Sliding doors”, è un’espressione che perfettamente esprime il concetto di casualità in tutto ciò che ci accade nella vita: un secondo, uno solo, in ritardo o in anticipo, fa la differenza tra una vita e un’altra. Chi non crede nella sfortuna allora potrà dare la colpa a questo o quel motivo, ma ci rimarrà sempre un “perché?” impossibile da sciogliere. La storia di Della Penna è quella di un ragazzo sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato, vuoi per scelte dall’alto, vuoi per scelte sue, vuoi per un destino semplicemente beffardo. R1113441_large-lndomano di nascita, di nome fa come uno degli imperatori più importanti della storia antica: Claudio. Claudio Della Penna è nato nel 1989, di mestiere ala destra, uno dei più brillanti talenti sfornati dal settore giovanile della Roma a cavallo tra i primi due decenni di questo millennio. La prima porta scorrevole se la trova davanti a ottobre del 2009: la location è abbastanza inusuale per una partita di calcio – Il Cairo – e la Nazionale Under 20 affronta la Spagna agli ottavi di finale del Mondiale di categoria. “Vincemmo 3-1 contro una Spagna super-favorita per la vittoria finale, dimostrammo che non eravamo le seconde linee della Nazionale”, ha raccontato in una recente intervista.

L’avrà guardato negli occhi Claudio, lo avrà sicuramente fissato intensamente quel Jordi Alba che per una notte si è sottomesso a lui e ai colori azzurri, ma che l’anno dopo esordiva in Champions League con la maglia del Valencia proprio mentre la Roma spediva il proprio talentino a farsi le ossa in Serie B, con il Gallipoli. Alba è passato oltre quella porta, Della Penna è rimasto al di qua dei battenti. La stessa società giallorossa poi comprerà un altro dei protagonista della serata del Cairo, Josè Angel, “un paradosso, avevano me e Crescenzi ma Luis Enrique volle lui: in Italia i giovani ci sono – e quella serata al Cairo ne fu l’esempio – ma nessuno ci punta”, è lo sfogo più che giustificato di questo ragazzo: nessuno probabilmente si ricorderà mai di Jose Angel, che di sicuro ha avuto più chance dell’eterna promessa giallorossa. E dire che la storia era cominciata sotto ben altri riflettori. Un settore giovanile intero che metteva gli occhi sul giovanissimo Della PennaFlorenzi, D’Alessandro e Caprari erano solo nomi da tabellino – e questo ragazzo convinceva tutti: Spalletti e soci lo coccolavano, capitan Futuro era sceso un’altra volta dal cielo per vestire la maglia giallorossa. Il Torneo di Viareggio da protagonista, la finale contro il Genoa, persa di misura: non importa, “è stato il momento più bello della mia carriera nelle giovanili”, ha spiegato anni dopo. Ogni categoria che sale nella trafila romana, il giovane Claudio trova solo estimatori, complimenti, lodi e incoraggiamenti. Mister De Rossi è stato per lui un padre, ma come tale prima o poi è costretto ad abbandonare il ragazzo, pronto per spiccare il volo nel calcio che conta.

AS Monaco's Alejandro Alonson, right, vies for the ball with Claudio Della Penna of AS Roma during their friendly soccer match in Monaco, Saturday, Aug. 2, 2008. (AP Photo/Lionel Cironneau)

“Tutto perfetto, tutto fantastico”, dice Della Penna quando riaffiorano i ricordi nel settore giovanile. E su questa linea sono anche le prime esperienze con i grandi: Spalletti lo butta nella mischia in Coppa Italia, nell’andata degli ottavi contro il Torino, per dieci giri d’orologio, i primi dell’allora diciottenne talento romano. Pochi, ma abbastanza per cominciare e soprattutto per mettere nel palmarès un trofeo che poi la Roma vincerà in finale contro l’Inter. Il giorno in cui il Re di Roma Francesco Totti alza la coppa al cielo, Claudio è pronto per il salto nei professionisti. Il momento sbagliato, nel posto sbagliato, a Pistoia, in Serie C: l’anno del fallimento e della retrocessione degli arancioni. Undici presenze, zero gol, ma il morale è buono, “non fu un’esperienza così tragica, fu il primo anno lontano da casa e mi feci le ossa”. Il ritorno a Roma non è esattamente un trionfo, come quelli che l’altro Claudio, l’imperatore, metteva in scena quasi duemila anni fa. Il diamante giallorosso viene visto come una pietra priva di valore e per sei mesi in prima squadra guarda i compagni giocare, senza mai scendere in campo nemmeno per un minuto. Allora è Gallipoli la piazza scelta per far vedere di che pasta è fatto. “Fu un disastro. Giannini mi chiamò e mi apprezzava molto, ma tre settimane dopo fu mandato a casa. La società non pagava gli stipendi, non fu un’avventura facile”, mentre le note positive erano il palcoscenico della Serie B e il primo – poi rivelatosi unico – gol in carriera tra i professionisti.139a5dfd052efcbc06ecece15e8c1737-1323627494

“Il rammarico è che l’anno in cui andai in prestito, la Roma era in crisi e subì molti infortuni facendo debuttare tanti giovani, mentre quando c’ero io la squadra lottava per lo scudetto e per me non ci fu spazio”. Al posto sbagliato, al momento sbagliato, appunto. La comproprietà alla Ternana fu un altro capitolo opaco della carriera di questo ragazzo: le occasioni capitano ad altri, i segni del destino marchiano a fuoco gli ex compagni, con D’Alessandro e Caprari che fanno il loro esordio, mentre Alessio Cerci si lancia nel grande calcio. A Terni due stagioni, nove apparizioni in campo, una promozione in Serie B, ma il ruolo da protagonista spetta ad altri. La Roma dopo un anno lo abbandona, alle buste offre zero, zero come le opportunità che aveva servito a Della Penna. Alla fine dell’annata 2010/2011 anche in Umbria non è più ben accetto, l’etichetta di svincolato è quanto di peggio possa capitare ad un calciatore. Una stagione ai box, i momenti più difficili dopo una carriera cominciata sotto ben altri auspici, mentre il destino apparecchia la tavola per servire una Serie D con il Palestrina, che non è esattamente il sogno di chi ha sfiorato la Serie A. Al marzo 2014 risale l’ultimo colpo di reni di una carriera che proprio non ne vuole sapere di rianimarsi: “Voglio tornare nel professionismo, non sarà facile, ma ci proverò”. Un’altra porta invece si è chiusa, altri sono andati a giocare nel “calcio di mestiere”, mentre Della Penna ancora una volta alza bandiera bianca contro uno sport che di lui non ne ha mai voluto sapere: cinque mesi fa ha firmato con il Boreale, squadra di Eccellenza laziale.

Tutte porte scorrevoli, tutte occasioni mancate. “Non è vero che non ci sono italiani promettenti, a livello di Nazionale ce la giochiamo sempre con tutti: il mercato però vuole gli stranieri”, è il primo piccolo sassolino che Della Penna si toglie dalla scarpa per lanciarlo contro il nostro pallone, ingiusto e ingrato. Il secondo va verso la società giallorossa, che lo ha cresciuto e abbandonato senza dargli la possibilità di dimostrare il proprio valore: “pensavo di essermi guadagnato un trattamento migliore, non metto in dubbio il lavoro di nessuno, ma speravo in qualcosa di meglio e invece sono stato lasciato al mio destino”. E il destino non è stato certo clemente con Claudio, che da futuro imperatore di Roma è diventato una delle tante voci straziate dal nostro calcio, che agita i pugni verso l’alto urlando contro un sistema che mai gli ha dato una possibilità. Chiusa in faccia l’ultima porta, non rimane che guardare la realtà, ancora troppo difficile da accettare per un ragazzo di ventisei anni. “Ogni volta che c’era un tecnico che credeva in me o è stato esonerato o sono sopraggiunte altre vicissitudini, l’unico rimpianto è forse quello: se qualcuno ti dà la possibilità di dimostrare quello che sai fare e la sprechi è colpa tua, è il campo alla fine che parla, il problema è quando non ti viene data l’opportunità di mettere in mostra il tuo valore, di far vedere il giocatore che sarei potuto essere”: in quell’istante, quello in cui è arrivato Della Penna, non c’era niente ad aspettarlo. Sliding doors: un secondo prima o un secondo dopo ti cambia la vita.