Ritorna la rubrica “Dicono di loro”. In questo spazio settimanale vi raccontiamo con toni più rilassati, volta per volta il dietro le quinte dei giovani talenti del nostro calcio spiegato da chi li conosce meglio: genitori, parenti ed amici. Quando sogni di diventare un calciatore il pallone diventa la parte più fondamentale della tua vita, ma non la totalità: la scuola, gli amici, i sacrifici, i piccoli successi e molto altro sono aspetti importanti nella vita di tutti, anche di chi lavora sodo per diventare un giorno un professionista. L’ospite di questa settimana è Tommaso Tazza, papà di Salvatore, terzino di origine campana classe ’98 che da due stagioni milita con il Bologna e che anche quest’anno si sta mettendo in mostra con la Primavera felsinea. Prima dell’approdo in Emilia, la carriera del giovane Sasi si è sviluppata nella sua regione, prima a Napoli e poi a Benevento dove ha anche assaggiato il mondo del professionismo. Per ripercorrere le tappe iniziali della sua carriera e per conoscere meglio chi è il giovane Salvatore  abbiamo parlato con il suo fan numero uno che ci ha così risposto. Buona lettura!

Salve Sig. Tazza, è un piacere poter parlare con lei. Ci parli della carriera del giovane Salvatore…

“Salvatore ha cominciato in una scuola calcio qui vicino Napoli, un centro molto conosciuto che si chiama Damiano Promotion di Massimo Tascone. Da lì è cresciuto molto, ha fatto diversi passi in avanti e diversi stage in seguito, con squadre importanti come Juventus e Roma. Successivamente fu il Benevento a farsi avanti e lo prelevò dalla Damiano Promotion, ha fatto 4 anni a Benevento ed è cresciuto prevalentemente lì dal punto di vista calcistico. Prima di andare a Bologna, Salvatore è stato spesso aggregato alla prima squadra del Benevento. Sotto la presidenza Vigorito Salvatore riuscì, a 16 anni, a conquistare il primo contratto da professionista. E’ arrivato infine il Bologna, Corvino ha voluto puntare molto su di lui e quest’anno dovrebbe essere l’anno del riscatto da parte dei rossoblu”.

Come ha iniziato il giovane Salvatore? Perché proprio il calcio?

“In casa si è sempre masticato calcio. Io ho allenato per anni in diverse scuole calcio ed ho giocato quando ero più piccolo. Qui a Napoli il calcio è una religione, i ragazzini giocano per strada anche perché questo territorio non offre molto dal punto di vista delle strutture, degli impianti e delle professionalità. Salvatore è stato sempre un appassionato di questo sport ed oggi ha già acquisito una mentalità da professionista, pensare che già da 16 anni ha lasciato casa per seguire il suo sogno”.

Come avete vissuto questa separazione?

“Non ti dico bene perché direi una bugia. A lui piace ed i sacrifici sono normali e giusti, qualora un giorno dovessero mancargli le motivazioni o tutto ciò non dovesse più appassionarlo e le occasioni non arriveranno ci rimboccheremo le maniche, ma sono sicuro che può farcela perché ci crede davvero molto”.

Immaginava altro per suo figlio invece che il calcio?

“Lui è diplomato e a scuola andava bene, non so se avrei preferito altro per lui. Ti potrei dire che mi sarebbe piaciuto vederlo giudice, ma finché fa qualcosa che lo entusiasma io sono contento”.

Nel suo ruolo di difensore, cosa le piace di più di Salvatore?

“Salvatore nasce come terzino destro, ma ha giocato anche a sinistra o da centrale. Quando parte palla al piede sulla fascia è davvero una furia, è molto bravo anche nei calci piazzati ed anche nella fase difensiva, ma quando si propone in avanti è la parte che più mi piace. Lo vedo bene da terzino basso, alla Maggio o alla Hysaj”.

Immagino a casa siate tutti tifosi del Napoli…

“Sì, ma da quando Salvatore ha cominciato a vestire la maglia rossoblù, seguiamo anche il Bologna. Quando vedo mio figlio indossare quella maglia, quei colori, anche se non sono quelli azzurri, mi riempio di orgoglio”.

Vi piacerebbe vederlo un giorno con la maglia azzurra?

“Napoli è una piazza difficile, soprattutto per i giovani. Abbiamo avuto diversi contatti con il Napoli, anche Giuntoli e Grava ci hanno espresso giudizi di apprezzamento, ma alla fine abbiamo scelto Bologna per tanti motivi, anche extracalcistici”.

Parlando ancora del riscatto del Bologna, qualora non si realizzasse c’è comunque il Benevento che lo stima molto…

Firmare il primo contratto da professionista a 16 anni è un segnale di grande fiducia da parte del club e ci tengo davvero a sottolineare quest cosa. Salvatore a Benevento è apprezzato e rispettato tantissimo. Pensa che quando il Benevento ha festeggiato la promozione lo speaker ha chiamato anche il suo nome ed è sceso in campo per festeggiare insieme ai giocatori con cui è anche cresciuto calcisticamente”.

Che tipo di ragazzo è Salvatore?

“Caratterialmente è molto chiuso ed introverso, ma in campo si trasforma. Mette tanto agonismo e cattiveria quando scende in campo e non rinuncia mai. Conoscendolo fuori dal rettangolo verde non si direbbe, ma quando lo vedi giocare a calcio si trasforma. E’ un ragazzo serio e molto umile, anche queste sono qualità che gli riconosco”.

E la scuola?

“Si è diplomato a Benevento e da lì ha messo un po’ il tutto da parte. Lui mi ha però promesso che quando troverà maggiore stabilità si iscriverà per conseguire la laurea in Giurisprudenza”.

Come sta andando il suo ambientamento lì a Bologna?

“Si è ambientato bene. Considera, però, che essendo nell’anno del riscatto è lecito pensare che in questo periodo Salvatore senta maggiormente la pressione e la competizione”.

Può raccontarci una storia, un aneddoto con protagonista suo figlio?

“Quando andammo a Rimini per la semifinale del Campionato Beretti, con il Benevento, lui segnò. Fece un gran gol e si ripetè anche a Benevento. Un emozione indescrivibile. Ce ne sono tanti momenti che non riesco a dimenticare della giovane carriera di Salvatore e i tanti attestati di stima che ha ricevuto e sta ricevendo ancora oggi mi danno fiducia. Ricordo, per esempio, all’epoca della scuola calcio qui a Napoli, era capace di vincere da solo le partite, soprattutto per via delle sue qualità fisiche visto che già a 15 anni era di una statura e di una stazza fisica superiore ai suoi coetanei”.

Prossimo futuro?

“Bologna è una grande piazza e noi, ovviamente, speriamo nel riscatto. Se questo non dovesse accadere sappiamo comunque che Salvatore ha tanti estimatori, e questo non lo dico io ma i suoi procuratori (a gennaio il Monza è stato ad un passo dal prestito, ndr.). C’è da dire che tante squadre, anche in Serie A, quest’anno hanno posto i giovani al centro dei loro progetti in questa stagione e Bologna non è proprio una di queste, condizionata anche dalla posizione in classifica”.

Per concludere, in famiglia seguite la crescita di Salvatore?

“Purtroppo andare a vedere le partite ci viene molto scomodo e in questi anni siamo riusciti a vedere 4-5 match, per il resto lo seguiamo sempre tramite voi, tramite la diretta di alcuni match in televisione. Quando vediamo le partite a casa si crea una curva di tifosi, siamo tutti lì pronti. Da padre, sentir dire il nome di tuo figlio e sentire giudizi positivi durante la partita è una grande emozione. La mamma soffre molto di più la lontananza, ma per un bene superiore siamo disposti a fare questi sacrifici. Vedremo, ci stiamo giocando tutti questa carta ma siamo pronti a sostenerlo anche se questa strada non dovesse continuare”.

La ringrazio per la disponibiltà Sig. Tazza, è stato molto gentile. Le auguro una buona giornata e le faccio un grande in bocca al lupo per Salvatore!

“Un enorme grazie a voi ragazzi. Apprezziamo davvero tanto il lavoro che svolgete ed è stato un piacere poter parlare con voi”.