Meteore Mondoprimavera – Che fine ha fatto… Gianni Comandini

Ci sono momenti che accadono senza un perché, ma sono capaci di scrivere la storia. Come sosteneva Andy Warhol, uno che le massime a effetto (ma non solo) tendeva ad azzeccarle, ognuno di noi è destinato a vivere quindici minuti di celebrità all’interno della propria esistenza. Gianni Comandini se n’è concessi sedici, uno in più rispetto a quelli pronosticati dal maestro della pop art, per ritagliarsi un paragrafo indelebile nel meraviglioso romanzo del calcio. Un rapporto tumultuoso e fugace quello tra Gianni e il pallone, un intreccio tanto breve quanto intenso che merita di essere raccontato, a maggior ragione alla luce delle caratteristiche più uniche che rare che fanno parte del vissuto del protagonista della nostra storia.

Ma partiamo dall’inizio, perché prima di entrare a gamba tesa nel punto cruciale del racconto è dovere di cronaca iniziare dalle origini del nostro uomo. Gianni Comandini nasce a Cesena il 18 maggio 1977: la Romagna è terra di pallone, e la passione di papà Paolo indirizza fin da subito la strada del piccolo Gianni, che ben presto comincia a svettare per talento nelle giovanili delle squadra della sua città. L’esordio in bianconero è solo questione di tempo, una toccata e fuga che precede l’esperienza formativa con la maglia del Montevarchi che lo porta a confrontarsi a tempo pieno col calcio professionistico prima del ritorno alla casa madre. La crescita calcistica è tanto graduale quanto irresistibile: 6 gol che contribuiscono alla promozione del Cesena in Serie B, un rendimento niente male per un ragazzo di vent’anni e che gli vale le attenzioni del Vicenza, che ne rileva il cartellino decidendo di lasciarlo maturare all’aria di casa per un’altra stagione. La scelta dei berici si rivela vincente, perché al primo anno in cadetteria Comandini timbra il cartellino per ben 14 volte: il momento è definitivamente propizio per lo sbarco in biancorosso, con un impatto addirittura travolgente per le sorti del Vicenza e della carriera di Gianni. La stagione 1999/2000 racconta di un bilancio di 20 reti in 34 presenze, un’annata da trascinatore vero conclusa con l’apoteosi della promozione in Serie A. L’Italia inizia ad accorgersi di questo ragazzone dal gran fisico abbinato a dui piedi sorprendentemente educati, che fa faville anche con l’Under 21 di Tardelli risultando uno dei protagonisti del trionfo continentale nell’estate del 2000. Un talento così va preso al volo, ed è questo il pensiero che circola nelle stanze dei bottoni di una grande del calcio nostrano: il Milan si è perdutamente innamorato dell’ariete di Cesena, e mette sul piatto la bellezza di venti miliardi di lire per vestirlo di rossonero.

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