Ritorna la rubrica “Dicono di loro”. In questo spazio settimanale vi raccontiamo con toni più rilassati, volta per volta il dietro le quinte dei giovani talenti del nostro calcio spiegato da chi li conosce meglio: genitori, parenti ed amici. Quando sogni di diventare un calciatore il pallone diventa la parte più fondamentale della tua vita, ma non la totalità: la scuola, gli amici, i sacrifici, i piccoli successi e molto altro sono aspetti importanti nella vita di tutti, anche di chi lavora sodo per diventare un giorno un professionista. L’ospite di questa settimana è Laura Corradini, zia di Giacomo Zecca, attaccante classe ’97 in forza alla Primavera del Sassuolo. Dopo un periodo trascorso nelle sue zone, vicino Niviano in provincia di Piacenza, il giovane Giacomo ha militato nei lupi biancorossi, poi nel Parma e dopo il fallimento di quest’ultima nel Sassuolo dall’estate del 2015. Con i neroverdi grandi prestazioni e tanti, ma davvero tanti gol. Per ripercorrere le tappe iniziali della sua carriera e per conoscere meglio chi è il giovane Giacomo abbiamo parlato con una delle sue fan numero uno, zia Laura si è infatti dimostrata aggiornata ed informata su tutto quello che riguarda il giovane nipote, oltre ad essere un’affezionata lettrice di MondoPrimavera. Buona lettura!

Salve Sig.ra Corradini, è un piacere poter parlare con lei.

“Ciao ragazzi, anche per me è un grande piacere!”

La prima domanda è d’obbligo. Come mai Giacomo ci ha consigliato di parlare con lei per questa edizione della nostra rubrica…

“Ho ben quattro nipoti maschi e sono molto legata a tutti loro. Giacomo è nato quando ancora non ero sposata e dunque c’è stato più tempo per poterlo seguire. Io e Giacomo siamo molto simili caratterialmente e da zia non gli ho mai fatto mancare il mio supporto. Diciamo che con l’assiduità con cui seguo la sua giovane carriera potrei aprire un fan club dedicato a lui. Se controlla il mio profilo Facebook noterà che condivido sempre le notizie che lo riguardano”.

Si ricorda come è iniziata questa passione per il calcio?

“Ha iniziato come tutti i bambini. Le amicizie e il fatto di abitare in un piccolo paese come Rivergaro che non offriva molto come attività sportive lo hanno indotto a puntare sul calcio come suo fratello maggiore. Ha cominciato proprio dal paese in cui è nato, dal River Club di Rivergaro. Quando giocava al Rivergaro lo chiamarono da Piacenza, ma per problemi logistici la famiglia ha deciso di tenerlo ancora al River dove ha giocato fino agli Giovanissimi. Poi è passato in una squadra di Piacenza, la Libertas, poi alla Lupa Piacenza e poi, quando è rinato il Piacenza dopo il fallimento, ha iniziato lì dalla categoria Juniores. Poi il resto lo conosciamo, ci sono state le esperienze di Parma e Sassuolo”.

Giacomo è stato, infatti, uno dei tanti ragazzi che, dopo il dissesto societario del Parma, è approdato al Sassuolo…

“Sì, con il Parma Giacomo ha giocato due stagioni. Se non sbaglio il primo anno di Allievi e poi con la Primavera quando allenava Crespo. Dopo il fallimento del Parma Giacomo non ha comunque avuto difficoltà a trovare squadra perché già in molti lo avevano notato”.

Lo seguivate e lo seguite tutt’ora quando scende in campo?

“Quando si poteva si andava tutti insieme a guardarlo. Il padre, più o meno, lo ha sempre seguito, anche in trasferta. Poi ci organizzavamo e con mia sorella, mio marito e mio figlio provavamo a seguirlo più che potevamo. E così è anche adesso”.

Si ricorda come Giacomo ha affrontato i primi sacrifici della giovane carriera da calciatore?

“Quando giocava a Parma viaggiava continuamente. La mattina andava a scuola, all’una aveva il treno e poi tornava a casa la sera. Giacomo si è sempre gestito bene. La scelta di andare a Parma è stata sua perché avrebbe potuto continuare a giocare a Piacenza che era vicino casa. E’ riuscito sempre a coordinare i vari impegni, dalla scuola, allo studio e il calcio. Ha sempre avuto la mentalità giusta. Quando si è trasferito a Sassuolo, per dire, aveva ancora l’esame di maturità da sostenere. Si è scelto la scuola per continuare l’indirizzo intrapreso gli anni precedenti e ha finito gli studi. Forse a Sassuolo ha cominciato a sentire la distanza fisica dalla famiglia visto che è stata la prima esperienza lontano da casa. Non che noi non lo sostenessimo e non gli facessimo sentire da casa il nostro supporto, ma non tornare a casa a fine giornata visto che dormiva in convitto e non vedere quotidianamente la propria famiglia, probabilmente, gli è pesato nei momenti iniziali”.

Che tipo è Giacomo?

“E’ un ragazzo molto tranquillo, con la testa sulle spalle. Non ha mai avuto grandi exploit e non ha mai fatto le bravate tipiche dell’adolescenza. Tutto questo perché ha sempre vissuto in ottica del calcio”.

Capace di gestire i propri impegni e di allargare i propri orizzonti oltre Piacenza, il calcio lo ha formato anche sotto l’aspetto mentale. Magari anche indotto dalla volontà di avere un migliore formazione possibile e di lasciare i biancorossi per andare al Parma…

“Lui si è affidato anche a Palmieri perché il Piacenza lo aveva anche cercato dopo il fallimento del Parma perché comunque era ancora proprietà dei biancorossi. Lui ha insistito tanto per andare a Sassuolo nonostante l’avessero chiamato l’Entella, il Torino. Lui ha insistito per seguire quello che era il suo gruppo di amici perché in tanti, dopo il fallimento del Parma, approdarono in neroverde”.

Pensa che Giacomo abbia già le qualità per diventare un professionista? Lo vede già pronto?

“Sì. Nella sua vita lui vede il calcio. Ha preso il diploma anche perché in famiglia abbiamo spinto per fargli prendere questa decisione. Ha preso il diploma e lo ha messo in un cassetto e spera di doverlo tirare fuori il più tardi possibile”.

Dalle sue parole si intuisce che ha seguito molto suo nipote nelle varie tappe della sua giovane carriera…

“Mio figlio ha cinque anni e insieme guardiamo le partite quando gioca Giacomo, in televisione o allo stadio. Lo faremmo indipendentemente dalla categoria in cui giocherebbe”.

Se sta seguendo questa stagione, spero tramite le notizie del nostro sito, saprà che Giacomo sta facendo benissimo…

“Sono una vostra lettrice. So che sta andando bene, ha segnato quattro doppiette consecutive. Quest’anno è anche in forma. Non voglio portargli sfiga, ma sta andando veramente bene. Tutta la squadra sta andando bene e adesso hanno ingranato rispetto ad inizio di stagione”.

In famiglia eravate già appassionati di calcio prima della crescita di Giacomo?

“Il papà di Giacomo ha giocato sempre a livello dilettantistico ed è arrivato in Promozione o in Eccellenza. Mio marito ha sempre allenato in un settore giovanile. Io lavoro in una segreteria di una società qui a Piacenza. Il fratello di Giacomo gioca nel Piacenza Under 17 anche se ha saltato l’anno per un infortunio. Bene o male viviamo nell’ambiente. Non viviamo di calcio, ma ci piace seguirlo”.

Immagina Giacomo in Serie A con la maglia del Sassuolo?

“Me lo sogno. Dei minuti nel Trofeo Tim contro il Milan li ha fatti, ma vederlo esordire in Serie A sarebbe un’altra cosa. Ci sperava anche lui, solo che poi il Sassuolo ha fatto degli investimenti importanti in attacco. Il suo obiettivo ora sono le Final Eight con la Primavera”.

Suo nipote è stato formato in tante società importanti: Parma, Piacenza, Sassuolo. Dove pensa abbia ricevuto la miglior formazione?

“Secondo me a Piacenza, probabilmente alla Libertas, ha avuto un allenatore che lo ha aiutato molto. Si chiama Agosti e Giacomo ne parlava molto, adesso siamo anche conoscenti. Dalle parole di Giacomo si capiva che era un bravo allenatore”.

Dopo un’esperienza così importante in tanti ottimi settori giovanili è lecito sperare che Giacomo possa entrare nel mondo del professismo senza difficoltà…

“Non dovesse farcela ad inserirsi nella prima squadra partirebbe, si spera in prestito, per poter giocare che è l’unica cosa che gli interessa”.

Questa era la mia ultima domanda. La ringrazio per il suo tempo…

“Grazie tanto a voi, vi seguo molto. Il sabato, finita la partita, ho il vostro sito sotto mano per le notizie, le sintesi e le pagelle. Siete un ottimo servizio”.