La linea tra l’andare alla ricerca di sé stessi e il ritrovarsi in fuga dalla propria esistenza è sottile e facilmente sconfinabile. Ne sa qualcosa Savio Magala Nsereko, un ragazzo che non ha saputo trovare la via per sfruttare i doni elargiti da madre natura ed ha finito per ritrovarsi a fuggire, probabilmente senza nemmeno sapere da cosa.




Savio Nsereko nasce a Kampala, la capitale dell’Uganda, il 27 luglio 1989. La sua storia sul suolo africano è di breve durata, giusto pochi anni prima di fare i bagagli e di partire con mamma, papà e l’adorata sorella alla volta della Germania: ad attenderli ci sono dei parenti emigrati da tempo verso un futuro migliore, verso quella che potrebbe diventare la terra promessa per Savio e per la sua famiglia. Il ragazzo col pallone tra i piedi ci sa fare: se ne accorge prima di tutti il Monaco 1860, che lo cresce nel suo vivaio coccolandolo come un potenziale futuro campioncino. La convocazione in panchina per un match di 2. Bundesliga (la Serie B teutonica) a soli 15 anni di età rappresenta un biglietto da visita importante, nonché il passo di addio alla società che lo ha cresciuto: lo aspetta l’Italia, con il Brescia che non ha atteso nemmeno il compimento del sedicesimo anno di età per portarselo a casa e scongiurare qualsiasi tipo di concorrenza.




Il ragazzo vale e si farà, lo ha assicurato il ds delle rondinelle Gianluca Nani a Gino Corioni, compianto patron che dell’uomo capace di scoprire campioni del calibro di Toni e Pirlo tendeva a fidarsi ciecamente. Savio è giovanissimo, esordisce in B il 28 maggio 2006 contro il Crotone ma ha bisogno di tempo per poter essere pronto a giocare da protagonista su certi palcoscenici. Ci vuole una scintilla, un guizzo che gli dia la consapevolezza di poter recitare un ruolo di primo piano nel mondo del calcio, quello dei suoi sogni. E il contatto arriva nell’estate del 2008: in Repubblica Ceca va in scena l’Europeo Under 19, palcoscenico continentale capace di produrre eque quantità di meteore e futuri campioni. Nsereko gioca da dominatore, trascina la sua Germania (che non ha perso tempo a naturalizzare il giovane talento venuto dall’Uganda) alla conquista del titolo (pur non giocando la finalissima vinta contro l’Italia: un segno del destino?) e confeziona l’en plein con il premio di miglior giocatore della manifestazione. Tutta Europa scopre la perla nera del calcio tedesco, un fantasista dal fisico esile ma capace di regalare magie grazie a due piedi raffinati che sembrano poter sopperire alla carenza di chili e centimetri. 


Il 2008 si rivela così l’anno della consacrazione: Savio diventa un titolarissimo del Brescia, con un girone d’andata da 17 presenze e 3 reti che scatena l’interesse di molti club pronti a scommettere su di lui come talento del domani. Il Brescia si frega le mani aspettando l’offerta più allettante, che arriva da Oltremanica: il West Ham, che ha appena perfezionato la cessione di Craig Bellamy ed è a caccia di un colpo ad effetto per placare il malcontento dei tifosi, mette sul piatto 9 milioni di sterline che servono a strappare il placet di Corioni e a imbarcare il ragazzo sul primo aereo per Londra. Negli Hammers dell’epoca c’è più di un pò d’Italia: il direttore sportivo è proprio quel Gianluca Nani che scovò Nsereko nel vivaio del Monaco 1860, mentre sulla panchina siede Gianfranco Zola che, forse, un pò si rivede in questo piccoletto tutto tecnica e non vede l’ora di poterlo avere a disposizione per insegnargli i trucchi del mestiere. Nsereko non ama il basso profilo e sceglie la maglia numero 10, ma gli squilli di tromba che accompagnano il suo arrivo ad Upton Park non vengono seguiti dalla conferma sul rettangolo verde: le nude cifre parlano di 11 presenze tra campionato e FA Cup, nessuna delle quali da titolare, e pochi guizzi eccezion fatta per un assist vincente nella sfida contro il Manchester City (ancora lontano dal diventare la corazzata milionaria di oggi). La meravigliosa utopia svanisce a poco a poco: il West Ham “all’italiana” cade sotto la scure dei diktat della nuova proprietà, che silura in rapida successione prima Nani e poi Zola; ci mette lo zampino anche la Football Association, che apre addirittura un’inchiesta per presunta irregolarità nel trasferimento di Nsereko. L’esperienza in Premier viene archiviata in fretta, e in estate l’Italia si profila di nuovo all’orizzonte: la Fiorentina punta su di lui, Pantaleo Corvino è il Re Mida dei talent scout del Bel Paese e per vestire Savio di viola offre il cartellino di Da Costa e un conguaglio di 3 milioni. Il ds viola gioca al rischiatutto, vista anche la folle percentuale del 50% riservata al West Ham in caso di vendita futura: gli inglesi stavolta non vogliono beffe, e se il ragazzo dovesse esplodere davvero vogliono essere sicuri di rientrare da un investimento sin qui poco azzeccato. A Firenze il campo è una chimera, con una sola panchina in Serie A e tre presenze (peraltro senza segnare) con la Primavera.




È però fuori dal campo, nella seducente e tentatrice vita notturna della città dei Medici, che Nsereko comincia a seguire la strada sbagliata, quella che lo porterà a scegliere la fuga come unica possibile scappatoia da una vita andata in maniera decisamente diversa dai piani. Tra cattive compagnie e affitti non pagati (si parla addirittura di ben dieci rate evase) l’avventura in viola non decolla e, come spesso accade, prende il via una girandola d prestiti che rappresenta l’inizio della fine. La prima tappa è Bologna, con i colori rossoblù che fanno da sfondo al debutto in Serie A: è il 21 febbraio e l’avversario è la Juventus, ma per rivederlo in campo dovremo aspettare l’ultima di campionato, segno di un impatto non esattamente devastante con la galassia felsinea. La Fiorentina si trova di nuovo a cercargli una sistemazione temporanea: quale miglior soluzione, per rivitalizzare una giovane carriera già alle prese con una preoccupante sfumatura tenebrosa, di provare a dare una scossa, tornando dove tutto è cominciato? Il Monaco 1860 lo riporta a casa, dopo averlo cresciuto e averlo visto tagliare il traguardo della prima convocazione da professionista sei anni prima. La serie è sempre la stessa (2. Bundesliga), Nsereko debutta da titolare in coppa per poi disputare due gare di campionato. Qui, però, la sua carriera imbocca il primo dei tanti vicoli ciechi: è il 14 ottobre 2010 quando il ds bavarese Stevic riceve una chiamata dal telefono del ragazzo; la voce è convulsa, si parla di una sparatoria che avrebbe coinvolto il fratello del giocatore, poi la conversazione viene bruscamente interrotta. Di Nsereko di perdono le tracce, salvo poi ritrovarlo due giorni più tardi comodamente sistemato a casa della sorella, totalmente ignara dell’accaduto. Il Monaco 1860 non vuole sentire ragioni: il contratto è rescisso, il talento ribelle torna a Firenze dove non è più presenza desiderata, prima di essere spedito in Bulgaria per l’ennesimo prestito. Il Chernomorets lo accoglie da titolarissimo (noblesse oblige, per colui che era stato indicato come il miglior Under 19 non più tardi di tre anni prima), salvo poi vederlo scivolare addirittura fuori dai convocati al tramonto di una stagione chiusa con sole dieci presenze all’attivo.




I bonus a questo punto sarebbero finiti per tanti, ma non per Nsereko: troppo intensi gli sprazzi di talento mostrati in quel magico 2008 per non meritare un’altra chance, che gli viene offerta alla Juve Stabia. L’ambiente lo accoglie con entusiasmo, mister Braglia lo mette al centro del progetto ma dopo appena due partite il giocattolo si rompe di nuovo: Savio non gradisce la sostituzione all’intervallo, non si presenta all’allenamento successivo e si dà nuovamente alla macchia. La società denuncia la sparizione, le indagini seguono una pista che porta a Londra: il nostalgico folletto di Kampala voleva evidentemente tornare a respirare l’aria della City, e per non farsi mancare nulla si è concesso una scappatella amorosa con una donna (o probabilmente anche di più: d’altronde si sa, in amore vince chi fugge) tra jet privati, alcool e casinò. Uno sfizietto da 160mila euro, mascherato con nonchalance al suo ritorno a Castellammare accompagnato dalla mamma e dal procuratore e con allegato un certificato medico per coprire le tre settimane di assenza. Una storia che ovviamente non basta per convincere la dirigenza delle vespe: altro contratto stracciato, altro pellegrinaggio nell’Europa dell’Est, questa volta al Vaslui nella massima serie rumena. Due presenze e tanti saluti, con un ritorno stavolta non a Firenze (il contratto coi viola è scaduto, con prevedibile giubilo della dirigenza gigliata) bensì nella patria che lo ha accolto da bambino: quello all’Unteraching (terza serie tedesca) è un cammeo che fa da contorno alla storia più incredibile della variegata esistenza del ragazzo. Nell’ottobre del 2012 il postino recapita una lettera a casa Nsereko: il timbro è thailandese, la grafia è senza dubbio quella di Savio, il contenuto è da brividi: rapimento. Savio chiede che gli sia inviata la somma di 25mila euro, necessaria per pagare il riscatto ed essere liberato dai suoi aguzzini. Denuncia immediata alle autorità teutoniche, a casa Nsereko si vivono giorni d’angoscia prima di scoprire la verità: non si è trattato di un rapimento, bensì di una messinscena organizzata da Nsereko in persona per recuperare in qualche modo i soldi necessari a ripianare i debiti contratti a Bangkok e dintorni. Come? Alcool, gioco d’azzardo e soprattutto prostitute, un cocktail ormai abituale per il ragazzo e soprattutto un conto troppo salato per chi ormai ha speso tutti i suoi averi guadagnati nella breve carriera ad alti livelli. Nsereko viene arrestato a Pattaya, espatriato e processato in Germania, dove nel frattempo c’è ancora qualcuno che prova a dare fiducia a quanto rimane delle sue una volta formidabili doti calcistiche: altro salto all’indietro, scendendo addirittura in quarta serie nelle fila del Vitkoria Koln. Il ragazzo giochicchia ma i bei tempi andati sono ormai un lontano ricordo; l’espulsione e le quattro giornate di squalifica conseguenti sembrano essere la degna chiusura dell’ennesima annata da dimenticare, ma Savio regala ancora una volta uno dei suoi colpi di teatro che hanno reso celebre la sua storia.




A farne le spese è Salvatore Amirante, compagno di squadra di chiari origini italiane al quale il nostro uomo ha la bella pensata di rubare l’orologio. Risultato: linciaggio in spogliatoio evitato per un pelo, denuncia e ennesimo contratto trasformato in carta da macero. Stavolta i crediti sono finiti per davvero, anche se c’è ancora spazio per qualche pellegrinaggio in giro per l’Europa: prima l’Hapoel Akko (Israele, nessuna presenza), poi i kazaki dell’Atyrau, con la cui maglia Nsereko mette a segno il suo primo in una massima serie europea; un traguardo triste per chi ha calcato i campi della Premier e della Serie A. Savio si prende un anno e spiccioli per riflettere, forse per ritrovarsi o quantomeno provare a farlo; le ultime comparsate si registrano con le maglie del Beroe, undici presenze nel massimo campionato bulgaro, e con il Lietava in Lituania (13 presenze, record personale in una massima serie, ma che non bastano per la riconferma). Attualmente Savio Nsereko è senza squadra: svincolato, un pò come in fondo è sempre stato nella sua vita vissuta pericolosamente. Adesso non c’è nessuno a rincorrerlo nelle sue fughe planetarie: nessun contratto da strappare per l’ennesimo colpo di testa, nessuna aspettativa pronta ad essere delusa ancora una volta. E forse è meglio così: la corsa è davvero finita e, lontano dalla popolarità, da un sogno diventato incubo, con i riflettori ormai spenti, i fuggitivo Savio potrà trovare quella pace necessaria per capire cosa fare da grande.