fisso su dove andare o cosa fare l’anno prossimo. La mia idea è sicuramente di giocare e farmi valere in qualsiasi squadra in cui militerò. Adesso penso a finire l’anno e poi quel che verrà verrà e penserò solamente a fare bene“.

Di gol, pur avendo una giovanissima età, ne hai realizzati già tanti. Se dovessi sceglierne uno in particolare, per bellezza e importanza in quella partita, quale ti viene in mente?
Mi viene in mente quello in Youth League contro il Borussia Mönchengladbach nello stadio della Pro Vercelli, partita vinta da noi per 2-1. Sono rientrato e ho segnato a giro sotto l’incrocio e quel gol, oltre ad esser stato uno dei più belli che ho realizzato, ci è servito soprattutto per fare 3 punti in quella partita. Quella vittoria ha alimentato le nostre speranze di poter passare il turno, desiderio che però non è riuscito a concretizzarsi“.




Essendo un ragazzo molto attivo sui social network, abbiamo potuto individuare una figura particolarmente importante nella tua vita. Stiamo parlando della tua fidanzata, che da un po’ di tempo è al tuo fianco e ti sostiene nelle tue scelte. Quanto conta il suo parere nelle tue decisioni riguardo al mondo del calcio?
E’ una persona importantissima per me, dato che anche lei fa sport e quindi siamo abbastanza simili nelle scelte e nelle giornate passate ad allenarci. Sotto questi aspetti ci capiamo molto, avendo i nostri spazi quando ci alleniamo mentre nei momenti di pausa troviamo il tempo per vederci. Riesce a farmi ragionare e mi aiuta a distinguere le scelte giuste da quelle sbagliate, incoraggiandomi molto nel mio percorso di crescita“.

Durante gli allenamenti con i campioni della prima squadra, cosa cerchi di osservare maggiormente per imparare e fare tesoro di quei momenti?
Tra la Primavera e la Prima squadra c’è una differenza pazzesca, qui alla Juve soprattutto. E’ bellissimo perché quando vai ad allenarti con quei campioni, all’inizio fai un po’ di fatica a prendere il ritmo, ma col passare del tempo impari a giocare con loro ad un tocco, due tocchi e diventa tutto più spontaneo. Quello che guardo è la semplicità con cui giocano, perché non cercano di fare le cose più difficili ma le cose facili che si rivelano le più concrete“.

Tutti noi, sin da bambini, siamo cresciuti con il mito di un calciatore che, per movenze e stile di gioco, abbiamo cercato di imitare in campo. Qual è stato o qual è il giocatore tutt’ora a cui ti ispiri?   Mi ispiravo tanto a Pirlo, un giocatore a mio parere eccezionale che ho potuto ammirare da vicino qui alla Juve. Mi piaceva anche Kakà, nei suoi anni migliori al Milan in cui era inarrestabile quando partiva palla al piede. Attualmente non ho dubbi nel nominare Paulo Dybala, futuro fenomeno del calcio mondiale e assoluto talento sopra le righe“.

Quali sono infine i tuoi sogni e le tue aspirazioni per il futuro?
Spero di arrivare a giocare in Serie A e diventare un bel calciatore che milita a livelli abbastanza alti. Non punto alle stelle ma il mio desiderio è quello di giocare nel calcio che conta“.

Si ringraziano per la disponibilità a noi offerta la Juventus F.C. e Luca Clemenza.