Correva l’estate dell’ormai lontano anno 2002 quando, in compagnia dell’ex attaccante Nando De Napoli – diventato collaboratore della Reggiana – sbarcano in Italia una serie di promettenti giovanotti nigeriani con un carico di sogni e di belle speranze per il futuro. Giovanissime promesse arrivate nel Bel Paese tramite la regia di Sunday Oliseh, ex centrocampista proprio del club emiliano e della Juventus, che soltanto un anno prima aveva spedito due giocatori che negli anni a seguire saranno protagonisti di una discreta carriera in Serie A, ovvero Obafemi Martins e Stephen Makinwa. Lo stesso non si può dire di un altro attaccante che ai tempi sembrava destinato ad un futuro da campione: stiamo parlando di Benjamin Chukuka Onwuachi, noto semplicemente ai più come Benjamin. Baricentro basso e scatto da vero velocista, il ragazzo classe ’84 si presenta alla Reggiana mostrando fin da subito le proprie doti fisiche fuori dal comune: la società emiliana non ci pensa due volte e gli consegna le chiavi dell’attacco della squadra Berretti. Mai scelta fu più azzeccata: la freccia nigeriana mette a segno ben 40 reti nella prima stagione in Italia, contribuendo in maniera netta alla conquista dello Scudetto di categoria. Tre di questi gol li rifila nei play-off alla Juventus, club che si innamora letteralmente del rapidissimo attaccante nigeriano e, senza pensarci due volte, si presenta nella sede della Reggiana con un’offerta irrinunciabile (600.000 euro) che consente ai bianconeri di battere la concorrenza di Milan ed Inter e portare quindi Benjamin sotto la Mole.

Aggregato alla Primavera, l’allora tecnico Vincenzo Chiarenza lo schiera in coppia con Raffaele Palladino, dando vita ad un tandem offensivo devastante: il bomber africano realizza più 30 gol tra campionato e Torneo di Viareggio, contribuendo alla vittoria di quest’ultimo e attirando su di sé le attenzioni del pubblico di fede bianconera, sempre più incuriosito dalla impressionante prolificità del gioiellino della Primavera. Lo tiene spesso d’occhio anche Marcello Lippi che, dopo averlo visto all’opera nella classica amichevole pre-stagionale di Villar Perosa nella quale l’allora diciannovenne Benjamin aveva segnato una rete a Buffon, inizia a chiamarlo sempre più spesso per partecipare alle sedute di allenamento con la Prima Squadra. I “big”, da Del Piero a Trezeguet, passando per lo stesso portiere della Nazionale, coccolano il gioiellino africano, che nel frattempo deve iniziare a fare i conti con la notorietà. Le persone lo fermano per strada e lo salutano, i tifosi gli chiedono autografi e ciò avviene anche in Nigeria, dove molti servizi su radio e giornali vengono dedicati al giovanotto che sta realizzando caterve di gol in Italia. In molti vedono in lui la risposta juventina a Oba Oba Martins, ex compagno di squadra e amico di Benjamin che nel frattempo sta facendo sognare i tifosi dell’Inter. A differenza di Obafemi, lui non fa capriole, ma gonfia le reti avversarie con una regolarità impressionante. L’esordio in Prima Squadra è solo questione di tempo: Lippi lo manda in campo in Coppa Italia, contro il Siena, e Benjamin non tradisce le attese andando in gol alla sua prima partita tra i professionisti. Il ragazzo è pronto: la Juventus, però, ha un reparto avanzato pieno di campioni – ai quali si è aggiunto un certo Ibrahimovic – e non c’è spazio per il promettente bomber nigeriano, che all’inizio della stagione 2004/05 si trasferisce in prestito alla Salernitana.

L’ambientamento con un campionato come la Serie B non è semplice per l’esile e velocissimo attaccante, che alterna prestazioni buone a periodi negativi in cui viene relegato ai margini della rosa: a fine stagione il tabellino recita 15 presenze e 4 reti, ma il fallimento del club campano costringe la Juve a trovare un’altra soluzione. La società piemontese, dopo un solo anno, dimostra di non credere più nelle qualità del ragazzo che aveva fatto sognare tanti tifosi e lo cede a titolo definitivo allo Standard Liegi, in Belgio. L’avventura con lo Standard inizia e finisce nel peggiore dei modi: la guardia di finanza sospetta irregolarità nel trasferimento ed il club belga si libera del giocatore spedendolo in Grecia, allo Ionikos. La società ellenica non crede molto nel giocatore e lo fa girovagare per due stagioni cedendolo in prestito prima all’FK Tirana, in Albania, e poi in Cipro, all’APOEL Nicosia. Dal 2007 al 2009 colleziona un totale di 91 presenze e 29 gol realizzati, che non bastano a convincere il modesto Ionikos a tenerlo in rosa. Nell’estate del 2009 passa quindi al Kavala, sempre nella massima serie ellenica, dove trova un pò di continuità e rimane fino al 2011, chiudendo l’avventura con 24 gol realizzati in 62 partite. Altro giro, altra squadra: torna in Cipro all’AEL Limassol poi, nel gennaio del 2012, è ancora Grecia, dove veste la maglia del Panetolikos. In entrambi i casi, Benjamin non riesce mai a trovare la via del gol ed è costretto a cercare, per l’ennesima volta, un’altra sistemazione. L’ex promessa bianconera passa prima allo Skoda Xanthi (23 presenze; 7 reti) e poi all’Iraklis (28 presenze e soli 3 gol) prima di salutare la penisola ellenica e di trasferirsi in Romania, dove l’Otelul Galati gli offre un contratto all’inizio della stagione 2014/15. Sarà l’ennesimo fallimento di Onwuachi, che chiude l’avventura con due sole apparizioni in campo e finisce addirittura in Libano, dove va a vestire la maglia del Salam Zgharta. Quella in Medio-Oriente non è l’ultima avventura di Benjamin il quale, dopo pochi mesi, torna nella sua cara Grecia tra le file del Panserraikos. Chissà se il lungo girovagare dell’ormai quasi trentaduenne attaccante nigeriano lo avrà reso felice come auspicava all’inizio della sua carriera, quando, con un fisico esile e una valigia carica di sogni, era atterrato in Italia con la voglia di spaccare il mondo. Due stagioni devastanti gli erano valse l’etichetta di “nuovo Martins” ma Benjamin, nel suo cammino verso il grande calcio, è stato tanto veloce a correre sul prato verde quanto lo è stato fuori a bruciare in un attimo e poi spegnersi, come il più classico e beffardo dei fuochi di paglia.