Ritorna la rubrica “Dicono di loro”. In questo spazio settimanale vi raccontiamo con toni più rilassati, volta per volta il dietro le quinte dei giovani talenti del nostro calcio spiegato da chi li conosce meglio: genitori, parenti ed amici. Quando sogni di diventare un calciatore il pallone diventa la parte più fondamentale della tua vita, ma non la totalità: la scuola, gli amici, i sacrifici, i piccoli successi e molto altro sono aspetti importanti nella vita di tutti, anche di chi lavora sodo per diventare un giorno un professionista. L’ospite di questa settimana è Silvana Matranga, mamma di Nino La Gumina, attaccante classe ’96 di proprietà del Palermo ma quest’anno in prestito alla Ternana in Serie B. Da buona mamma del sud, Silvana ci ha raccontato con orgoglio la crescita del piccolo Nino che oggi è già diventato un professionista e una pedina importante tra le fila dei rossoverdi con cui ha già raccolto 11 presenze e segnato la prima rete. L’approdo in Serie B è stato possibile anche grazie alle ottime prestazioni con la Primavera di mister Bosi ed in particolare quel Torneo di Viareggio della passata stagione che lo elesse miglior giocatore della competizione. Di questo e di molto altro parleremo nell’intervista qui riportata. Buona lettura!

Ciao Silvana, è un piacere poter parlare con lei. Prima di iniziare questa chiacchierata le vogliamo fare i complimenti per i risultati che Nino ha raggiunto e sta raggiungendo. Da mamma, cosa si prova ad avere un figlio che coltiva la passione per questo sport e com’è vederlo riuscire in questo sogno?

“Intanto vi ringrazio per avervi contattato. Vi stimo molto per il lavoro che svolgete, anche grazie a voi sono riuscita a seguire meglio il calcio giovanile. Né io né mio marito, prima che Nino entrasse in questo mondo, lo conoscevamo. Vedere Nino raggiungere grandi traguardi non può che regalarmi grandi soddisfazioni, e con traguardi non intendo solo nello sport ma anche nel carattere e nell’educazione. Nino è cresciuto tanto negli ultimi anni e lo vedo molto più maturo rispetto a tanti suoi coetanei”.

Su Nino è circolata tanto la notizia delle sue difficoltà iniziali ad approcciarsi a questo sport per via dell’altezza…

“L’altezza non è stata mai un problema per lui. Più precisamente lui è sviluppato improvvisamente e non gradualmente come la maggior parte dei suoi coetanei. Di solito si comincia a crescere in altezza già da 13 anni, lui invece all’età di 16 anni prese 21 centimetri tutti in una volta e questo gli causò anche dei problemi alle ginocchia che poi ha però superato velocemente”.

Come sono stati gli inizi di Nino e che sacrifici avete dovuto sostenere in famiglia per aiutarlo a credere in questo sogno?

“Nino ha sempre voluto e ha sempre creduto nel calcio. Di conseguenza i nostri non sono stati sacrifici, ma sforzi che abbiamo fatto volentieri soprattutto quando ci sono i risultati e le risposte positive. Lo abbiamo sostenuto e appoggiato in tutti gli anni del Settore Giovanile perché vedevamo che era tra i più bravi, anche a detta dei mister e dei compagni che ha avuto, della squadra e che spesso faceva la differenza e che quindi meritava di essere accompagnato in questo suo percorso di crescita”.

Com’è stato, per Nino, crescere calcisticamente in una città come Palermo?

“Fin dalla scelta della scuola calcio abbiamo sempre lasciato che fosse lui a decidere. Quando era piccolo si batteva tantissimo pur di essere portato al campo, il più vicino era a Capaci e abbiamo deciso di iscriverlo lì. Poi lui stesso decise di lasciare quell’ambiente e, non appena abbiamo scoperto dei provini per i Pulcini del Palermo, personalmente ignoravo l’esistenza di questa categoria, lo abbiamo accompagnato. In quell’occasione fu preso e poi da lì è iniziata il suo cammino in rosanero. Questo per dirti che Nino non lo abbiamo seguito, ma inseguito”.

Iniziare una carriera da calciatore, soprattutto quando sei così giovane, richiede tanti sacrifici, dall’alimentazione alla scuola passando per il poco tempo libero…

“E’ sempre stato dotato di un’ottimo spirito di sacrificio e di determinazione. A 10 anni, per esempio, smise da solo di mangiare patatine o di bere bibite gassate. Il calcio gli ha trasmesso tanta responsabilità, mi ricordo che il giorno prima delle partite rinunciava spesso ad uscire per arrivare al meglio sul campo. Anche a scuola non ha mai dato problemi. Certo, tra tutti gli impegni non poteva certo dormire sui libri, però è sempre riuscito a coniugare bene sport e istruzione. Gli insegnanti non mi hanno mai richiamato per il suo comportamento in classe o per il rendimento”.

Quando avete cominciato a rendervi conto che Nino stava cominciando a venir fuori e ad emergere in maniera importante come è successo la passata stagione in Primavera?

“Attendevamo giusto il momento perché l’impegno da parte sua è sempre stato costante. Aveva bisogno di più spazio e di più fiducia per liberare il talento che ha coltivato per tanti anni. In ogni partita che ha giocato con il Palermo siamo sempre stati sugli spalti a vederlo. Vedevamo che cresceva bene, fisicamente e mentalmente. Ringrazio moltissimo mister Bosi per questo”.

Torniamo all’anno scorso, Nino durante l’anno del suo exploit in Primavera si confrontava con voi sul suo percorso di crescita in rosanero?

“Nino è un ragazzo di poche parole. Nonostante non parli mai e non racconti nulla io l’ho sempre visto molto fiducioso. La passata stagione è stata davvero emozionante anche se, personalmente,nulla batte il gol che fece due anni fa al Milan o l’esordio in Serie A. Il Torneo di Viareggio dell’anno scorso gli ha dato davvero tanto. Quando capita riguardo i video delle partite o dei suoi gol e rivivo le stesse emozioni”.

E adesso Nino, infortunio a parte, è già una pedina importante in Serie B con la Ternana. Come ha affrontato la separazione da suo figlio?

“Bene. Paradossalmente parliamo più adesso tramite messaggi che quando siamo di presenza. Anche nei messaggi è molto sintetico, ma conoscendolo è meglio di niente. L’esperienza del prestito è qualcosa che è giusto che lui faccia e poi la sta facendo da grande, la vera preoccupazione sarebbe stata se fosse partito già da piccolo. Adesso è diplomato, ha la patente ed è libero di andare”.

Come si è ambientato Nino nella sua nuova vita a Terni?

“Nonostante sia molto introverso mio figlio è una persona che riesce comunque a farsi volere bene. La cosa che mi fa più piacere è che con chiunque io parli, anche gente di Terni, si complimentano per la sua educazione. Nonostante sia uscito fuori dalla Sicilia è riuscito comunque a trovare il calore dalle persone che lo circondano. Sono felice per questa esperienza che sta vivendo perché gli sta permettendo di crescere tanto. Si è ambientato bene con i compagni e con il mister e sta affrontando bene l’esperienza della vita da solo in una nuova città”.

Il desiderio sarebbe quello di ritornare a Palermo per giocare con i colori rosanero…

“Questo dovreste chiederlo a lui. Credo che ritornare in Sicilia per giocare con il Palermo possa essere una grande soddisfazione, ma da calciatore professionista e da uomo maturo spetta a lui, come ha sempre fatto, scegliere la sua strada”.

Bene Silvana, per noi è tutto. E’ stato un piacere poter parlare con lei di Nino.

“Grazie a voi per il lavoro che fate e per lo spazio che date ai nostri ragazzi. Un saluto”.