Il nome è da guerriero vero. Le gesta, sul campo da gioco anziché su quello di battaglia, lo sono state senz’altro molto meno. Corre l’anno 2006 quando un diciottenne ungherese dal nome Attila Filkor lascia il campionato maltese per trasferirsi in Italia, paese ancora diviso tra l’amarezza per lo scandalo Calciopoli e l’euforia per la vittoria dei Mondiali in Germania. L’Inter scommette sulle doti del giovane centrocampista e lo mette a disposizione di Vincenzo Esposito, tecnico della Primavera: la squadra nerazzurra ha in rosa molti elementi di spessore come i vari Andreolli, Bonucci, Biabiany, Siligardi, Ribas e Balotelli, e l’acquisto di Filkor va ad impreziosire ulteriormente una formazione già in precedenza molto competitiva. Giocatore duttile e voglioso di emergere nel calcio italiano, il giovane ungherese non ci mette molto ad ambientarsi nella nuova realtà, come testimonia il fatto che la prima rete in campionato dei nerazzurri venga messa a segno proprio da lui. Esposito intuisce presto le potenzialità del ragazzo e gli consegna le chiavi del centrocampo, peraltro con ottimi risultati: Filkor sfodera tante prestazioni positive e chiude la stagione con 5 reti realizzate e la conquista del titolo di campione d’Italia con la Primavera nerazzurra. Nel frattempo, anche Roberto Mancini si accorge di lui e lo porta spesso e volentieri in Prima Squadra, facendogli collezionare anche due presenze in Coppa Italia. Il suo exploit a Milano gli vale anche la chiamata nella Nazionale maggiore del suo paese, con la quale esordisce non ancora diciannovenne confermandosi un prospetto molto interessante e disputa una partita di assoluto livello nell’amichevole giocata nell’agosto del 2007, con l’Ungheria capace addirittura di battere l’Italia con un netto 3-1.

Motivato dall’ottima piega che sta prendendo la sua carriera, inizia la stagione con il club milanese ma a gennaio arriva il momento di “salutare il nido”: il Grosseto punta su Filkor e lo preleva in prestito, rinforzando il proprio centrocampo e portando il ragazzo in Serie B. L’ungherese colleziona 14 presenze senza infamia e senza lode prima di fare ritorno all’Inter con un maggiore bagaglio di esperienza: in nerazzurro, però, il centrocampo è folto di campioni e non c’è spazio per un ragazzino di vent’anni che, agli occhi di tecnico e dirigenza, ha ancora tutto da dimostrare. Il Sassuolo crede in lui e lo preleva a titolo temporaneo in vista della stagione 2008/09, nella quale Filkor, però, raggranella soltanto dieci apparizioni – la maggior parte piccoli spezzoni – sul terreno di gioco; il prestito viene prolungato per un’altra stagione ma nel gennaio del 2010 il giocatore decide di cambiare aria e passa al neo-promosso Gallipoli, accasandosi per la terza volta consecutiva in una squadra all’esordio nel campionato cadetto. I sei mesi trascorsi in Puglia culminano con la retrocessione della squadra giallorossa e con il ritorno di Attila all’Inter: il giocatore, in cuor suo, sa che anche stavolta sarà soltanto di passaggio ad Appiano Gentile ma di certo non si immagina ciò che invece accade nel luglio del 2010.

L’Inter decide effettivamente di cederlo ma stavolta ad attenderlo non c’è una cenerentola alla prima esperienza in Serie B, ma i rivali storici del Milan, che con un assegno da sette milioni di euro portano in rossonero Filkor in compagnia di altri prodotti del vivaio come Cristian Daminuta e Marco Fossati. In molti vedono questa operazione come una sorta di “risarcimento” da parte dei cugini nei confronti dei nerazzurri per compensare il mancato riscatto del brasiliano Amantino Mancini. Qualunque sia la motivazione, il centrocampista ungherese si ritrova catapultato in un altro grande club e sogna di riscattare le ultime stagioni buie, con la maglia dei rivali di sempre. Non andrà esattamente così: il club rossonero lo cede in prestito prima alla Triestina, dove mette a referto 26 presenze e segna il primo gol tra i professionisti in Italia, e poi al Livorno, dove Attila colleziona 27 gettoni senza mai trovare la via del gol. Altro giro, altro prestito: nel 2012 va a Bari, poi passa alla Pro Vercelli, ma in entrambi i casi con poca fortuna. Filkor decide allora che è arrivato il momento di cambiare aria e chiede la cessione: il Milan non trova acquirenti e, sul finire del mercato estivo del 2013, lo spedisce in Francia, dove il centrocampista ungherese va a vestire la casacca dello Chateauroux in Ligue 2, ironia della sorte, l’equivalente della Serie B italiana. L’avventura oltralpe non va meglio delle precedenti e dopo soli 519′ giocati con la nuova maglia, il giocatore fa ritorno in Italia e costringe il Milan a trovargli un’ulteriore sistemazione, ancora una volta con la formula del prestito. Si fa avanti l’Avellino, forse convinto di portarlo in Irpinia ricordandosi del brillante inizio carriera di Filkor e deciso a concedergli un’altra chance. L’ex canterano nerazzurro, però, si presenta nel peggiore dei modi: all’esordio con la nuova maglia, si fa espellere dopo diciannove minuti trascorsi dal proprio ingresso in campo provocando anche un calcio di rigore. L’allenatore lo manda in campo altre due volte, ma le prestazioni sono tutt’altro che incoraggianti ed in entrambi i casi lo sostituisce anzitempo. Saranno le ultime apparizioni di Filkor con la maglia biancoverde, ad eccezione di due sgambate con la Primavera alla quale viene aggregato nonostante i suoi 26 anni di età. La società lo mette fuori rosa ed il centrocampista gira l’est Europa in cerca di una squadra, fallendo però tutti i provini e rimanendo ai margini del gruppo fino al termine della stagione.

Il Milan, che negli anni precedenti non era mai riuscito a cederlo a titolo definitivo, si libera del giocatore per via del contratto in scadenza e Filkor, per la prima volta nella propria carriera, ha la possibilità di cambiare club senza passare attraverso la formula del prestito che tante, troppe, volte lo ha visto protagonista nelle stagioni passate. Dopo nove anni passati in Italia – ad eccezione della parentesi francese – il duttile centrocampista fa quindi rientro in patria, dove va a vestire la divisa dell’Ujpest. Non sappiamo se il ritorno “a casa” sia stato positivo per il guerriero, ma quel che sembra certo è che, dopo tanti anni di prestiti e quindi di grande incertezza riguardo al futuro ed alla propria carriera, Filkor può sentirsi finalmente un giocatore ed un uomo libero.