Ritorna la rubrica “Dicono di loro”. In questo spazio settimanale vi raccontiamo con toni più rilassati, volta per volta il dietro le quinte dei giovani talenti del nostro calcio spiegato da chi li conosce meglio: genitori, parenti ed amici. Quando sogni di diventare un calciatore il pallone diventa la parte più fondamentale della tua vita, ma non la totalità: la scuola, gli amici, i sacrifici, i piccoli successi e molto altro sono aspetti importanti nella vita di tutti, anche di chi lavora sodo per diventare un giorno un professionista. L’ospite di questa settimana è Igor Zaniolo, papà di Nicolò, centrocampista classe ’99 attualmente in forza alla Virtus Entella. Dopo una strabiliante stagione con gli Allievi della Fiorentina, il giovane Nicolò è stato “misteriosamente” ceduto a titolo definitivo e adesso con i chiavaresi si sta rendendo protagonista nel Campionato Primavera. Abbiamo voluto parlare di lui con suo padre che molti già conosceranno poiché anche lui calciatore, ormai ex, soprattutto con le maglie di Spezia, Messina, Salernitana, Ternana e Genoa. Pronti a scoprire di più su uno dei talenti del campionato tramite le parole di chi, sicuramente, lo conosce meglio di chiunque altro? Allora, buona lettura!

Salve Sig. Zaniolo, è un piacere poter fare quattro chiacchiere con lei…

“Ciao, grazie per aver chiamato”.

Parliamo subito di Nicoló. Come prima domanda le chiedo che effetto fa, da ex calciatore e da padre, vedere un momento così positivo nella giovane carriera di suo figlio?

“Una grande soddisfazione. Averlo visto giocare con la maglia della nazionale è stata un’emozione unica. E’ il sogno di ogni ragazzo, da ex calciatore che non ha avuto fortuna nelle nazionali giovanili mi sono anche un po’ immedesimato e ho cercato di immaginarmi le sensazioni che ha provato quando ha indossato la maglia azzurra. E’ un grande orgoglio per la famiglia”.

Nicolò è stato uno dei migliori elementi degli Allievi della Fiorentina dello scorso anno. Poi la cessione a titolo definitivo alla Virtus Entella. Come avete vissuto questo passaggio?

“Siamo rimasti un po’ spiazzati. La volontà della società di cedere Nicolò ci è stata comunicata l’ultimo giorno di mercato: ci è stato detto che bisognava creare spazio per dei nuovi arrivi, dall’estero, e perché le sue caratteristiche non si sposavano con lo stile di gioco che Guidi applicava in Primavera. A quel punto abbiamo preferito, piuttosto che il prestito in qualche squadra satellite della Fiorentina, di ottenere lo svincolo, non senza fatica, e di tesserarlo con la Virtus Entella che si era proposta per tesserarlo. Alla luce dei risultati che sta raccogliendo la Virtus Entella negli ultimi anni come Settore Giovanile, credo che sia stata fatta la scelta migliore”.

Voi vivete a La Spezia, quindi per Nicolò è stato anche un modo per avvicinarsi alla famiglia…

“Sicuramente. Ma la distanza, da un po’ di tempo, non è più un problema. Nicolò si muove ed è autonomo, lui vuole fare il calciatore e sa bene fin da adesso che dovrà cambiare tante città e spostarsi parecchio. Lui è abbastanza maturo ed elastico mentalmente”.

Da padre, come ci descrive Nicolò? Calcisticamente e non…

“Nicolò ha tanta fantasia, che abbina bene alle sue doti fisiche. Calcola che nell’ultimo anno avrà preso almeno 30 centimetri in altezza, ha avuto uno sviluppo incredibile. Dal punto di vista caratteriale posso dirvi che Nicolò ha una grande facilità nel socializzare. E’ un amicone, ha tanti amici e va d’accordo conto tutti. In casa ci fa un po’ ammattire, ma è chiaro che avendo vissuto fuori casa per tanti anni, è normale che una volta tornato si senta un po’ in gabbia”.

Lui vive in convitto o fa la spola da La Spezia a Chiavari?

“Ogni giorno con un pulmino la società lo prende e lo riporta la sera da Chiavari”.

Riesce a gestire bene calcio ed altri impegni come la scuola?

“Fino all’anno scorso a scuola andava, anche bene. Quest’anno, per via anche degli allenamenti mattutini e per via di quanto successo questa estate ha voluto lasciarla un attimo da parte, magari per poi riprenderla quando sarà più in una situazione più stabile”.

Ci spieghi meglio…

“Beh semplice, avendoci detto all’ultimo giorno di mercato che la società voleva cederlo, quando l’iscrizione in una scuola di Firenze era già stata fatta, questo ci ha creato delle difficoltà organizzative. Quando è tornato in Liguria, i termini per le iscrizioni per le scuole private erano già passati. Noi avevamo intenzione di iscriverlo in un istituto privato per permettergli di recuperare degli anni, ma alla fine abbiamo preferito metterla da parte ed inseguire il calcio”.

La carriera di Nicolò è agli albori, c’è già qualche momento che le ha portato una particolare soddisfazione che vuole condividere con noi?

“Nicolò ha giocato in diverse squadre. Quando io giocavo a Salerno, per esempio, lui andava in una scuola calcio vicina alla Salernitana, poi ha giocato a Firenze, al Genoa, nello Spezia. Un ricordo in particolare? Mi piace ricordare il gol decisivo in un derby Genoa-Sampdoria che i rossoblu poi vinsero o qualche rete di buona fattura realizzata con la Fiorentina e ovviamente la Nazionale”.

Quando pensa sia nata la passione di Nicolò per questo sport e pensa che la figura di un padre calciatore abbia influito?

“Non so quanto possa aver influito. Io so che quando era piccolo io e mia moglie lo riempivamo di giocattoli e lui voleva solo la palla. Penso sia stata una cosa innata, anche perché io non ho avuto tanto tempo per stargli dietro e per inculcargli questa passione. Magari vedendo le partite e venendo allo stadio si sarà appassionato però tutto quello che ha costruito è suo”.

Vi confrontate sulle partite?

“Qualche volta cerco di dargli dei consigli, magari sugli errori che gli ho visto commettere in campo. Non entro nel merito nelle decisioni dell’allenatore, però non rinuncio a fargli notare un passaggio mancato o una conclusione che avrebbe potuto realizzare meglio”.

Condividete la passione per qualche squadra?

“Lui è juventino, io invece nasco nelle giovanili della Sampdoria con il mito di Vialli e Mancini”.

Non è riuscito a trasmettergli la fede blucerchiata?

“No, anzi, non sappiamo neanche come sia potuto venir fuori juventino (ride, ndr.)”.

Coltivare la passione per il calcio significa soprattutto sacrificio. Nicolò ha mai sofferto per questo?

“No. Nicolò fa una vita semplice, dedicata esclusivamente al calcio. La sera, quando torna a casa dall’allenamento, di solito mangia e poi va a dormire. Qualche uscita con gli amici non guasta, ma non ha né particolari vizi o pretese”.

Cosa vede nel futuro di suo figlio, alla luce anche delle qualità che stanno emergendo sul campo?

“Vedo che ha qualità importanti. Queste non bastano, però, per diventare un giocatore di calcio. Aiutano, ma non bastano. Deve allenarsi e fare una vita sana. Deve seguire l’allenatore e mai perdere di vista la realtà. I successi non devono distrarlo, lui deve rimanere sempre con i piedi per terra. Le qualità devono essere unite agli stimoli, all’agonismo e alla giusta mentalità”.

Lei vede queste caratteristiche in suo figlio?

“Sì, rispetto a quando era più piccolo ed era più lezioso adesso intravedo dei segnali forti di miglioramento”.

Infine, ultima domanda: da ex calciatore, quale caratteristica di Nicolò le piace vedere più in campo?

“Esteticamente è molto bello da vedere. Quando ha la palla ti dà l’impressione di poter fare sempre qualcosa di importante”.

Perfetto. Signor Zaniolo, la ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato. Ci saluti Nicolò e le auguriamo una buona serata!

“Grazie a voi per quello che fate, vi seguiamo e vi stimiamo. Un saluto”.