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YesWeCollege e il sogno americano

Buffalo Bills, Buffalo Sabres, Buffalo Bisons: football, hockey e baseball. Nella seconda città più popolosa dello stato di New York il calcio non sembra essere (ancora) di casa, ma presto le cose potrebbero cambiare. Uno dei pionieri di questo nuovo inizio sarà Nicola Bonso, di origine veneziane, ma “con il cuore che tifa Padova”, città che ha dato molto alla formazione calcistica di questo centrale classe ’96. Al primo impatto Nicola sembra un ragazzo che si è rimboccato le maniche dopo la scuola. “Aiuto mio padre nella sua azienda che si occupa di verniciatura, faccio il jolly e quando serve sono a disposizione“, poi il calcio, “e la sera mi alleno”. 




Ambrosiana Trebaseleghe è la squadra, nella Promozione veneta, l’ultimo traguardo dopo tantissimi cambi di maglia e subito prima della grande avventura. Andando a ritroso: “quest’anno Trebaseleghe, poi Martellago in Eccellenza, Montebelluna in Serie D, Cittadella Primavera, Padova Primavera, Noale in Eccellenza, gli Allievi nell’Albinoleffe e poi a scendere fino a otto anni ancora Padova”. Un po’ di sfortuna e la ricerca di spazio lo hanno portato a tutti questi spostamenti: “A Cittadella è politica societaria mandare in prestito quelli dell’ultimo anno, il Padova fallì, a Noale e Montebelluna non trovai spazio”. A Padova Nicola ha lasciato il cuore, “c’erano campioni come El Shaarawy, Granoche e Babacar. E’ un bellissimo settore giovanile, in cui mi sono trovato benissimo”. A Cittadella ricordaCoralli e Sgrigna: allenandoci nello stesso campo della prima squadra capitava spesso che quelli più grandi andassero su: marcare questi due ti faceva fare il salto di qualità”. 




Il percorso scolastico è straordinariamente simile a quello calcistico, “ho cambiato più scuole che squadre”, ma “eccetto il primo anno che ho avuto qualche difficoltà, non mi sono mai ritrovato con grandi problemi”. Credi che ci sia qualche intoppo nel rapporto tra scuola e sport in Italia? “Si, a volte i professori sembra che odino l’attività sportiva”. E veniamo a YesWeCollege: la possibilità di continuare a studiare e di inseguire il sogno del professionismo nella terra delle opportunità, l’America. “L’ho scoperto a maggio dello scorso anno, mi ha fatto vedere un articolo mio fratello. Ci sarebbe stato uno showcase a Padova. Il soccer in America non è come il calcio in Italia, lì esiste veramente la possibilità di emergere perché non è lo sport principale“. Anche aiutato da esperienze altrui: “ho un’amica che fa la stessa cosa che farò io, però con il basket: mi ha detto che lì è organizzata molto bene l’alternanza sport e studio”.

E’ arrivato il primo provino, “a Padova un solo giorno”, poi ancora ancora due giorni “con tre coach di altrettanti college”. L’approccio non è stato “tanto per provare”“per me era un treno, una bellissima opportunità”. Dopo una settimana è arrivata la grande notizia, “mi ha avevano preso e da lì sono partite tutte le questioni burocratiche”. Nicola si è informato perché voleva capire cosa chiedessero: il calcio è una lingua universale, ma ognuno lo parla con un accento diverso. “Là sono molto fisici e anche tecnici, ma c’è una forte carenza di tattica, vanno molto a istinto”, e sicuramente un difensore cresciuto in un settore giovanile professionistico italiano ha molto da dire da questo punto di vista, “sono un centrale di difesa che ama giocare il pallone dal basso, non mi fa differenza la linea a quattro o a tre”. Le reazioni della famiglia sono chiare, mio padre è molto entusiasta, mia madre un po’ meno”, ma probabilmente perché non vuol vedere andar via il figlio, “si, principalmente è per questo”. 




E poi c’è la parte “college” dell’esperienza, “non so ancora cosa andrò a studiare, ma mi piace la matematica quindi andrò a fare qualcosa inerente all’economia o al business“,  con il grande vantaggio di poter cambiare in corsa, “se poi il secondo anno voglio fare altro posso scegliere senza nessun problema”. E l’inglese? “Non mi interessava impararlo, ma poi ho dovuto integrarlo velocemente per questa esperienza: ho già fatto due esami, entrambi passati”con l’aiuto dei vecchi professori, “che mi fanno ripetizioni e ho notato un grande miglioramento”. Nicola è già stati inserito nel gruppo Whatsapp della sua futura squadra: la tecnologia lo aiuta anche a fare spogliatoio. “Sono l’unico straniero, gli altri sono tutti americani: ragazzi molto simpatici, anche se all’inizio ho avuto qualche difficoltà perché usano molto slang“, e anche il coach è sempre in contatto con il difensore veneziano, ci sentiamo un paio di volte a settimana, anche solo per chiedermi come sto. Mi fa sempre sentire a mio agio, mi trovo già bene”. 

Cosa ti aspetti dall’America? “So che andrò in un posto molto freddo, più in Canada che negli Stati Uniti. Mi aspetto grandi cose, è il paese più ambito del mondo, poi c’è questo ‘portone’ che spero si possa aprire e darmi un’opportunità”. Le priorità sono già segnate: “giocare a calcio, imparare un lingua nuova, laurearmi  e magari trovarmi un lavoro”. E se Nicola Bonso fosse rimasto in Italia? “Avrei continua a giocare a calcio, ma forse avrei iniziato anche l’Università“. Alla fine c’è il sogno, di tornare in Italia e giocare in Serie A, la trovo una cosa possibile adesso grazie a questa opportunità”, e un consiglio a chi fa il suo stesso percorso, “l’ultimo anno in Primavera è importantissimo, bisogna dare tutto perché fa la differenza, soprattutto se giochi in una squadra con meno visibilità” Nicola Bonso parla cadenzato, lento e a bassa voce, come se desse un peso enorme a ogni parola che pronuncia: riflette prima di parlare, una qualità rara, ma quando c’era da cogliere questa opportunità non ha aspettato un solo secondo. Adesso volerà in America, farà il pioniere del calcio made in USA nella fredda Buffalo, nel luogo che gli ha dato una seconda possibilità per sfondare in questo sport, anche senza passare dalla porta principale: poco importa a Nicola, che sfruttando il proprio talento si è costruito un bella fetta del proprio futuro, nel mondo del pallone come nella vita al di fuori di esso. .