A Tu per Tu con Maxime Leverbe: “La Sampdoria è il massimo, voglio diventare grande qui”

Maxime Leverbe è il condottiero di una Sampdoria che sogna in grande, con l’obiettivo delle Final Eight ampiamente alla portata del gruppo allenato da Francesco Pedone che si sta rivelando tra i migliori del Girone A del campionato Primavera. Leverbe, centrale parigino classse ’97 e arrivato in blucerchiato nel corso della passata estate, si è raccontato ai microfoni di MondoPrimavera.com nell’ambito della rubrica A Tu Per Tu: un confronto a 360°, nel quale il giovane doriano ha raccontato la sua storia, il suo amore per Genova e gli obiettivi per il futuro a breve e lungo termine.




Ciao Maxime, è un piacere poter parlare con te. Prima di parlare dell’attualità, parliamo dei primi passi della tua carriera: dove hai cominciato e come ti sei approcciato a questo sport?
Ho iniziato a camminare con il pallone tra i piedi, poi la passione è cresciuta giorno dopo giorno. Sono l’unico in famiglia a giocare a calcio, però mio papà è stato un grande sportivo: faceva parte della nazionale francese di sci. Ho cominciato i primi allenamenti con il JA Drancy, poi a sedici anni è arrivata la chiamata dell’Ajaccio e da Parigi mi sono trasferito in Corsica“.
Prima di passare alla Sampdoria sei stato per tre anni nella seconda squadra dell’Ajaccio, raccontaci questa esperienza.
Ho conosciuto tanti ragazzi all’Ajaccio e ho ancora lì moltissimi amici: è stata un’esperienza bella e intensa. Appena arrivato ho giocato subito in U17, ma dopo neanche un mese mi hanno chiamato con l’U19, la Primavera italiana. Poi c’è stato il debutto con la seconda squadra, con cui ho fatto anche il primo gol. Il secondo anno è stato più duro: ero infortunato e sono stato fuori per diversi mesi. Durante il terzo, invece, ero sempre o quasi ad allenarmi con la prima squadra, mentre nel weekend giocavo sia in Under 19 sia con la seconda squadra“.
Poi in blucerchiato a titolo definitivo, come mai e perché proprio la Sampdoria?
Il mio procuratore conosce bene il direttore sportivo del Settore Giovanile, Pecini, e sapeva che cercavano un difensore centrale. Ho colto al volo la possibilità di venire a Genova. Sono arrivato in ritardo rispetto all’inizio del ritiro, ma mi sono integrato in fretta. All’inizio parlavo inglese per farmi capire, poi però ho iniziato ad aiutarmi con internet. Ha funzionato: ora mi intendo alla grande con tutti. L’Italia mi piace tanto, anche i miei genitori sono felici che io sia qui. Si vive bene. Abito a Bogliasco, ma quando ho tempo vado spesso a Nervi e Boccadasse, due posti bellissimi“.




Sei riuscito fin da subito ad abituarti al calcio italiano. Che differenze hai notato con quello francese?
Certo, mi sono abituato in fretta ma le differenze ci sono. Quando ero nell’Ajaccio eravamo una buonissima squadra, soprattutto al terzo anno, ma non curavamo la tattica come si fa qui. In particolare quella difensiva. Questo è un aspetto che ho imparato a conoscere bene solo da quando sono alla Sampdoria. Mister Pedone e il suo vice, Annoni, ci fanno provare e riprovare esercizi e situazioni sul campo. Un’altra differenza è che nel campionato Primavera italiano si gioca di più con il pallone, mentre in Francia l’aspetto fisico-atletico conta di più“.
Quest’anno sei riuscito fin da subito a scalare le gerarchie: insieme a Diaby, che ora è andato in prestito in Lega Pro, hai composto una grande coppia di centrali nella prima parte di stagione e anche adesso sei uno dei protagonisti dei giovani di Pedone.
Anche se venivo da un altro paese e da un altro campionato, mister Pedone mi ha sempre dato fiducia. Nelle prime partite giocavamo a tre, con Tissone e Pastor. Io ero il centrale, quello che doveva fare la copertura sugli altri due. In rosa ci sono tanti altri ragazzi bravi: Diaby era solo uno di questi. Adesso però abbiamo cambiato sistema: giochiamo a quattro. Io da una parte e Pastor dall’altra. Forse mi trovo meglio così, perché tocco più volte il pallone“.
Quest’anno la Sampdoria ha stupito in molte occasioni e siete ancora lì a lottare per i playoff o l’accesso diretto alle Final Eight. Raccontaci le tue impressioni sulla stagione giocata fin ora e le tue previsioni per il finale.
Quando abbiamo iniziato il campionato ho visto subito che potevamo fare qualcosa di grande. La fiducia ce l’ha data la vittoria al Napoli: quella è una partita che ci ha fatto capire molto. Si vedeva fin dall’inizio che eravamo una squadra. E infatti siamo un bel gruppo, andiamo tutti d’accordo: mai una parola fuori posto, un battibecco. Sappiamo solo una cosa: che vogliamo andare diretti ai playoff. Io però voglio andare anche oltre: sono sicuro che possiamo vincere il campionato“.

C’è qualche difensore a cui ti ispiri?
Io vado pazzo per Sergio Ramos, per me è il migliore di tutti. È fortissimo dietro e anche davanti: fa la differenza in tutte e due le aree“.


Immaginiamo tu ti sia aggregato spesso alla prima squadra, c’è qualcuno da cui cerchi di rubare più consigli possibile?
Silvestre è il numero uno. Lavora sempre: prima e dopo l’allenamento, palestra e poi campo. Questo è un modo di tenersi attivi e sempre in forma. In questo modo si evitano gli infortuni. Ha una grande capacità di lettura dell’azione difensiva. Certo, anche Skriniar è molto forte: tatticamente è un grande e poi in marcatura è davvero bravo“.
Dopo quasi una stagione, sai darci un tuo parere sul settore giovanile blucerchiato?
Io sono arrivato che era stato appena costruito il campo “Garrone”. È un impianto bellissimo. Abbiamo un campo meraviglioso, poi spogliatoi e palestra solo per noi. Il centro sportivo della prima squadra è a due passi e poi abbiamo uno staff dedicato: mister, fisioterapisti, dottori, accompagnatori… Posso dire che il Settore Giovanile della Samp è davvero di altissimo livello.


Previsioni per il futuro, primo contratto da pro con i blucerchiati e prestito o vedi già la prima squadra nel tuo futuro?
“Il mio obiettivo è quello di firmare un contratto con Sampdoria. Ogni volta che vado con la prima squadra trovo grandi giocatori e un mister che conosce il calcio come nessuno. Per questo voglio restare qui
“.