Da San Siro ai dilettanti il passo non è esattamente dei più brevi. Ma la parabola della carriera di Daniel Maa Boumsong racconta proprio questo viaggio, che lo ha portato a compiere un percorso alla ricerca di una serenità che il grande calcio, dopo averlo sedotto e abbandonato con le luci abbaglianti dei riflettori delle massime ribalte italiane e internazionali, sembrava avergli precluso. Daniel Maa Boumsong nasce a Ngambe, in Camerun, il 20 Marzo 1987. L’Italia la scopre presto, a diciassette anni non ancora compiuti: il suo Acada Sport arriva nel Bel Paese per partecipare all’edizione 2004 del Torneo di Viareggio, per quella che per Daniel e molti altri compagni rappresenta l’occasione della vita, non solo calcistica. In Camerun non si naviga certo nell’oro, e il viaggio in Toscana è il momento propizio per dare una svolta alla propria esistenza. L’Acada sbaraglia incredibilmente la concorrenza nel girone eliminatorio, vincendo tutte e tre le partite e avanzando agli ottavi di finale, ma quella partita non sarà mai giocata: otto giocatori infatti spariscono dal ritiro dei camerunesi, e tra questi c’è proprio Maa Boumsong che, capitano non solo sul rettangolo verde, guida la fuga verso un futuro che profuma di libertà chiedendo asilo nel nostro paese. Dopo un anno di residenza la FIGC sblocca il trasferimento: ad attenderlo c’è l’Inter, che lo ha osservato da vicino nei suoi allenamenti col Novara e lo veste di nerazzurro nel Marzo 2005. Sembra l’inizio della storia di un apprendista campione, perché nella stagione 2005/2006 Roberto Mancini, che dell’Inter è l’allenatore e che per Maa Boumsong stravede, lo lancia in prima squadra: titolare col Parma il 30 Novembre in Coppa Italia, passerella finale nella trasferta di Champions contro i Rangers, di nuovo titolare il 7 Maggio contro il Siena, per l’esordio in Serie A davanti a un San Siro che applaude le giocate di questo diciannovenne di lotta e di governo che si presenta con due bordate da fuori area e con l’assist per il vantaggio siglato da Julio Cruz. I primi vagiti di una giovane stella, che nel frattempo si allena e impara i trucchi del mestiere dal suo idolo di sempre, Juan Sebastian Veron.

Il centrocampo nerazzurro trabocca di campioni, e la società decide che è il momento che Daniel inizi a giocare con continuità. Missione fallita nella prima parte della stagione: lo Spezia prima lo prende ma poi ci ripensa, per il ragazzo si fa avanti il Treviso ma tre presenze in quattro mesi sono decisamente troppo poche per i gusti della dirigenza interista, che lo riporta a Milano dirottandolo nella rosa della Primavera. Daniel non fa una piega, e con la professionailità che già lo contraddistingue si mette al servizio della squadra allenata da Vincenzo Esposito risultando uno dei trascinatori verso il titolo di campioni d’Italia festeggiato dai giovani nerazzurri a fine stagione. L’estate successiva il Treviso ci riprova, rilevando la comproprietà del cartellino del giovane camerunese, ma il copione è lo stesso di pochi mesi prima: non c’è spazio per i giovani, Daniel viene girato alla Pistoiese ma sono soltanto due le presenze messe insieme con la maglia arancione nel campionato di C1. Nel frattempo, in una carriera che non riesce a decollare per la mancanza di un tecnico che dia fiducia al giovane Daniel, anche la sfortuna inizia a fare capolino nella gio and vita del ragazzo: le nove presenze (con un gol all’attivo) con l’Under 23 olimpica del Camerun gli aprono le porte delle Olimpiadi di Pechino 2008, ma un problema alla caviglia lo costringe a dare addio al sogno a cinque cerchi. La mancata partecipazione al torneo olimpico è un altro colpo al morale del ragazzo, che però improvvisamente torna a vedere la luce e a sperare di riallacciare il filo interrotto dopo gli exploit con la maglia dell’Inter. Quella del 2008-2009 rappresenta infatti la sua miglior annata nel calcio professionistico: lo aspetta il Rovigo in Serie C2, all’ennesimo prestito dal Treviso. Ma stavolta la musica è diversa: il feeling con mister Carmine Parlato sboccia all’istante, tanto da farlo diventare agli occhi del ragazzo “l’allenatore al quale devo più, insieme a Roberto Mancini”. Le sedici presenze e il rendimento di alto livello sotto la guida di mister Parlato rilanciano le sue quotazioni, e Daniel è pronto a tornare a Treviso deciso a prendersi finalmente un ruolo da protagonista. Ma le sue speranze vengono troncate sul nascere prima di cominciare: il Treviso dichiara il fallimento, Maa Boumsong si trova svincolato e senza una guida capace di indirizzarlo verso la piazza giusta per proseguire la carriera da professionista. Il camerunese tenta l’avventura al Qarabaq, club allora semi-sconosciuto ai più ma che (ironia della sorte) qualche stagione più tardi si affaccerà al grande calcio europeo sfidando proprio l’Inter in Europa League; l’ambiente azero però non fa al caso suo, e dopo poche settimane Daniel decide di tornare in Italia. Il mercato è chiuso, per rilanciarsi bisogna rimettersi in gioco partendo dal basso: con la maglia dello Sporting Terni, nel campionato di Serie D, inizia la sua trafila nel calcio dilettantistico che lo vede passare al Noto nella stagione successiva per poi tornare in Umbria nel 2011/2012. Daniel scende un altro gradino, andando a giocare in Eccellenza con le maglie di Città di Castello e Subasio; nella stagione successiva prova di nuovo a scendere lo stivale in cerca di fortuna, ma l’avventura a Manduria dura solo qualche mese prima del fallimento della società. Il Royale Fiore (Eccellenza emiliana) gli offre una chance, e con il club piacentino Daniel tocca davvero il fondo: doppia retrocessione, dall’Eccellenza dalla Promozione e poi in Prima Categoria in due stagioni, un doppio salto mortale all’indietro dal quale anche uno che ne ha viste tante. Daniel ha smarrito gli stimoli e la voglia di divertirsi, e anche il fisico un tempo asciutto e scolpito è molto lontano da quello di un atleta. Serve una scossa, umana prima che tecnica: una mano tesa per tornare a sorridere rincorrendo un pallone. Ma Daniel ancora non sa che nel reatino qualcuno si è accorto di lui, ed è pronto a metterlo al centro di un nuovo progetto di vita e di calcio: Severino Capretti, dg del La Sabina neopromosso in Eccellenza, è pronto a scommettere su di lui. Ad una squadra giovane, costruita con pochi soldi e tanta passione, serve un faro per non navigare a vista alla prima esperienza in categoria. Maa BoumsongMaa Boumsong riparte da Poggio Mirteto, dove ritorna a divertirsi e a sfoggiare quell’etica professionale che lo distingueva da già da ragazzino: “Ci alleniamo alle 18 e lui alle 15 è già al campo – spiega il dg Capretti – tra una seduta di palestra e un allenamento con la squadra di bambini che gli abbiamo affidato e che stravedono per lui”. Daniel rifiorisce, iniziando una seconda vita da uomo navigato nonostante abbia soltanto ventinove anni: parla poco, soprattutto quando si tratta di rievocare i ricordi del suo passato da campioncino, ma in campo fa sentire tutta la sua personalità prendendo sotto l’ala i ragazzi più giovani e insegnando loro cosa significhi vivere e pensare da professionisti. La qualità, nella sua cabina di regia davanti alla difesa, è quella di sempre: “Destro e sinistro, abilità in entrambe le fasi, personalità. Queste categorie gli stanno strette, ha un talento che meriterebbe ben altri palcoscenici”. Inutile crucciarsi su quello che poteva essere e, per colpa di un destino beffardo o di allenatori poco inclini a dargli la fiducia che meritava, non è stato: alle luci dei riflettori Daniel non pensa più, perché al La Sabina ha ritrovato se stesso. “Ho avuto grandi soddisfazioni, indossando le maglie di club importanti e giocando con grandi campioni, e adesso sto bene qui. La categoria non conta, mi alleno e gioco con lo stesso spirito che avevo all’Inter: saper mettersi in gioco è una dote fondamentale, nel calcio come nella vita”. In bocca al lupo, Daniel: chiudendo gli occhi e lasciando libera la mente, il prato di Poggio Mirteto ti ricorderà San Siro. E si aprirà un sorriso sul volto di un uomo giovane ma già saggio, che ha imparato a vivere senza rimpianti.