Ritorna la rubrica “Dicono di loro”. In questo spazio settimanale vi raccontiamo con toni più rilassati, volta per volta il dietro le quinte dei giovani talenti del nostro calcio spiegato da chi li conosce meglio: genitori, parenti ed amici. Quando sogni di diventare un calciatore il pallone diventa la parte più fondamentale della tua vita, ma non la totalità: la scuola, gli amici, i sacrifici, i piccoli successi e molto altro sono aspetti importanti nella vita di tutti, anche di chi lavora sodo per diventare un giorno un professionista. L’ospite di questa settimana è Andrea Sottil, papà di Riccardo, attaccante classe ’99 in forza alla Primavera della Fiorentina. Dopo una serie di esperienze in giro per l’Italia, il giovane Riccardo ha vestito le maglie di squadre importanti come Genova, Juventus e Torino e proprio dai granata è approdato ai viola la scorsa stagione. Quest’anno è riuscito a ritagliarsi un ruolo da protagonista nel reparto offensivo gigliato confermando le buone qualità messe in mostra nella seconda metà della passata stagione con la maglia degli Allievi. Abbiamo voluto parlare di lui con suo padre che molti di voi già conosceranno visto che Andrea Sottil, prima difensore ed ora allenatore del Siracusa, può vantare una bella carriera, con diverse annate in Serie A. Pronti a scoprire di più su uno dei talenti del campionato tramite le parole di chi, sicuramente, lo conosce meglio di chiunque altro? Allora, buona lettura!

Salve Sig. Sottil, è un piacere poterla intervistare.

“Un saluto a voi e un ringraziamento a tutta la redazione per questa opportunità”.

Sig. Sottil, cominciamo subito da quella che è stata ed è la carriera di suo figlio. Riusciamo a tracciarne le varie tappe?

“Riccardo ha cominciato in età molto precoce. All’età di 5 anni quando io giocavo per la Reggina era già in campo. Quando mi sono trasferito a Genova a continuato nella scuola calcio Franco Rotella. Mi ha seguito a Catania dove ha giocato nel San Pio e proprio lì le sue qualità sono iniziate a sbocciare. Con questa squadra ha partecipato ad un torneo a Torino, torneo in cui lo ha notato la Juventus che, l’anno in cui sono andato a Rimini, lo ha preso. Dopo i bianconeri ha giocato al Toro, una piccola parentesi di un anno al Gubbio. Poi è stato il turno del Genoa con cui lui non ha però disputato partite ufficiali, ma solo dei tornei giovanili. Siamo poi ritornati al Torino dove ha fatto tutta la trafila fino agli Allievi continuando il suo percorso di crescita. I due anni di Juventus gli sono serviti molto perché ha lavorato con un istruttore tecnico molto preparato, ha avuto la fortuna di avere un’ottima scuola. Infine l’anno scorso, a gennaio, siamo andati alla Fiorentina. L’anno scorso ha fatto sei mesi ad alti livelli negli Allievi e quest’anno sta facendo molto bene in Primavera”. 

Vista l’assiduità con cui ha seguito e la precisione con cui ci sa descrivere la giovane carriera di Riccardo, deduciamo che è fiero dei risultati finora da lui raggiunti…

“Nonostante io abbia fatto il calciatore, sono sempre stato un papà che ha cercato sempre di non soffocarlo e di fargli tenere i piedi per terra. Fin da quando era piccolo gli ho presentato il calcio come un gioco, un divertimento e una passione coltivata però con serietà. All’età di 6-7 anni Riccardo ha avuto la fortuna di giocare in squadra come il Torino o la Juventus, quindi è cresciuto come un professionista. Anno dopo anno si è sempre migliorato, è un perfezionista dotato di grande personalità. L’ho visto sempre crescere sotto tanti aspetti, sotto il piano tattico, dal punto di vista dell’intelligenza calcistica e anche fisicamente. Gli dico sempre che si può fare ancora meglio, però sono soddisfatto. Ha fatto un buon percorso, sta facendo bene e, e lo dico più da allenatore che da padre, ha grandi margini di miglioramento. Ha la testa e l’intelligenza di capire che il talento non basta e che questo va migliorato e coltivato”.

Secondo lei quanto ha influito nelle scelte di suo figlio aver avuto un padre che ha fatto il calciatore?

“In casa rotolavano solo palloni. Quando lui è venuto al mondo la prima cosa che ha visto sono stati gli stadi di calcio, i miei compagni, gli allenatori ed i tifosi. Ha influito, certo, ma ci sono anche delle attitudini personali che poi hanno la meglio. Non tutti i figli del calciatore diventano, possono o vogliono diventare calciatori, sia chiaro. Ricordo che all’epoca avevamo un cane, uno Shih Tzu, metteva le mie maglie al cane e faceva con lui gli uno contro uno”.

Da quello che ci ha raccontato possiamo dedurre che Riccardo l’ha sempre seguita nei suoi viaggi ed è cresciuto in giro per l’Italia…

“Quando è nato Riccardo io avevo 25 anni e mia moglie 23. Quando riuscì ad entrare alla Juve io ero quasi alla conclusione della mia carriera quindi l’ho seguito ed è sempre stato vicino alla famiglia. Penso che sia giusto, così come stiamo facendo con Edoardo, il fratello più piccolo che si è anche approcciato al calcio come Riccardo, e come faceva mio padre con me. Per un figlio vedere la propria famiglia che lo sostiene da bordo campo e che gli fa sentire la sua vicinanza è importante, a prescindere da quello che uno possa poi diventare. L’importante è non essere assillanti e trasformare il calcio in un’ossessione”.

Anche lei è stato formato nelle giovanili del Toro ed ha esordito nei professionisti con la maglia granata. Come mai il passaggio di Riccardo dal Torino alla Fiorentina?

“Ti rispondo molto sinceramente. Sono sempre stato legato al Toro visto che ho trascorso 10 anni in granata. Siamo andati dalla Juve al Torino anche per la familiarità che abbiamo con l’ambiente, premesso che anche alla Juve i ragazzi ricevono una preparazione validissima. Perché via dal Torino? Avevo visto che si erano creati dei pregiudizi e delle situazioni che non ne avrebbero agevolato lo sviluppo. Per tanti motivi era meglio cambiare aria, soprattutto dopo averne parlato con lui”.

Quest’anno 12 presenze 4 gol, suo figlio è uno degli elementi più validi, soprattutto dal punto di vista tecnico, però la Fiorentina nel reparto offensivo ha una grande competizione. Come la vive Riccardo?

“Quando entri nel mondo professionistico entri in un mondo di competizione. Avrà sempre da sudarsi e da conquistarsi la maglia, ben venga la concorrenza in una squadra come la Fiorentina in cui è normale che ci siano tanti ottimi talenti. La vive bene ed è molto legato con i compagni, così come la viveva bene al Torino nonostante la scelta di lasciare i colori granata”.

Nonostante lei abbia giocato in un ruolo diverso, le ha mai chiesto dei consigli?

“Qualche volta parliamo e mi chiede qualcosa. Quando ho tempo guardo le sue partite e gli do dei suggerimenti. Non avrò fatto il suo ruolo, ma avendo passato una vita a marcare gli attaccanti, so benissimo cosa può dare fastidio ai difensori”.

Che soddisfazione è stata per lui e per voi della famiglia avergli visto conquistare la convocazione in Under 18?

“Penso che la Nazionale sia un motivo di orgoglio per chiunque e per qualunque atleta che fa sport. Rappresentare l’Italia in Europa e nel mondo è motivo di orgoglio e lui ne è felicissimo. Se l’è sudata e guadagnata, quando si prepara a vestire la maglia azzurra lo vedo raggiante e motivato”.

Da ex calciatore, adesso allenatore, e da chi conosce bene questo ambito: avrebbe preferito per suo figlio una carriera universitaria, magari vederlo medico o avvocato o anche il calcio è una scelta che le va bene?

“Riccardo non ha mai perso un anno di scuola, io e mia moglie abbiamo sempre tenuto tanto all’istruzione. Stiamo parlando di un ragazzo che, sì ha un contratto con la Fiorentina, ma ancora deve riuscire a compiere il salto nel professionismo. Lui deve studiare per se stesso, a prescindere da quella che sarà la sua carriera, calcistica o meno. L’educazione, l’etica, e la cultura personale devono essere la base, anche di uno sportivo. Per la passione che ha messo fin da piccolo, pagando a volte anche lo scotto del cognome che porta, ho sempre sperato e spero tutt’ora che possa farcela”.

Si ricorda qualche episodio in particolare in cui Riccardo le ha regalato una grande soddisfazione?

“Mi ha dato tantissime soddisfazioni, ha conquistato diversi trofei in giro e chiunque lo ha allenato ne ha sempre parlato bene. Non c’è un episodio in particolare, ci rende felici quando lo vediamo contento di esprimersi e di fare ciò per cui si sente portato”.

Ora vive a Firenze lontano dalla famiglia, è riuscito ad ambientarsi bene?

“E’ abituato ormai a girare e a stare con i compagni, il bello di questo lavoro, che un giorno spero farà da professionista, sta anche nella possibilità di viaggiare molto”.

E’ stato un piacere Sig. Sottil, le auguriamo un prosieguo di stagione a Siracusa ed un grande in bocca al lupo per i suoi figli!

“Grazie a voi e grazie per il lavoro che svolgete”.